Istat, «continua l’inverno demografico italiano»

Cala la popolazione italiana nonostante l’aumento della quota di cittadini stranieri. In crescita le acquisizioni di cittadinanza italiana, con più di 200 mila nuovi italiani nel 2016. Nel solo ultimo anno, 76.618 residenti hanno lasciato l’Italia mentre l’arrivo di stranieri ha toccato quota 220.376 unità. Prosegue il fenomeno dei trasferimenti di residenza dal Sud verso il Nord. Soltanto a Bolzano si registrano più nascite che decessi.

di Redazione

Prosegue il trend negativo della popolazione italiana. Al 31 dicembre 2016, risultavano residenti in Italia 60.589.445 abitanti, in diminuzione 76.106 unità rispetto all’anno precedente. Il calo è addebitato alla flessione della popolazione di cittadinanza italiana (96.981 residenti in meno) mentre la popolazione straniera è risultata in aumento di 20.875 unità. La flessione che si è registrata, è stata «più marcata per le donne (-65.526) rispetto agli uomini (-10.580)», mentre – per quanto riguarda la componente di cittadini stranieri – la crescita ha riguardato «esclusivamente la componente maschile (+22.642 unità, pari a +1,0%), a fronte di una diminuzione («per la prima volta») di quella femminile (-1.767, pari a -0,1%)».

«Nel Mezzogiorno , i continui nuovi arrivi di migranti, non riescono a compensare la perdita di popolazione dovuta alle migrazioni interne.»

In totale, sono più di 5 milioni i residenti di cittadinanza straniera, una cifra equivalente all’8,3% dei residenti a livello nazionale. Il 10,6% dei cittadini stranieri risulta vivere al Centro-nord, mentre il 4,0% nel Mezzogiorno. Delle circa 200 nazionalità registrate in Italia, ad essere maggiormente rappresentata è l’Unione europea (Ue). Infatti – si legge nel rapporto – «nella metà dei casi si tratta di cittadini europei (oltre 2,6 milioni)», soprattutto di origine rumena (23,2%) e albanese (8,9%). 

Nonostante l’aumento di cittadini stranieri, il livello della popolazione italiana è diminuito. Secondo l’Istat, infatti, «dopo anni nei quali i flussi migratori hanno compensato il calo demografico dovuto alla dinamica naturale negativa, anche nel 2016, come nell’anno precedente, il consistente saldo naturale negativo, unito a un saldo migratorio positivo ma più contenuto rispetto al passato decennio, ha portato al decremento della popolazione».

Tra le nazionalità maggiormente rappresentate in Italia, risultano Romania, Albania e Marocco.

La popolazione diminuisce in tutte le zone d’Italia, ma i maggiori decrementi percentuali si sono rilevati nelle Isole (-0,34%) e al Sud (-0,28%), a fronte di una variazione a livello nazionale pari a -0,13%. Il decremento della popolazione iscritta in anagrafe è spiegato per buona parte con la «dinamica naturale», considerato che la differenza tra il numero delle nascite e quello dei decessi (c.d. saldo naturale) nel 2016 ha registrato valori negativi «come nei due anni precedenti». In particolare, nel 2016 è continuata la discesa del numero dei nati iniziata nel 2008. Le nascite sono ancora una volta sotto la quota di mezzo milione (473.438), ben «12.342 in meno rispetto all’anno precedente (-2,5%) e più di 100 mila in meno negli ultimi otto anni».

Diminuisce anche il contributo positivo alla natalità delle donne straniere, che comincia a mostrare «un’inversione di tendenza». Infatti – secondo l’Istat – «se l’incremento delle nascite registrato fino al 2008 era dovuto principalmente alle donne straniere, negli ultimi quattro anni anche il numero di stranieri nati in Italia, pari a 69.379 nel 2016 (il 14,7% del totale dei nati), ha iniziato progressivamente a ridursi (-10.515 nati stranieri dal 2012)». E continua: «la crescita dei nati stranieri era stata particolarmente rilevante dall’inizio del nuovo millennio, da quasi 30 mila del 2000 a 80 mila del 2012 (il numero massimo di bambini stranieri nati nel nostro Paese), portando l’incidenza dei nati stranieri sul totale dei nati dal 4,8 al 14,9%». Tra le cause della recente tendenza al decremento, l’Istat individua «la diminuzione dei flussi femminili in entrata nel nostro Paese, nonché l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di molte donne straniere».

Per quanto riguarda invece i trasferimenti di residenza all’interno dell’Italia, nel corso del 2016 «hanno coinvolto più di 1 milione e 330 mila persone (circa 46 mila in più rispetto al 2015), in linea con i dati del biennio precedente dopo il calo registrato nel 2015». Gli spostamenti della popolazione avvengono «prevalentemente dalle regioni del Mezzogiorno a quelle del Nord e del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -4,0 per mille della Basilicata e il 2,2 per mille della provincia autonoma di Bolzano. Tutte le regioni del Sud e delle Isole presentano valori negativi, alle quali si aggiungono valori lievemente negativi anche di Marche, Umbria e Valle d’Aosta».

Al costante calo delle nascite si è affiancata nel 2016 una diminuzione del numero dei decessi, che nel 2016 è stato pari a 615.261, un valore inferiore di 32.310 unità rispetto al 2015, ma comunque «il secondo più elevato dal 1945». Si tratta di un tendenza «in linea con l’aumento “fisiologico” dei decessi che ci si può attendere in una popolazione che invecchia». La diminuzione del numero di decessi ha riguardato tutte le aree del Paese, con un decremento più consistente in quelle del Sud (-5,7%) e del Nord-ovest (-5,6%). 

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