Riscoprire l’identità calabrese viaggiando per i “borghi della salute”

Un progetto di ricerca propone di valorizzare i cosiddetti “paesaggi culturali” attraverso la promozione della biodiversità calabrese, e di capire il ruolo svolto dalle colture tipiche di singoli territori nel modificare i tratti del paesaggio, e nell’influenzare le tradizioni e la cultura contadina ormai in via di estinzione.

di Giovanni Misasi*

Forse non sono scomparsi. Forse un esemplare vegeta in un angolo nascosto di un giardino antico, racchiuso tra la facciata e le ali di una vecchia casa signorile. Forse i rami di un altro più alto spuntano sull’orlo di uno sconnesso muro a secco, di un orto risparmiato dalla furia edilizia… Oggetti di questo componimento sono gli alberi, organismi complessi e al tempo stesso miracoli di generosa semplicità. Che siano da frutto, selvatici, in via di estinzione o parte integrante dell’alimentazione tradizionale, i prodotti della terra sono particolarmente rappresentativi per una regione aspra e fertile quale è la Calabria, la cui storia si lega in ogni epoca al ruolo che il mondo vegetale ha svolto in relazione alla società.

«Lo sviluppo economico di alcuni luoghi è legato proprio alla presenza e all’uso di specifici prodotti, divenuti non soltanto rappresentativi della regione, ma fondamento di ricerche di tipo alimentare, antropologico, botanico.»

Il legame profondo che si desume dai rituali che scandivano, soprattutto anticamente, le pratiche agricole, ben distinte nei loro ritmi stagionali e giornalieri, è una testimonianza forte di come questa regione sia ancora il riflesso di quei tempi passati, vivi anche oggi nei ricordi, nei proverbi, nei detti, nelle credenze. Il progetto di ricerca «Calabria l’abbondante» propone di ricostruire il panorama delle colture calabresi, individuando alcune aree territoriali di riferimento, distinguendo quali prodotti della terra le caratterizzano, se e come questi si siano modificati nel tempo e quali invece sono quasi scomparsi. Lo sviluppo economico di alcuni luoghi è legato proprio alla presenza e all’uso di specifici prodotti, divenuti non soltanto rappresentativi della regione, ma fondamento di ricerche di tipo alimentare, antropologico, botanico.

Tra le altre fonti utilizzabili, il volume di Padula, dal titolo Calabria prima e dopo l’Unità, offre un’interessante base di riferimento, poiché ricostruisce, secondo un’ottica squisitamente storica, dunque valevole come base scientifica, il panorama produttivo agricolo dopo l’Unità d’Italia, fornendo così le coordinate per un confronto con la realtà preunitaria. Una ricerca che abbia come oggetto la lettura e la conoscenza della Calabria attraverso i prodotti agricoli e spontanei che la distinguono consentirebbe non soltanto di costruire un panorama di dati ed elaborazioni, utili ad approfondimenti diversi ed ulteriori, ma potrebbe divenire il presupposto per promuovere una conoscenza della regione, che in tal modo diventerebbe meta per un turismo scelto ed attento alla valorizzazione e alla promozione dei cosiddetti paesaggi culturali. La crescente attenzione per l’agriturismo e lo sviluppo di specifici itinerari di visita (culinari, religiosi, naturalistici, artistici) è prova dell’interesse che gravita intorno a nuovi percorsi di lettura di un territorio. Questo sviluppo potrebbe essere particolarmente fecondo per la Calabria, generando anche nuove opportunità di lavoro.

«E’ vero che il perfetto paese è quello al quale niente manca delle fertilità naturali, e abbonda d’ogni cosa necessaria all’uso della vita humana. Paese tale giudico io che fosse, tra i tre quartieri del mondo, solamente l’Europa, come terra più soggetta al sole, e dell’Europa la più eletta parte fosse l’Italia, e dell’Italia, quella che avanza ogni condizione di terra, credo che fosse la provincia di Calabria, perché quanto di buono si produce in tutta Italia per uso di se stessa, in maggior copia si produce in Calabria per se medesima e di tutta Italia, che perciò i nostri antichi la chiamarono Calabria: da Calo e Brio, che vuol dire di buono esubero e abbondo, come chiaramente conosce chiunque considera la fertilità e l’abbondanza di Calabria in tutte le cose.» – Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, Padova 1601.

La scelta di un prodotto multimediale come veste formale e di consultazione di questa ricerca non è soltanto dettata dalla volontà di proiettarsi entro un panorama moderno, capace di fondere insieme più forme di dati (testuali, grafici, video, sonori), ma di realizzare un archivio interattivo, attraverso il quale ricavare informazioni di diverso grado, utilizzabili da un variegato gruppo di utenze. Lo sviluppo economico della Calabria può avvenire anche attraverso un rinnovato interesse per le potenzialità offerte dalla terra. Il lavoro dei giovani calabresi potrebbe, dunque, essere in parte orientato verso questo patrimonio ed in tal senso una ricerca che ne illustri e ne esalti le caratteristiche assumerebbe un ruolo di guida anche rispetto a tale indubbia necessità.

Anche lo storico di Polistena, Girolamo Marafioti (XVI sec.), in un brano assai suggestivo illustra un’immagine splendida della terra calabrese, presentata come madre generosa e feconda che dona alla sua gente, e a chiunque voglia goderne, il sapore e il colore dei suoi frutti, considerati non soltanto come semplici prodotti di consumo, ma come simboli di una profonda energia vitale. Scopo del progetto di ricerca è di riscoprire questo concetto, restituendone ed esaltandone il significato originario attraverso una lettura moderna della Calabria dei giorni nostri, al fine di raggiungere cinque obiettivi principali:

  • Fornire un panorama storico-antropologico delle colture tradizionali calabresi ed in via di estinzione, identificandone la presenza in specifiche aree territoriali (ad esempio il nostro progetto di recupero della leucocarpa tipica oliva albina utilizzata quale carburante per le lampade votive).
  • Delineare i presupposti culturali per favorire lo sviluppo agricolo di un territorio.
  • Fornire la base conoscitiva sulla quale impiantare un preciso percorso di crescita turistica, agrituristica e produzione di alimenti controllati e certificati.
  • Individuare nuove opportunità di lavoro (incubatore di imprese per i giovani).
  • Impedire la definitiva estinzione di prodotti naturali rappresentativi della nostra regione per conservarli, preservarli e tramandarli (ad esempio il recupero del peperoncino della Valle del Crati, ecc).

Noi crediamo che lo sviluppo economico della Calabria può avvenire anche attraverso un rinnovato interesse per le potenzialità offerte dalla terra. Il lavoro dei giovani calabresi potrebbe, dunque, essere in parte orientato verso questo patrimonio ed in tal senso una ricerca che ne illustri e ne esalti le caratteristiche assumerebbe un ruolo di guida anche rispetto a tale indubbia necessità. Crediamo che la ricerca sia fondamentale per la istituzione di nuove forme di aggregazione con il solo scopo di accrescere la qualità del territorio e nello stesso tempo fornire nuove opportunità di lavoro alle generazioni che possano diventare volano di uno sviluppo economico delle aree in cui vivono, senza emigrare o cercare ulteriori alternative lavorative.

 

Giovanni Misasi è Presidente dell’Associazione Scientifica “Biologi Senza Frontiere” di Cosenza e Consigliere Nazionale dei Biologi.

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