Commissione europea, le previsioni di primavera bocciano l’Italia

L’economia mondiale è in accelerazione dall’inizio di quest’anno, con una forte ripresa sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti. Per l’Italia, la Commissione europea prevede un’espansione della crescita sia nel 2017 che nel 2018, con target di crescita invariati rispetto allo scorso inverno.

di Matteo Olivieri

Italia ancora una volta fanalino di coda dell’Unione europea (Ue) per quanto riguarda la crescita del Prodotto Interno Lordo (Pil). Il risultato è contenuto nell’attesissimo rapporto sulle Previsioni di primavera 2017, diffuso oggi a Bruxelles. La tendenza che si sta delineando da inizio d’anno è rappresentata dal fatto che l’Italia è ormai l’unico paese sui 28 Stati membri dell’Ue, in cui la crescita attesa è inferiore all’1%. La nuova pesante bocciatura viene dalla Commissione europea, che conferma i dati delle precedenti previsioni divulgate lo scorso inverno.

La Commissione europea prevede un ulteriore aumento del rapporto debito pubblico/Pil nel 2017 a quota 133,1%, rispetto al 132,6% del 2016.

Nello specifico, il Pil reale dell’Italia è destinato a crescere dello +0,9% nel 2017 e +1,1% nel 2018, contestualmente ad una ripresa delle esportazioni, che –  a loro volta – dovrebbero sostenere la ripresa degli investimenti. Secondo il giudizio della Commissione, «l’espansione in atto dal 2016» nell’economia italiana dovrebbe continuare al ritmo di «circa l’1% nel 2017 e nel 2018», soprattutto trainata «da una forte crescita della domanda esterna» e da una «ripresa degli investimenti». Questi ultimi, in particolare, dovrebbero beneficiare del programma di incentivi fiscali e dall’orientamento ancora accomodante della politica monetaria.

Nel rapporto si legge che «dopo otto anni di contrazione, gli investimenti nel settore delle costruzioni sono aumentati solo moderatamente», considerato che l’intero settore è ancora condizionato da vincoli di finanziamento, e in un contesto di generale diminuzione degli investimenti pubblici. In un quadro non del tutto roseo, l’incertezza politica e la fragilità del settore bancario rappresentano i principali rischi per le prospettive di crescita dell’Italia, mentre segnali incoraggianti provengono dagli indici di fiducia soprattutto nel settore manifatturiero, per buona parte legati ad aspettative robuste di aumento della domanda estera. I consumi privati, che nell’ultimo anno sono cresciti più velocemente del Pil reale, principalmente grazie alla «solida creazione di posti di lavoro» e all’attuazione delle «riforme del mercato del lavoro» e della «riduzione del cuneo fiscale», dovrebbero però crescere più lentamente nel 2017 («ad un tasso quasi dimezzato rispetto al periodo 2015-2016»), e dovrebbe essere accompagnata da un concomitante rallentamento nell’occupazione e dalla risalita del’inflazione. Come risultato, si attende che tutti questi elementi incidano in maniera negativa sul reddito disponibile delle famiglie e sul rapporto debito pubblico/Pil, atteso in ulteriore aumento atteso al 133,1% a fine 2017 (rispetto a 132,6% del 2016), prima di ridiscendere nel 2018 al 132,5%.

La crescita nell’UE si sta rafforzando e la disoccupazione continua a diminuire, ma la situazione è molto diversa nei singoli Stati membri.

Per quanto riguarda l’economia europea nel suo complesso, la Commissione certifica che «è entrata ormai nel quinto anno di una ripresa che sta ora interessando tutti gli Stati membri dell’UE e che dovrebbe proseguire a un ritmo per lo più regolare quest’anno e l’anno prossimo.» La crescita del PIL nell’area dell’euro è indicata nell’1,7% nel 2017 e dell’1,8% nel 2018 (mentre, nelle ultime previsioni d’inverno la stima era pari, rispettivamente, all’1,6% e all’1,8%). Per quanto riguarda l’UE a 28 paesi, la crescita del PIL dovrebbe invece rimanere stabile all’1,9% sia nel prossimo biennio (a fronte di una precedente stima dell’1,8% sia per il 2017 che per il 2018 contenuta nelle precedenti previsioni d’inverno).

Per quanto riguarda invece la crescita mondiale (Ue esclusa), questa dovrebbe rinvigorirsi e attestarsi al 3,7% quest’anno e al 3,9% nel 2018, un valore in deciso aumento rispetto al 3,2% registrato nel 2016. Questo risultato è in parte dovuto all’aumento dei prezzi delle materie prime che dovrebbe continuare a sostenere le finanze pubbliche e le esportazioni di molti paesi emergenti. L’incertezza sulle prospettive economiche rimane comunque elevata. Nel complesso, i rischi sono ora giudicati «più equilibrati» rispetto alle precedenti previsioni d’inverno, anche se «la probabilità di un peggioramento è sempre presente». I principali rischi esterni vengono ricollegati principalmente «alla futura politica economica e commerciale degli Stati Uniti» e, più in generale, alle tensioni geopolitiche. Inoltre, ulteriori rischi di revisione al ribasso delle previsioni potrebbero essere dovuti ad una minore crescita dell’economia cinese, allo stato di salute del settore bancario europeo ed ai prossimi negoziati con il Regno Unito sull’uscita dall’UE.

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