25 premi Nobel per l’economia contro Marine Le Pen

Manca poco ormai alle elezioni presidenziali in Francia e il dibattito politico diventa infuocato. Anche 25 premi Nobel per l’economia scendono in campo per criticare quella che definiscono la politica «anti-francese» ed «anti-europeista» della candidata del Fronte Nazionale Marine Le Pen.

di Matteo Olivieri

Sta suscitando notevole clamore la lettera pubblicata ieri sul quotidiano francese Le Monde, a firma di 25 economisti premi Nobel, i quali criticano il programma anti-europeista di Marine Le Pen nelle ormai imminenti elezioni presidenziali francesi. Molti nomi degli illustri premi Nobel firmatari della lettera sono noti al vasto pubblico, perché si tratta di persone attivamente presenti nel dibattito internazionale sui temi dell’economia. Tutti – ovviamente – hanno scritto pagine importanti della teoria economica, e sono persone assai autorevoli ed ascoltate dai governi di tutto il mondo. Un motivo in più per provare a riflettere sulle argomentazioni della loro lettera.

Un manifesto del Front Nazional contro l’immigrazione.

Ecco i loro nomi: Angus Deaton (Princeton, premio Nobel 2015), Peter Diamond (Massachusetts Institute of Technology, premio Nobel 2010), Robert Engle (University of New York, premio Nobel 2003), Eugene Fama (Chicago, premio Nobel 2013), Lars Hansen (Chicago, premio Nobel 2013), Oliver Hart (Harvard, premio Nobel 2016), Bengt Holmström (MIT, premio Nobel 2016), Daniel Kahneman (Princeton, premio Nobel 2002), Finn Kydland(Carnegie-Mellon, premio Nobel 2004), Eric Maskin (Harvard, premio Nobel 2007), Daniel McFadden (Berkeley, premio Nobel 2000), James Mirrlees (Cambridge, premio Nobel 1996), Robert Mundell (Columbia, premio Nobel 1999), Roger Myerson (Chicago, premio Nobel 2007), Edmund Phelps (Columbia, premio Nobel 2005), Chris Pissarides (London School of Economics, premio Nobel 2010), Alvin Roth (Stanford, premio Nobel 2012), Amartya Sen (Harvard, premio Nobel 1998), William Sharpe (Stanford, premio Nobel 1990), Robert Shiller (Yale, premio Nobel 2013), Christopher Sims (Princeton, premio Nobel 2011), Robert Solow (Columbia, premio Nobel 1987), Michael Spence (Stanford, premio Nobel 2001), Joseph Stiglitz (Columbia, premio Nobel 2001), Jean Tirole (Toulouse School of Economics, premio Nobel 2014).

Cosa affermano i 25 premi Nobel nella lettera (disponibile in traduzione italiana qui)? A leggere il preambolo sembrerebbe una dichiarazione di neutralità rispetto ai contenuti della campagna presidenziale francese, visto che si scrive

Alcuni di noi, vincitori del Premio Nobel per l’economia, sono stati citati dai candidati per le elezioni presidenziali francesi,

Subito dopo però, il bersaglio della lettera diventa proprio la candidata del Fronte Nazionale Marine Le Pen, accusata di citare fuori contesto alcuni degli economisti firmatari della lettera «per giustificare un’agenda politica sul tema dell’Europa».

Eugène Delacroix, La libertà guida il popolo (1830).

I 25 premi Nobel affrontano nello specifico 4 temi per prendere le distanze da programmi politici anti-europeisti. In particolare, si afferma che «la costruzione dell’Europa è di vitale importanza» per mantenere la pace ed il progresso economico nei paesi membri e nel mondo. Pertanto – continuano i premi Nobel – «le proposte contenute nei programmi anti-europei destabilizzerebbero la Francia e metterebbero a repentaglio la cooperazione tra i paesi europei». Questo significa che «le politiche isolazioniste e protezionistiche e le svalutazioni competitive, effettuate a spese di altri paesi, sono modalità pericolose di cercare di generare crescita» poiché portano a «ritorsioni commerciali e a guerre» che «si rivelerebbero dannose per la Francia e i suoi partner commerciali». Pertanto – concludono – «molti dei paesi più prosperi del mondo sono riusciti ad accogliere e integrare gli immigrati» e quindi, laddove ben integrati «gli immigrati possono essere un’opportunità economica per i paesi ospitanti

Infine, l’appello finale per «maggiore solidarietà» ed un «rinnovato impegno di giustizia sociale» volto a «garantire e sviluppare l’equità e la protezione sociale», in linea con i valori fondanti della Francia di libertà, uguaglianza e fraternità. Fin qui nulla di strano, a parte l’inusuale riferimento alla candidata Marine Le Pen, nonostante che gli stessi autori della lettera ammettano di essere stati citati pubblicamente anche dagli altri candidati.

Joseph Stiglitz, Columbia University e premio Nobel per l’economia nel 2001.

A risultare strano, invece, è il fatto che alcuni dei firmatari della lettera nel recente passato hanno effettivamente espresso pareri molto scettici riguardo all’Unione Europea e all’euro. Per esempio, il premio Nobel Joseph Stiglitz, meno di un anno fa – nel suo libro del 2016 “The Euro and Its Threat to the Future of Europe” (trad. it. L’Euro e la sua minaccia al futuro dell’Europa) – sosteneva che «se l’euro non verrà ripensato radicalmente, l’Europa potrebbe essere condannata a decenni di sogni infranti». Mentre, a proposito dell’euro scriveva:

L’Eurozona è nata male fin dall’inizio. La struttura dell’Eurozona – le regole, i regolamenti e le istituzioni che la governano – sono da criticare per i risultati deludenti del continente, così come per le sue molte crisi.

Mentre ci sono molti fattori che contribuiscono al travaglio dell’Europa, c’è invece un solo errore di fondo: la creazione della moneta unica, l’euro. O, più precisamente, la creazione di una moneta unica senza la contemporanea creazione di un insieme di istituzioni che consenta il funzionamento efficace nella diversità delle regioni europee.

E ancora:

L’euro non ha raggiunto nessuno dei suoi due obiettivi principali, cioè la prosperità e l’integrazione politica: questi obiettivi sono ora più lontani di quanto non fossero prima della creazione dell’Eurozona.

Su entrambi i lati della Manica, la politica dovrebbe essere indirizzata a comprendere le cause della rabbia delle persone; e a capire come mai, in una democrazia, i rappresentanti politici ha fatto così poco per rispondere alle preoccupazioni di tanti cittadini, e capire come farlo ora.

(traduzione dell’autore da estratti di originale in inglese, apparsi nell’articolo “The problem with Europe is the euro” su The guardian del 10 agosto 2016).

 

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