Henry Ford, l’inventore che rivoluzionò l’industria automobilistica

Le automobili di Henry Ford hanno aperto la strada alla industrializzazione di massa. Il “Modello T” del 1908 è considerato ancora oggi come l’automobile che più di tutte ha rivoluzionato la produzione industriale del XX secolo, diventando il simbolo della modernizzazione degli Stati Uniti. Eppure, dietro il suo straordinario successo, vi fu un espediente semplice ed ingegnoso – noto come “catena di montaggio mobile”, che Henry Ford mutuò dai mattatoi di Chicago. Peopleconomy presenta un ritratto di questo straordinario industriale-inventore, nel 70.anniversario della sua morte.

di Matteo Olivieri

Henry Ford (1863 – 1947) iniziò la sua carriera di giovane ingegnere presso la Edison Illuminating Company, impiegando il proprio tempo nella realizzazione di una vettura non trainata da cavalli ma alimentata a benzina. I suoi sforzi vennero premiati nel 1896, quando vide la luce la prima “automobile”, che lui ribattezzò “Quadriciclo”. Si trattava di una vettura dalla struttura particolarmente semplice, se considerata in base alle categorie moderne: infatti consisteva di un telaio in metallo leggero dotato di quattro ruote di bicicletta e alimentato da un motore a benzina di due cilindri a quattro cavalli. Solo pochi anni prima, era il 1886, in Germania Carl Friedrich Benz aveva depositato il brevetto della prima vettura con motore a scoppio, chiamata Velociped, e – nello stesso anno – Gottlieb Daimler aveva presentato la sua carrozza a motore”. C’era grande euforia in tutto il mondo per le enormi possibilità che il motore a scoppio sembrava promettere, ma la produzione di automobili era assai limitata e certamente non si poteva parlare di una produzione industriale.

Il sistema della “catena di montaggio mobile” consentiva un minor utilizzo di operai, ognuno dei quali specializzato in poche operazioni semplici e ripetute.

Così, fortemente determinato a migliorare il proprio prototipo, Ford vendette il primo Quadriciclo per finanziare la costruzione di altri veicoli. Licenziatosi dalla Edison per costituire la propria azienda, denominata Detroit Automobile Company, nel 1899 arrivarono anche i primi investitori, desiderosi di commercializzare la vettura. Tuttavia, questi rimasero ben presto frustrati dall’ossessione di Henry Ford di migliorare costantemente il prototipo di automobile, e pertanto lo abbandonarono. Rimasto solo, nel 1903 Henry Ford fondò la Ford Motor Company, e – appena un mese dopo – lanciò sul mercato la prima auto Ford, il modello a due cilindri e otto cavalli, assemblata in un impianto di Detroit. All’epoca, si riuscivano ad assemblare solo un paio di automobili al giorno, grazie al lavoro di gruppi di due o tre lavoratori che le costruivano a mano assemblando pezzi ordinati da altre aziende.

Nell’ottobre del 1908 debuttò il “Modello T”, un’auto che – secondo Ford – sarebbe stata «affidabile ed alla portata di tutti». Il risultato fu subito un successo. Ma per soddisfare la domanda di mercato, superiore ad ogni aspettativa, Ford introdusse alcuni metodi organizzativi rivoluzionari per il suo tempo – mutuati dal pensiero di Frederick W. Taylor, padre del “management scientifico” – che diedero avvio alla cosiddetta “produzione di massa”. Il metodo “scientifico” era basato sull’uso di pezzi standardizzati e di parti intercambiabili, in modo da poter essere assemblati in modo rapido e ben organizzato, sulla base dei principi di divisione del lavoro. Fu così che la Ford cominciò ad affermarsi a livello internazionale come un’azienda pionieristica nei metodi di produzione. Nel 1910, Henry Ford costruì un nuovo stabilimento nel Michigan, che si sarebbe potuto ingrandire facilmente in caso di nuovi metodi di produzione. Inoltre, dal 1913, un’ulteriore innovazione fu l’introduzione della prima “catena di montaggio mobile”, ovvero un sistema di nastri trasportatori che consentiva alle automobili di muoversi lentamente lungo un percorso prestabilito, mentre intorno di nastri trasportatori gli operai assemblavano via via i pezzi. Questa innovativa tipologia di lavoro era pensata per ridurre al minimo la quantità di “movimenti sprecati”, cioè i movimenti non direttamente impiegati nella produzione dell’automobile. 

La “catena di montaggio mobile” fu la principale innovazione di Ford, che consentì enormi guadagni di produttività. Prima di allora, erano gli operai a doversi muovere intorno alle auto.

Fu lo stesso Henry Ford a raccontare che l’idea di introdurre una “catena di montaggio mobile” per automobili gli venne osservando il lavoro di alcuni operai nel mattatoio di Chicago. In quel caso infatti, le carcasse di animali si muovevano lungo nastri trasportatori in direzione degli operai, mentre nella catena di montaggio fino ad allora conosciuta, erano gli operai – raggruppati in squadre – a lavorare ognuno intorno ad un telaio di automobile. Ford capì che il metodo di lavoro “mobile” avrebbe garantito maggiori prestazioni ed una fatica minore per gli operai. Il tutto si sarebbe tradotto in maggiori guadagni. Così, cominciò a studiare il modo per eliminare ogni movimento superfluo dalle operazioni di assemblaggio dei pezzi delle automobili. 

A tal fine, Ford si consultò incessantemente con Frederick Taylor, per studiare i modi per rendere più efficiente la produzione. Tra le prime innovazioni suggerite da Taylor, che Ford volle implementare negli stabilimenti, era prevista l’installazione di piani inclinati – che grazie alla forza di gravità – facilitavano il movimento delle parti da assemblare da un’area di lavoro all’altra, evitando agli operai la fatica di sollevare pesi. Inoltre, le fasi di produzione di automobili vennero ridotte ad appena 84 passaggi. In questo modo, il tempo di il tempo di montaggio per veicolo calò dalle precedenti 12 ore ad appena 93 minuti, e questo moltiplicò le possibilità produttive e, contemporaneamente, i margini di profitto. Fu l’inizio della fortuna di Henry Ford, che coincise con i “ruggenti Anni ’20”. Il costo del “Modello T”, che era di $ 850 nel 1908, scese a $ 260 nel 1924.

“Se è il lavoro ad avanzare verso gli operai, questi impiegheranno meno tempo a muoversi”.

La produzione di massa contribuì a ridurre notevolmente il tempo di produzione delle automobili, e ciò permise di ridurre i costi e di aumentare il benessere dei lavoratori. Infatti, nel 1914, Ford riuscì ad aumentare il salario giornaliero portandolo da $ 2,34 per una giornata lavorativa di 9 ore a $ 5 per una giornata lavorativa di 8 ore. Ford si diceva convinto che questo fosse un metodo per trattenere in azienda e fidelizzare i migliori lavoratori.

Nel 1918 metà di tutte le vetture in America erano il “modello T”. Questo enorme successo consentì a Ford di costruire impianti industriali sempre più grandi, che al proprio interno ospitavano – oltre alla linea di montaggio – tutte le attività per la produzione dei componenti necessari all’industria automobilistica (fino ad allora riforniti dall’esterno), tra cui una fabbrica per la produzione di vetro, ed una acciaieria. Nel 1927, quando Ford terminò la produzione del modello T per cominciare a produrre il nuovo modello A, l’azienda aveva prodotto circa 15 milioni di modelli T e la Ford Motor Company era il principale produttore automobilistico, con impianti in tutto il mondo. Le vendite del modello A andarono bene fino al 1931, ma – anche a causa della Grande Depressione – l’azienda entrò in una fase di declino, che la portò a diventare in poco tempo il terzo produttore di automobili negli Stati Uniti, dopo la General Motors e la Chrysler Corporation. Nonostante gli alti e i bassi, la storia di Henry Ford e del “Modello T”, rimane ancora una pagina memorabile di storia industriale e di pensiero manageriale.

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1 commento

  1. I truly treasure your piece of work, Great post.

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