Agricoltura italiana, sale l’occupazione ma calano i margini di guadagno

Con oltre 30 miliardi di euro fatturati nel 2016, l’Italia si conferma tra i primi tre paesi europei per produzione agricola, e primo paese Ue28 per livello di valore aggiunto. Il settore ortofrutticolo, vitivinicolo e olivicolo costituiscono le principali voci dell’agricoltura italiana. Cresce l’occupazione ma crollano i margini di guadagno. Il calo dei prezzi alla produzione del settore agricolo è stato bilanciato dalla crescita di quelli dell’industria alimentare. 

di Redazione

Nel 2016 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha generato un valore aggiunto di 31,567 miliardi di euro, pari al 2,1% del valore aggiunto nazionale. Includendo anche il comparto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, che nel 2016 ha prodotto 27,3 miliardi di valore aggiunto e pesa l’1,8% sul totale, il complesso del settore agroalimentare rappresenta il 3,9% del valore aggiunto nazionale.

L’Italia è al quinto posto nella produzione Ue di carni, e al terzo posto per latte e uova, subito dopo Germania e Francia, ma ha il primato per la produzione di uova
(circa 1,3 miliardi di euro all’anno).

Nel 2016 l’agricoltura italiana ha visto aumentare il numero di occupati: il settore ha registrato una crescita dell’occupazione in termini di Unità di lavoro (Ula) pari allo 0,9%, a fronte di un calo nei volume volumi prodotti (pari a 0,5%) e dell’andamento negativo dei prezzi dei prodotti venduti (-3,4%), solo in parte controbilanciato dall’andamento dei prezzi dei «mezzi tecnici acquistati» (-1,5%). Nel complesso, si è assistito ad una consistente diminuzione del valore aggiunto a prezzi correnti (-5,4%), principalmente dovuta a rialzi dei prezzi di concimi, energia motrice e mangimi. Nel complesso, «i prezzi alla produzione sono cresciuti meno della metà di quelli degli input acquistati».

Il calo della produzione in volume ha riguardato quasi tutte le aree territoriali del nostro Paese, con punte del -4,6% al Sud, -3,2% nelle Isole e -1,3% al Centro. Solo nel Nord – si legge nel rapporto – emerge un risultato positivo con una crescita più pronunciata nel Nord-est (+3,4%) e meno nel Nord-ovest (+1,4%). Nonostante il vistoso calo del valore aggiunto, l’Italia si conferma il primo paese dell’Unione europea (28 Stati) per valore aggiunto in agricoltura, silvicoltura e pesca. Il risultato è stato reso noto oggi dall’Istat nel consueto rapporto “L’andamento dell’economia agricola“. In particolare, il calo nel 2016 è stato del -5,4% a prezzi correnti e dello 0,7% in termini di volumi prodotti, ed è stato «determinato in buona parte dal crollo delle produzioni olivicole (-44,7% in volume)».

«Il comparto florovivaistico vede l’Italia al terzo posto in Europa con una produzione pari a 2,6
miliardi di euro nella media del quinquennio 2011-2015, subito dietro i Paesi Bassi (6,4 miliardi) e
la Francia (2,7 miliardi)»

Secondo l’Istat, «nell’industria alimentare il valore aggiunto ha segnato, nel 2016, una crescita nominale dell’8,1% e dello 0,4% in volume, mentre le Unità di lavoro sono aumentate, rispetto all’anno precedente, dello 0,5%.» La performance dell’industria alimentare ha sostenuto l’andamento complessivo del settore agroalimentare, il cui valore aggiunto è aumentato dello 0,4% in valori correnti e dello 0,1% in volume.

In quasi tutti i comparti produttivi l’Italia si pone tra i primi tre paesi a livello europeo: l’ortofrutticolo, il vitivinicolo e l’ olivicolo rappresentano i principali settori dell’agricoltura italiana. In particolare, l’Italia si conferma al terzo posto in Europa per quanto riguarda la produzione cerealicola (in media 4,6 miliardi di euro nel quinquennio 2011-2015), superata solo dalla Francia e dalla Germania, (rispettivamente con 12,2 e 8,2 miliardi di euro). Inoltre, l’Italia si trova in una posizione di vertice nell’Ue per la produzione di uva da tavola (0,5 miliardi di euro in media), concentrata per il 60% in Puglia e al terzo posto europeo per la produzione di kiwi, coltivati per oltre il 30% nel Lazio.

«Il comparto degli ortaggi freschi rimane strategico per l’Italia. L’Italia (6,1 miliardi di euro) si pone al primo posto nell’Ue nella
media 2011-2015, seguita da Spagna (5,6 miliardi di euro) e Francia (2,8 miliardi)».

l’Italia è il secondo produttore europeo di mele ed il primo di pere. In entrambi i casi si assiste a una «marcata specializzazione regionale della produzione», concentrata per il 70% in una sola regione, rispettivamente il Trentino Alto Adige e l’Emilia Romagna. Anche nel comparto degli agrumi l’Italia è tra i principali produttori, al secondo posto (1,1 miliardi di euro) dietro la Spagna (2,1 miliardi di euro) e prima della Grecia (0,2 miliardi di euro). Da soli, questi paesi rappresentano oltre il 95% del valore della produzione europea.

Nel 2016 il comparto agricolo europeo (Ue28) ha registrato un calo dello 0,5% del volume della produzione. Le maggiori riduzioni sono state rilevate in Francia (-6,0%), Regno Unito (-2,6%), Grecia (-2,5%), Germania (-2,2%) e Italia (-0,3%). Al contrario gli incrementi si sono avuti in Polonia (+7,2%), Spagna (+6,7%) Danimarca (+1,3%), Paesi Bassi (+0,9%) e Romania (+0,6%).

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *