Gioia Tauro, aumentano i container nel primo trimestre del 2017

Segnali di ripresa incoraggianti per il porto calabrese, che nel primo trimestre del 2017 vede aumentare nuovamente il volume di container movimentati, e si conferma il primo porto italiano. Ma la crescita è a ritmi nettamente inferiori rispetto a quelli registrati nei porti di La Spezia e Salerno. Pesano le vertenze ancora aperte, tra cui quella legata ai lavoratori in esubero, e la definizione del pacchetto di investimenti pubblici per trasformare Gioia Tauro in un porto realmente intermodale.

di Matteo Olivieri

Il primo trimestre del 2017 si conclude con un segno di speranza per il porto di Gioia Tauro, che vede aumentare sensibilmente la movimentazione di container rispetto allo stesso periodo del 2016. Il dato è contenuto nella relazione trimestrale di Eurokai GmbH & Co. KGaA, la società tedesca che tramite Contship Italia gestisce il Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro. La movimentazione di container è stata infatti pari a 665.614 TEU, l’unità di misura volumetrica usata nel trasporto container (acronimo di Twenty-foot Equivalent Unit, ovvero “unità equivalente a venti piedi”).

Gioia Tauro ha chiuso il 2016 in crescita di +9,8% rispetto al 2015. E la movimentazione container sembra proseguire anche nel 2017, nonostante gli scioperi e la minaccia di licenziamenti. (Elaborazione di Peopleconomy su dati di fonte Eurokai).

Si tratta di un nuovo aumento dopo quello registrato a fine 2016; un dato peraltro superiore alle aspettative, sebbene la movimentazione di container nel porto di Gioia Tauro continui a rimanere ancora al di sotto dei valori medi dell’ultimo triennio. Numeri positivi, che parlano di una rinnovata vivacità degli scambi commerciali che coinvolgono lo scalo calabrese, ma che non indicano in maniera chiara una ripresa dei traffici mondiali, come testimoniato peraltro dalla recente dichiarazione di bancarotta del colosso coreano Hanjin, annunciata nel mese di agosto 2016, e dalla ristrutturazione in atto nell’intero comparto della logistica per mare a seguito del raddoppio del Canale di Panama, inaugurato a giugno del 2016.

Tra i porti italiani gestiti dall’azienda tedesca, Gioia Tauro segna nel primo trimestre del 2017 un aumento di +1,0% rispetto allo stesso periodo del 2016, a fronte di un +18% registrato dal Porto di La Spezia, e di +9,8% del Porto di Salerno. Male invece gli scali di Cagliari (-15,3%) e di Ravenna (-5,4%). In totale, il traffico container in transito per i porti italiani gestiti da Contship Italia è aumentato del +2,6% nel primo trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016. Ad una lettura più approfondita, quindi, la crescita di Gioia Tauro è meno della metà di quella media registrata nei porti italiani. Per quanto riguarda invece gli altri porti del Mediterraneo gestiti dalla capogruppo Eurokai, si segnalano le ottime performance dei porti di Tangeri (+20,2%) e Lisbona (+32,1%). Riprendono anche i traffici commerciali dal porto container russo di Ust-Luga (+4,1%), nonostante gli effetti delle sanzioni economiche imposte alla Russia su settori specifici, che sono state prorogate fino al 31 luglio 2017.

Nel primo trimestre del 2017, il porto di Gioia Tauro ha fatto registrare una crescita nella movimentazione container, a fronte di diminuzioni di Cagliari e Ravenna.

Il perdurare delle incertezze sui mercati internazionali, sta comunque incidendo sulla capacità di movimentazione merci del porto di Gioia Tauro. Infatti, i 2.749.074 di TEU registrati dal porto calabrese nel corso del 2016 corrispondono a circa il 64,2% della capacità totale di movimentazione container, stimata in 4,2 milioni di TEU all’anno. Un valore quindi ancora molto lontano dalla piena capacità produttiva, e che rivela un livello insoddisfacente di redditività aziendale. Si tratta di un problema riconosciuto dalla stessa azienda nel bilancio annuale 2016, che addebita la difficoltà al «contesto di mercato» e alla «perdurante crisi del settore bancario in Italia» che ha avuto «impatti sulle scelte finanziarie» disponibili per l’azienda.

La «situazione internazionale» e quella «bancaria italiana» stanno limitando le possibilità di investimento e la redditività dell’azienda (estratto dal bilancio 2016).

Il futuro del Porto di Gioia Tauro rimane tuttavia fortemente incerto, vista la presenza di numerose vertenze ancora aperte. A cominciare dalla costituzione dell’agenzia a partecipazione interamente pubblica che dovrebbe assorbire i lavoratori in esubero dell’azienda che gestisce il porto, passando per il pacchetto di investimenti pubblici per il collegamento ferroviario (gateway) e per la banchina di carenaggio – attesi da anni – o, infine, la valorizzazione e dell’immensa area retroportuale, che sta vivendo una vera e propria fase di desertificazione industriale, e che si pensa di portare a nuova vita attraverso l’istituzione di una Zona Economica Speciale (Zes). Quest’ultimo punto, che è stato oggetto di accordo tra Governo e Regione Calabria nel “Patto per la Calabria” firmato a maggio del 2016, attende ancora di essere implementato, sebbene la autorizzazione finale spetti alla Commissione Europea e, pertanto, la decisione è tutt’altro che scontata.

Secondo la classifica annuale stilata dal portale di logistica porteconomics.eu, Gioia Tauro nel 2016 si è confermato il 1. porto italiano per quanto riguarda il traffico di container espressi in TEU (seguito da Genova e La Spezia), e 10. porto europeo. Nel 2015 era all’11. posto, mentre nel 2014 era al 9. posto e nel 2017 al 5. porto. A guidare la classifica dei principali porti europei nel Mar Mediterraneo sono Algeciras e Valencia (entrambi in Spagna), rispettivamente al 5. e al 6. posto nella classifica del 2016.

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