Eurostat, «economicamente inattivo» 1 cittadino su 4 in Europa

L’Agenzia statistica dell’Unione Europea (Ue) divulga le statistiche relative alle persone «economicamente inattive». Poco più di un quarto della popolazione europea vive al di fuori del mercato del lavoro. La percentuale più alta di persone si è registrata in Italia (35,1%), mentre la più bassa in Svezia (17,9%), a fronte di una media europea del 27,1% (UE28).

di Redazione

Eurostat informa che, nel 2016, circa 89 milioni di cittadini europei (UE) in età lavorativa compresa tra i 15 e 64 anni erano «economicamente inattivi», ovvero risultavano fuori del mercato del lavoro, e non era impiegato né disoccupato. Il dato – corrispondente a «poco più di un quarto (27,1%) della popolazione dell’UE» – comprende le persone che risultano inserite in percorsi di formazione (il 35% delle persone inattive), oppure in pensione (16%), o affetti da gravi malattie e disabilità (16%), o infine coloro che si occupavano di bambini o adulti affetti da incapacità (10%). Nella maggior parte dei casi si tratta di donne (60%), ma nel complesso quasi 8 in 10 persone inattive (78%) hanno dichiarato di non voler lavorare.

Nel’UE28, la percentuale di persone «economicamente inattive» è pari al 27,1%, corrispondente al 21,5% di uomini e al 32,5% donne. In Italia la percentuale più alta di tutta l’Unione Europea (35,1%).

Il livello di istruzione sembra svolgere un ruolo determinante nell’accesso o nell’esclusione dal mercato del lavoro, in quanto la percentuale di persone inattive diminuisce all’aumentare del livello di istruzione. Infatti, mentre quasi la metà (47%) di persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni, dotate di un basso livello di istruzione (secondaria) erano inattive, la percentuale è scesa al 24% tra coloro che hanno un diploma di istruzione secondaria superiore, e è scesa ulteriormente al 12% nella parte di popolazione con un livello di istruzione terziaria (laurea o oltre).

Tra tutti gli Stati membri dell’UE, l’Italia (35,1%) ha registrato la più alta percentuale di persone al di fuori del mercato del lavoro, seguita da Croazia e Romania (entrambe al 34,4%), poi Belgio (32,4%) e Grecia (31,8%). Invece, la percentuale più bassa è stata registrata in Svezia (17,9%), poi Danimarca (20,0%) e Paesi Bassi (20,3%). Nel confronto con le altre grandi economie europee, si registra il 28,6% della Francia, il 25,8% della Spagna, e il 22,1% della Germania.

In tutti gli Stati membri dell’UE la percentuale di persone «economicamente inattive» è stata più elevata tra le donne che tra gli uomini, sebbene le proporzioni differiscano di molto da uno Stato all’altro. Per esempio, in Italia – a fronte di una media del 35,1% – la percentuale di uomini «economicamente inattivi» è del 25,2% mentre per le donne è del 44,8%, a fronte di una media europea (Ue28) pari al 27,1% corrispondente al 21,5% di uomini e al 32,5% donne. Anche nell’area dell’euro (Ue19) la percentuale è sostanzialmente identica (27,2%), corrispondente al 21,7% per gli uomini e al 32,6% per le donne.

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