Fitch presenta il conto al governo Renzi-Gentiloni. Tagliato il rating dell’Italia

Fitch taglia il rating dell’Italia, e smentisce la versione fornita finora dal governo italiano. Nuovo record negativo del debito pubblico in rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL), mentre i tassi di interesse ultra-bassi non hanno inciso sulla crescita. A rischio il rifinanziamento in caso di risalita dell’inflazione.

di Matteo Olivieri

Fitch taglia il rating dell’Italia, portandolo al valore “BBB” dal precedente “BBB+”. A motivare la decisione sono state una serie di eventi, che – a giudizio dell’agenzia internazionale – hanno peggiorato la situazione complessiva dei conti pubblici italiani. «L’Italia ha mancato in maniera consecutiva l’obiettivo di discesa del rapporto debito pubblico/PIL – sostiene nella nota Fitch – che è aumentato di 0,5 punti percentuali nel 2016, arrivando a quota al 132,6%.» L’attuale livello del PIL è dell’11,2% superiore all’obiettivo previsto nel programma di stabilità del 2013, anno in cui la stessa agenzia Fitch aveva nuovamente ridotto il rating italiano. Per il prossimo futuro, Fitch prevede un ulteriore aumento della dinamica del debito pubblico italiano, che – secondo le nuove stime – dovrebbe toccare il picco del 132,7% del PIL nel 2017, salvo poi riportarsi gradualmente al 129,3% nel 2020.

Cattive notizie anche sul fronte del deficit, che – pur essendo «sceso al 2,4% del PIL nel 2016 dal 2,7% del 2015» – è stato tuttavia ottenuto mediante «una riduzione delle spese in conto capitale e da spese per interessi maggiori dei ricavi dovuti al taglio dei costi del lavoro (cuneo fiscale). Per questo motivo – continua Fitch – il deficit è da considerarsi «strutturale» e «non congiunturale», ossia è destinato a sussistere anche se il paese tornasse a crescere. In particolare, il deficit strutturale del 2016 (basato sulla metodologia usata dalla Commissione europea) è aumentato dello 0,6% del PIL.

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan durante la conferenza stampa al termine del Cdm a Palazzo Chigi, Roma, 18 aprile 2014. ANSA/ANGELO CARCONI
Per il Ministro delle Finanze Padoan, “il livello di crescita raggiunto non ci entusiasma, non ci possiamo dire soddisfatti”.

L’attuale programma di stabilità del governo italiano si propone di raggiungere un deficit del 2,1% in rapporto al PIL (un livello superiore dello 0,3% rispetto a quello previsto un anno fa), mentre Fitch prevede a fine anno un deficit del 2,3% del PIL, che «incorpora le misure strutturali del 0,2% del PIL necessarie per evitare l’apertura delle procedure di disavanzo eccessivo dell’UE».

Per quanto riguarda il Prodotto Interno Lordo, Fitch prevede che questo crescerà dello 0,9% nel 2017 – lo stesso tasso registrato nel 2016 – e dell’1,0% nel 2018, un valore inferiore di più del 5% del valore di PIL misurato in termini reali (cioè, corretto per l’inflazione) del 2007. La crescita del PIL dell’Italia è stata in media di -0,6% negli ultimi cinque anni, diversamente dagli altri paesi con rating “BBB”, dove la crescita media è stata invece del +3,2%. Anche la crescita dei consumi dovrebbe rallentare nuovamente, passando da +1,3% del 2016 a +0,9% sia nel 2017 che nel 2018, in considerazione del permanere di blocchi salariali sia dell’inflazione più elevata. 

Le previsioni di Fitch differiscono sostanzialmente da quelle contenute nel Documento di Economia e Finanza (Def), in questi giorni in discussione in Parlamento, prima dell’invio definitivo all’esame della Commissione Europea previsto per il prossimo 30 Aprile. Infatti, secondo le stime fornite dal governo italiano, il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe attestarsi a quota 132,5% nel 2017 e scendere ulteriormente a quota 125,7% nel 2020. Questa differenza (pari a 0,2 punti percentuali quest’anno e, addirittura 0,7 punti percentuali l’anno prossimo, potrebbe tradursi in uno scostamento di quasi 3,5 miliardi di euro a fine 2017.

I rischi politici sono aumentati rispetto alla precedente decisione sul rating italiano, e – a detta di Fitch – il voto negativo al referendum sulla riforma costituzionale di dicembre 2016 «ha lasciato un governo provvisorio indebolito e meno capace di attuare nuove politiche». Per questo motivo – conclude Fitch «nel medio periodo ci si aspetta un contesto meno favorevole anche per le riforme economiche».

 

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