Bankitalia presenta oggi “L’Economia della Calabria”

La Banca d’Italia ha presentato questa mattina l’attesissimo documento “L’Economia della Calabria”. Deludente la crescita dell’attività economica, che – dopo l’aumento straordinario del +1,1% nel 2015 – si è nuovamente attenuata, attestandosi su percentuali inferiori alla media nazionale.  Prosegue il calo del settore delle costruzioni, mentre il comparto turistico continua a far registrare una crescita significativa delle presenze, seppure concentrata nei mesi estivi. A Gioia Tauro il traffico di container è tornato a crescere, ma rimane lontano dai livelli pre-crisi.  Due terzi dei disoccupati sono tali da più di dodici mesi.

di Matteo Olivieri

Nel 2015 si era gridato al miracolo, quando l’andamento del PIL calabrese aveva registrato una crescita record del +1,1%, per buona parte causato da «fattori eccezionali», tra cui «l’annata particolarmente positiva del settore primario e l’afflusso di fondi pubblici connesso con la chiusura del ciclo di programmazione comunitaria 2007-2013». Nel 2016 invece, l’economa calabrese torna ad attenuarsi, attestandosi su percentuali di Prodotto Interno Lordo (PIL) “inferiori alla media nazionale”. Tornano dunque a crescere i «divari negativi rispetto ai livelli pre-crisi».

Secondo gli esperti della Banca d’Italia, che citano le informazioni preliminari di fonte Prometeia, il PIL calabrese del 2016 è «ancora inferiore di circa 13 punti percentuali rispetto al 2007», un dato quasi doppio rispetto alla media nazionale, che invece è di -7%. Tale differenza si riduce in termini pro-capite, ma solo perché in Calabria sono in atto significativi fenomeni di spopolamento, che danno l’impressione di una maggiore ricchezza pro-capite.

Ad incidere positivamente sul PIL calabrese è la ripresa dei trasporti. Torna a crescere il movimento container nel porto di Gioia Tauro (sebbene rimanga inferiore di circa il 20% rispetto ai valori del 2008), e cresce pure la quota di passeggeri movimentati negli aeroporti regionali, quasi in linea con la media nazionale e del Mezzogiorno. Nel complesso, però,  «le prospettive future del porto restano incerte in considerazione della forte competizione che caratterizza il settore e della lentezza con cui procedono gli interventi
tesi a diversificarne l’attività e migliorarne la competitività».

Male invece l’agricoltura, che secondo le stime preliminari, nel 2016 ha visto il valore calare «leggermente», in linea con il dato nazionale. Secondo la Banca d’Italia «tale andamento si contrappone al significativo aumento registrato nel 2015, quando il settore aveva beneficiato dell’annata favorevole dei prodotti dell’olivicoltura e degli agrumi, che da soli rappresentano circa due quinti del valore della produzione regionale. Il peso del settore primario rimane significativamente superiore al resto del paese».

A parte ciò, l’economia calabrese (soprattutto nella componente industriale) è essenzialmente «stabile», se misurata in termini di occupazione o di ore di cassa integrazione. In termini di ricchezza, invece, è dal 2015 che «il reddito e i consumi familiari sono tornati ad aumentare, dopo le forti contrazioni degli anni precedenti», soprattutto trainati dalla crescita degli acquisti di beni durevoli, finora rimandati a causa della crisi. Ma – secondo Banca d’Italia – «la percezione delle famiglie circa la propria situazione economica rimane comunque peggiore di quella media italiana», soprattutto a causa della maggiore quota di famiglie in condizioni di povertà, rispetto alla media italiana.

La situazione di disagio economico si riflette nella qualità del credito e, soprattutto nella percentuale di prestiti deteriorati sia alle imprese che alle famiglie, che sono superiori alla media nazionale e a quella del Mezzogiorno. In particolare, destano preoccupazione i «crediti in sofferenza», cioè quelli erogati dalle banche a soggetti successivamente diventati insolventi.

Segnali di perdurante sofferenza anche nel mercato del lavoro,  che nel 2016 ha visto interrompersi la crescita dei contratti a tempo indeterminato conseguenti alla riduzione degli sgravi contributivi. Scende pure la quota dei nuovi contratti stabili, mentre aumenta sensibilmente l’incidenza di lavoratori a tempo parziale.

La pressione fiscale dei tributi locali sulle famiglie «si è lievemente ridotta, a seguito della sostanziale abolizione della Tasi», pur mantenendosi «al di sopra della media delle Regioni a statuto ordinario». In alcuni comuni calabresi si applica anche l’imposta di soggiorno. È tornato invece a crescere il debito delle Amministrazioni locali, «la cui incidenza sul PIL è superiore al resto del paese».

Infine, per quanto riguarda la spesa per fondo comunitari, la Calabria registra un preoccupante ritardo, sia per quanto riguarda la quota di risorse utilizzate, sia per quanto riguarda il più generale tema dei ritardi socio-economici. In particolare, solo il 20% delle risorse disponibili per l'”efficienza energetica” sarebbero stati spesi, mentre per tutti gli altri assi di programmazione la spesa si aggira in media intorno al 10%.

 

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