Italia, per l’Fmi la crescita sarà dello 0,8%. Per Padoan l’1,1%

Per il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), l’Europa crescerà a ritmi sostanzialmente simili a quelli delle altre economie avanzate, ma in Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Grecia, il Prodotto Interno Lordo (Pil) rimarrà «significativamente» al di sotto del livello potenziale. Le differenti fasi di ciclo economico richiedono politiche macroeconomiche «differenziate» nei singoli paesi.

di Matteo Olivieri

Primavera, tempo di previsioni. Proprio ieri, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha reso noto il World Economic Outlook 2017, il corposo studio contenente le proiezioni economiche sull’intera economia mondiale.

Per quanto riguarda l’Italia, l’Fmi prevede una crescita dello 0,8% sia quest’anno che l’anno prossimo, in riduzione rispettivamente di -0,1% e -0,3% nel confronto con la precedente previsione di Ottobre 2016. Come dire, la tendenza è quella ad un nuovo raffreddamento delle già timide speranze di ripresa economica in Italia, che rischia così di perdere sempre di più il treno con l’Europa.

Infatti, a guardare le previsioni elaborate dagli esperti del Fmi, si nota come la crescita dell’area dell’euro è fissata all’1,7% per il 2017 e all’1,6% nel 2018, mentre l’economia mondiale crescerà del 3,5% nel 2017 e del 3,6 nel 2018. Per fare un confronto, la Germania crescerà dell’1,6% nel 2017 e dell’1,5% nel 2018. Perfino il Regno Unito – che a detta di tutti dovrebbe andare incontro ad una recessione post-brexit – è attesa in crescita del 2,0% nel 2017 e dell’1,5% nel 2018.

Dovunque l’Italia si conferma fanalino di coda, visto che crescerà della metà rispetto all’Europa, e di circa quattro volte e mezza di meno del resto del mondo. Anche guardando al gruppo delle sole economie avanzate (G7), l’Italia sarà l’unico paese che vedrà crescere il Pil a tassi inferiori alla soglia psicologica dell’1 per cento.

Come si ricorderà, in questi giorni si sta definendo pure il Def-Documento di Economia e Finanza, che il governo italiano dovrà inoltrare alla Commissione europea entro il 30 aprile. Ebbene, il documento del governo e quello del Fmi differiscono – di molto – riguardo alle previsioni di crescita dell’economia italiana. E non è la prima volta.

Nella bozza deliberata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 11 aprile (attualmente in discussione al Parlamento), la crescita nel 2017 è prevista all’1,1%. Nella nota diramata alla stampa infatti si legge:

Per il 2017 è confermata la previsione di crescita dell’1,1% grazie ai risultati attesi dalle riforme avviate negli anni precedenti.
È intenzione del Governo continuare nel solco delle politiche economiche adottate sin dal 2014, volte a liberare le risorse del Paese dal peso eccessivo dell’imposizione fiscale e a rilanciare al tempo stesso gli investimenti e l’occupazione, nel rispetto delle esigenze di consolidamento di bilancio.

Chi avrà ragione? Si tratta infatti di una differenza molto marcata – che potrebbe sfiorare i 5 miliardi di euro – e che, ovviamente, avrà delle ripercussioni in termini di maggiori o minore entrate fiscali, e di maggiori o minori investimenti pubblici. E, quindi, di maggiore o minore benessere sociale. Non rimane che augurarci che la discussione del Def tra Governo, Parlamento e Commissione europea sia franca ed imparziale. Ne va del futuro degli italiani.

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