Consumo di suolo, nasce l’Osservatorio “AgriEthos”

Il consumo di suolo rappresenta una perdita irreversibile di risorse ambientali e di benefici naturali. Un nuovo osservatorio – nato dalla collaborazione tra Unione Coltivatori Italiani e l’Osservatorio dell’Appennino Meridionale, polo di ricerca dell’Università di Salerno – si pone come obiettivo quello di studiare le dinamiche in atto e di sensibilizzare le persone riguardo all’importanza del suolo quale risorsa essenziale per uno sviluppo economico sostenibile.

di Matteo Olivieri

L’Italia continua a perdere inesorabilmente suolo. Secondo i calcoli dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), altri 250 km2 di territorio sono stati “cementificati” negli ultimi due anni, pari a circa 35 ettari al giorno. In totale, a livello nazionale il suolo consumato è passato dal 2,7% del 1950 al 7,0% stimato per il 2015, una crescita percentuale del 159%, che – in termini assoluti – equivale a circa 21.100 chilometri quadrati del nostro territorio. Addirittura, in ben 3 regioni d’Italia la «copertura artificiale del suolo» ha ormai superato il 10%, con il valore percentuale più elevato registrato in Lombardia, Veneto e Campania, mentre più di un quinto (il 21,5%, quasi 5.000 km2) del suolo consumato nel 2015 è concentrato nel territorio di 14 città metropolitane.

Secondo l’Ispra, il consumo di suolo riguarda tutte le regioni d’Italia, ma a ritmi crescenti negli ultimi anni.

Numeri da capogiro, che fotografano un fenomeno in atto da decenni, ma che negli ultimi anni ha assunto ritmi perfino crescenti, complice la mancanza di una normativa di riferimento. Nel triennio 2012-2015 – nonostante la crisi economica – il territorio “impermeabilizzato” da materiali artificiali (quali asfalto e calcestruzzo) è aumentato dello 0,7%. Il fenomeno ha riguardato ogni ambiente potenzialmente colonizzabile, inclusi fiumi e laghi (+0,5%), coste (+0,3%) e perfino le aree protette (+0,3%), senza risparmiare le zone a pericolosità sismica (+0,8%), quelle interessate da frana (+0,3%) o da pericolosità idraulica (+0,6%). I processi di insediamento risultano particolarmente preoccupanti lungo la costa, dove si calcola che il consumo di suolo ha raggiunto un’incidenza media del 35,7% nella fascia entro i 300 metri dalla costa, un dato pari a circa 5 volte quello medio nazionale. Inoltre, un recente studio dell’Ispra conferma che oltre la metà del territorio nazionale (56%) risulta compromesso, e che «la maggior parte del suolo consumato è di buona qualità», considerato che «i suoli modificati sono quelli con maggiore potenzialità produttiva».

E’ nelle province del Sud dove negli ultimi anni si sta registrando il maggiore aumento percentuale di consumo di suolo.

Per monitorare le trasformazioni in atto sul territorio italiano e e studiare le implicazioni della perdita di suolo – sia naturale, che agricolo e semi naturale-, è stato recentemente costituito l’Osservatorio “AgriEthos, un panel nazionale di studiosi ed esperti interdisciplinari, attivi nei settori dell’agricoltura e dell’ambiente. «Si tratta di una iniziativa fortemente voluta dall’Unione Coltivatori Italiani – ha detto il giurista Lugi Cerciello Renna, Presidente di AgriEthos – e che è stato possibile realizzare a seguito della firma del protocollo di intesa tra l’organizzazione agricola e l’Osservatorio dell’Appennino Meridionale, polo di ricerca dell’Università di Salerno». Le attività dell’osservatorio saranno articolate in 5 aree di ricerca, ovvero giuridica, economica, urbanistica, salute e ambiente, e fenomeni criminali. L’impegno dei componenti sarà destinato a rilevamenti territoriali e analisi degli strumenti regolatori adottati dagli enti locali.

Il Prof. Luigi Cerciello Renna – tra l’altro, direttore scientifico del corso di “Esperto in legalità agroambientale” presso l’Università di Salerno – nel presentare i lavori del neonato osservatorio ha affermato che «il contenimento del consumo del suolo è una priorità per il nostro Paese, ma che ancora non viene tradotta in un’adeguata azione di governance pubblica.» E aggiunge: «in Italia non vi è ancora una giusta percezione sociale di proporzioni e impatto del fenomeno. Con la nascita di questo Osservatorio una parte della comunità scientifica vuole assicurare un rigoroso impegno su questo tema. Non si tratterà di un Osservatorio a carattere periferico ma di un gruppo di esperti che da tutta Italia convergeranno in un’area di studio a estensione regionale».

Per Luigi Cerciello Renna, «il consumo di suolo è la principale causa di degrado del nostro territorio, poiché fonte di cambiamenti climatici e di minaccia alla biodiversità.»

La copertura irreversibile dei suoli con materiali quali asfalto o calcestruzzo produce non solo un deterioramento del terreno direttamente coinvolto, ma anche impatti notevoli su quello circostante, e le conseguenze sono misurabili in termini di perdita di “servizi ecosistemici” e di aumento di quei “costi nascosti” (secondo la definizione della Commissione Europea) dovuti alla crescente impermeabilizzazione del suolo, stimati dall’Ispra in 800 milioni all’anno. In tal senso, la scelta della Basilicata quale sede dell’Osservatorio risulta molto ponderata. Infatti, l’ultimo rapporto Ispra l’ha segnalata come la prima regione per incremento percentuale di suolo consumato (con Matera prima fra tutte le province), e seconda regione per cementificazione delle aree a pericolosità da frana e ai primi posti per indice di frammentazione territoriale.

Sebbene al momento non esista un quadro omogeneo della situazione a livello europeo, i dati Eurostat indicano che il consumo di suolo nell’Unione Europea (UE) sia al 4,3%, a fronte di un dato del 7,0% in Italia. Un dato che fa dell’Italia il 5. paese membro della UE per consumo di suolo, dopo Paesi Bassi (12,3%), Belgio (12,1%), Lussemburgo (10,1%) e Germania (7,2%).

«La Basilicata – conclude Cerciello Renna – è sicuramente tra le regioni a più elevata biodiversità nel Paese e il settore agroalimentare lucano è definito in forte ascesa. Tuttavia AgriEthos riscontra e approfondirà quello che parrebbe un vero e proprio paradosso. Infatti, la Basilicata occupa i primi posti quanto a crescita percentuale di consumo di suolo mentre, dal 2013, è l’ultimo posto in Italia in fatto di nuovi produttori DOP, IGP e STG».

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