Addio ad Helmut Kohl, artefice dell’unificazione tedesca

Con la caduta del muro di Berlino, si pose il problema di come impedire l’esodo di massa delle persone. Il cancelliere Kohl si disse convinto che l’unico modo fosse l’introduzione di un’unione economica e monetaria dalla Germania dell’Est verso l’Ovest. Una scelta coraggiosa e impopolare, che Peopleconomy propone un ritratto inedito del cancelliere tedesco, scomparso ieri all’età di 87 anni. 

di Matteo Olivieri

Era l’Ottobre del 1989 quando, dopo giorni di proteste e manifestazioni sotto il muro di Berlino, le frontiere improvvisamente caddero. Da allora, si assistette ad una serie di eventi che – in meno di un anno – portarono alla riunificazione tedesca, avvenuta il 1. luglio 1990. In uno momento di euforia collettiva, la politica era già impegnata a capire che cosa sarebbe accaduto dopo: il sistema politico della Germania Est (RDT) aveva perso di legittimità e di credibilità, il sistema economico pianificato era al collasso e vi era la concreta minaccia di fuga di massa delle persone, visto che ogni settimana migliaia di cittadini si trasferivano dalla ex Germania Est verso l’Ovest. 

Helmut Kohl (1930-2017), leader indiscusso del partito CDU, per 16 anni fu cancelliere tedesco dal 1982 al 1998.

Bisognava fare presto: le frontiere erano aperte e le diseguaglianze economiche e sociali tra l’est e l’ovest immense. A Gennaio del 1990 erano già 200 mila le persone che avevano lasciato la RDT per cercare lavoro nella Repubblica federale. Si trattava di più del triplo delle persone che fuggivano ad Ovest prima della costruzione del muro nel 1961, anno in cui le fughe erano circa 1.000 persone al giorno. A Febbraio Helmut Kohl affermò che era sua intenzione proporre un’unione monetaria al governo socialista di transizione. In questa situazione ereditata di vuoto economico ed istituzionale, apparve subito chiaro che occorresse puntare al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini nel modo più rapido e sostenuto possibile per evitare la fuga di massa delle persone. Per far questo, il cancelliere tedesco Helmut Kohl si affidò all’unico strumento conosciuto: la valuta. Fu una scelta politica rischiosa e – all’epoca – accolta con molto scetticismo negli ambienti finanziari ed accademici tedeschi, evidentemente consapevoli delle enormi conseguenze economiche che questa decisione avrebbe comportato in assenza di riforme orientate alla convergenza, e di un periodo di transizione verso l’economia di mercato.

Helmut Kohl era consapevole che la ristrutturazione di un’economia socialista pianificata in un’economia sociale di mercato richiedesse “coraggio” e “forza”, soprattutto in considerazione del poco tempo a disposizione.

Nel giro di appena 4 mesi l’accordo fu pronto e dal 1 Luglio 1990 il marco divenne ufficialmente la valuta sia dell’est che dell’ovest. Karl Otto Pöhl, presidente della della banca centrale tedesca Bunsdesbank dal 1980 al 1991, si dimise a causa di differenza di vedute col cancelliere Kohl. Rimase celebre la sua affermazione, secondo cui «penso sia un’idea molto fantasiosa e, credo sia un’illusione, ritenere che sia sufficiente introdurre il marco tedesco per risolvere anche uno solo dei problemi che ha la RDT.» Anche Hans Tietmeyer, successivo presidente della Bunsdesbank, affermò pubblicamente il proprio disappunto per un’unione monetaria alla pari tra l’Est e l’Ovest, tanto era marcata la differenza negli standard di vita al di qua e al di là del muro. «L’unione monetaria poteva funzionare solo se il tasso di cambio viene fissato a 10 a 1», cioè dieci marchi dell’Est contro 1 dell’Ovest, ebbe modo di affermare ancora a distanza di anni. Ma Helmut Kohl non aveva dubbi e, nel momento in cui si rese necessario pensare alla “ricostruzione economica” della Repubblica Democratica Tedesca, affermò risolutamente «un Popolo, una Nazione, una Moneta», e il tasso di cambio venne fissato alla pari.

La Bundesbank cominciò a rifornire le banche dell’est di denaro contante e a fari garante dei bilanci bancari dell’est, fino ad allora prive di patrimonio di vigilanza.

Immediatamente, salari, pensioni e risparmi fino a 6.000 marchi vennero convertiti 1:1. Da un punto di vista politico, si trattò di un successo: le persone erano entusiaste, perché non dovevano più muoversi ad ovest per ottenere valuta pregiata, e videro aumentata la propria ricchezza nel corso di una notte. Per mesi, la Bunsdesbank spedì tramite valuta tramite convogli, per rifornire le banche dell’est.

E’ stata sufficiente la divulgazione di un imminente accordo di unione monetaria per fermare il rischio di una fuga di massa delle persone. Il calo significativo registrato nel numero di emigranti – passati dai 74.000 di gennaio ai 64.000 nel mese di febbraio, fino ai 46.000 nel mese di marzo, e ai circa 16.000 di aprile – conferma la bontà della scelta politica estremamente coraggiosa. La riunificazione venne però pagata a caro prezzo, e il più elevato tenore di vita corrispose ad un maggior costo della vita. Infatti, appena cinque settimane dopo l’introduzione dell’unione monetaria, i prezzi dei beni erano già aumentati del 30 per cento nella ex Germania dell’Est, con punte del 50 per cento per quanto riguardava il cibo. I prodotti agricoli dell’est trovarono grandissime difficoltà a raggiungere il mercato, visto che venivano richieste solo merci dell’ovest. Secondo alcuni un tasso di cambio di 1: 3 o 1: 4 avrebbe mitigato il processo, ma non fermato. 

Helmut Kohl si disse “fermamente convinto” che l’unione monetaria avrebbe liberato la forza creativa delle persone e prodotto un nuovo miracolo economico tedesco.

Ancora oggi l’economia della Germania Est è netto ritardo rispetto all’Ovest. Ad un confronto mediante il prodotto interno lordo pro capite si vede che è circa il 70 per cento inferiore rispetto all’Ovest, mentre la produttività è di circa l’80 per cento inferiore, e il tasso di disoccupazione è più elevato di circa il doppio. Ma, all’epoca, non c’era spazio per l’indecisione o per le soluzioni temporanee. Di questo Kohl era perfettamente convinto, tanto da rivolgersi ai rappresentanti del governo socialista con queste parole: “Politicamente ed economicamente, signore e signori, questa offerta da parte del governo federale significa che, da parte nostra, siamo disposti a dare una risposta eccezionale e rivoluzionaria, agli accadimenti che sono altrettanto straordinari e rivoluzionari.”

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