FMI, «crescita mondiale del 3,5% nel 2017»

Nell’aggiornamento delle previsioni economiche, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) conferma che l’economia mondiale ha ripreso a crescere ad un tasso maggiore del previsto. La buona notizia è che la crescita dovrebbe riguardare tutte le economie del mondo, la notizia cattiva è che non tutti i paesi ne beneficeranno allo stesso modo.

di Redazione

Il Fondo Monetario Internazionale ha aggiornato al rialzo le previsioni di crescita economica per il periodo 2017-2018. In particolare, per l’anno in corso si attende una crescita del 3,5%, che dovrebbe diventare addirittura 3,6% il prossimo anno. Gli esperti informano che l’accelerazione in atto da metà del 2016 «sarà ampia» e riguarderà sia le economie avanzate, che quelle emergenti nonché i paesi a basso reddito.

L’economia statunitense non fa più paura: migliorano le aspettative di crescita nonostante il rischio di politiche protezionistiche.

Le nuove proiezione per il 2017 sono «leggermente migliori» rispetto a quelle precedentemente elaborate. Il miglioramento è attribuito alle «buone  notizie» relative allo stato di salute dell’economia in Europa e Asia, soprattutto grazie alla ripresa del settore manifatturiero e del commercio. Inoltre, buone notizie arrivano pure dal miglioramento delle aspettative di crescita dell’economia statunitense nonostante l’incombere di  politiche protezionistiche sul commercio.

«Nonostante i segnali di rafforzamento – dicono gli esperti del Fmi – molti paesi quest’anno continueranno ad avere tassi di crescita significativamente inferiori rispetto al passato». Ad incidere negativamente – soprattutto sui paesi esportatori in Medio Oriente, Africa e America Latina – saranno i prezzi delle materie prime (che dall’inizio del 2016 si sono stabilizzati a livelli bassi). Inoltre, «una combinazione di condizioni climatiche avverse e disordini civili pongono a rischio di carestia diverse nazioni a basso reddito». In particolar modo il Fmi si riferisce a paesi dell’Africa sub-sahariana, dove la caduta dei redditi potrebbe essere maggiore della crescita della popolazione, sebbene a ritmi inferiori a quelli registrati negli ultimi anni.

Secondo gli esperti, in molti paesi a basso reddito il rischio di carestie di massa è reale.

Il miglioramento delle prospettive di crescita non deve tuttavia indurre a facili ottimismi. Secondo il Fmi, infatti, è prematuro stabilire se l’attuale momento favorevole possa essere considerato alla stregua di un periodo di crescita continuata. «Ci sono certamente delle possibilità al rialzo» – ha affermato Maurice Obstfeld, direttore della ricerca al Fmi – «e le aspettative di imprese e consumatori nelle economie avanzate potrebbero continuare a salire, anche se gli indicatori di fiducia già si trovano a livelli relativamente elevati». 

L‘economia mondiale dovrà ancora affrontare quella che gli esperti definiscono come «venti contrari», visto che «la crescita della produttività rimane ancora depressa in tutte le economie mondiali, per ragioni che sembrano destinata a persistere ancora nel tempo. Infatti, sebbene le pressioni deflazionistiche si siano ridimensionate, continua ad esserci bisogno di una politica monetaria accomodante, fintanto che l’inflazione non sarà ritornata ai livelli-obiettivo, nonché politiche orientate alla crescita, soprattutto in quei paesi dove c’è maggior spazio per misure fiscali volte a sostenere la domanda e ad espandere l’offerta.

«Pur non essendovi una prescrizione valida universalmente per economie diverse che si trovano in differenti fasi congiunturali» – concludono gli esperti del Fmi – «tutti i paesi hanno un’opportunità per effettuare quelle riforme strutturali che possono aumentare il livello di produzione e la resistenza agli shock, sebbene l’ordine di priorità delle riforme vari da paese a paese.»

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