Istat, «Aumenta la povertà assoluta fra le famiglie con 3 o più figli minori»

Nel 2016 le famiglie “sicuramente” povere sono il 5,6% del totale, una quota che sale al 10,5% nel Mezzogiorno. Quelle “sicuramente” non povere sono invece l’82,4% del totale, una percentuale che varia dal 90,1% nel
Nord, all’ 84,8% nel Centro e al 69,2% nel Mezzogiorno.

di Redazione

L’Istat stima in 1 milione e 619 mila le famiglie italiane che nel 2016 vivono in condizione di povertà assoluta, cioè non in grado di acquistare un paniere di beni e servizi considerati essenziali «per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.» Tale valore – che varia in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza – corrisponde al 6,3% delle famiglie residenti e al 7,9% degli individui (4 milioni e 742 mila individui).

L’incidenza della povertà assoluta tra i giovani è più che triplicata rispetto al 2005 (10,0% contro 3,1%), e cresce nel tempo anche fra gli adulti tra i 35 e i 64 anni (da 2,7% del 2005 a 7,3%) mentre è in diminuzione tra gli anziani (4,1% contro 4,5% nel 2005).

Il “numero di famiglie in povertà assoluta” ritorna così ai livelli del 2013 (quando erano 1 milione 615 mila), mentre il “numero degli individui in povertà assoluta” registra invece il valore più alto dal 2005, visto che la povertà assoluta è andata progressivamente aumentando tra le famiglie con quattro componenti e tra quelle con almeno un figlio minore.

In termini di incidenza, la povertà assoluta sale soprattutto tra le famiglie con tre o più figli minori, portandosi dal 18,3% del 2015 al al 26,8% del 2016, un valore corrispondente a 137 mila 771 famiglie ed a 814 mila 402 individui. La povertà assoluta aumenta anche fra i minori, dal 10,9% a 12,5% (1 milione e 292 mila individui nel 2016). Le statistiche confermano che l’incidenza della povertà assoluta diminuisce al crescere dell’età della persona di riferimento in famiglia, e diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento in famiglia. In questo caso, i valori di povertà assoluta variano dall’8,2% se la persona di riferimento ha al massimo la licenza elementare, al 4,0% se è almeno diplomata. Secondo l’Istat, «la posizione professionale della persona di riferimento incide molto sulla diffusione della povertà assoluta. Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), confermando quanto registrato negli anni precedenti».

Tra le persone in povertà assoluta si stima che le donne siano 2 milioni 458 mila (7,9%), i minori 1 milione 292 mila (12,5%), i giovani di 18-34 anni 1 milione e 17 mila (10,0%) e gli anziani 510 mila (3,8%).

Il Mezzogiorno si conferma l’area del Paese con l’incidenza più elevata (8,5%), mentre – in termini di crescita percentuale – è nel Centro Italia che nell’ultimo anno si è registrato l’incremento più significativo (con un valore passato dal 4,2% del 2015 al 5,9% del 2016). Per quanto riguarda i gruppi sociali, l’incidenza della povertà assoluta più elevata rispetto alla media nazionale si registra tra le “famiglie a basso reddito con stranieri”, che rappresentano il 31,9% di tutte le famiglie povere in termini assoluti e il 36,5% degli individui poveri. Il dato desta particolare preoccupazione perché è in netto peggioramento rispetto ai valori del 2014 e del 2015. Invece, le “famiglie a basso reddito di soli italiani” hanno un’incidenza di povertà assoluta del 10,9% (in miglioramento rispetto al 12,8% del 2015 ma più alta rispetto all’8,8% del 2014) e rappresentano l’11,6% del totale delle famiglie povere.

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *