Svimez, «si consolida la crescita del Sud»

Presentate alla stampa le Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2017, contenenti un’analisi preliminare sugli andamenti dell’economia italiana per aree territoriali e per singole regioni. Andamenti differenziati del PIL tra le regioni del Mezzogiorno, dove crescono i consumi e gli investimenti privati, ma calano gli investimenti pubblici. Le previsioni economiche per il 2017 indicano un aumento del PIL dell’1,1% al Sud e dell’1,4 % nel Centro-Nord, soprattutto trainato dalla ripresa della domanda interna.

di Matteo Olivieri

E’ un Mezzogiorno “a due facce” quello presentato dallo SVIMEZ nelle Anticipazioni al rapporto 2017, pubblicato ieri ma che sarà disponibile in versione completa soltanto il prossimo autunno. Da un lato il PIL, che nel 2016 è cresciuto dell’1%, più che nel Centro-Nord (dove è stato pari a +0,8%); dall’altro lato gli innumerevoli problemi, tra cui il «persistente aumento di povertà e diseguaglianze», come pure il «forte calo degli investimenti pubblici al Sud», che nell’anno appena trascorso «ha toccato nel Sud il punto più basso della sua serie storica, appena 13 miliardi, pari allo 0,8% del PIL.»

La lunga fase di crisi tra il 2008 e il 2015 ha ampliato ulteriormente il divario tra il Nord ed il Sud del Paese. Secondo SVIMEZ, «il Mezzogiorno, agli attuali ritmi, recupererà i livelli pre-crisi del 2008 dieci anni dopo il Centro-Nord».

E se nel 2015 si era registrata una «fase di accelerazione della spesa pubblica legata alla chiusura della programmazione dei Fondi strutturali 2007-2013, per scongiurare la restituzione delle risorse comunitarie», nel 2016 lo SVIMEZ conferma la «severa contrazione della spesa pubblica in conto capitale»,  con un declino «inarrestabile» degli investimenti pubblici (soprattutto quelli ordinari e quelli collegati al risparmio delle spese correnti da parte della Pubblica Amministrazione), e con il «conseguente effetto sostitutivo di investimenti finanziati coi Fondi europei». A trainare la crescita del Mezzogiorno è stata quindi soprattutto la ripresa della domanda interna, cioè sia la componente legata all’aumento dei consumi che degli investimenti privati. In particolare, nel Mezzogiorno i consumi finali interni nel 2016 sono cresciuti dell’1% (in aumento rispetto al 2015, quando sono stati 0,6%), un aumento inferiore rispetto a quello registrato nel Centro-Nord (1,3%), ma dove si è pure rilevata «una lieve flessione rispetto al 2015 (1,4%)».

Nel settore dell’industria in senso stretto, la produttività del lavoro media nel Mezzogiorno è circa il 30% inferiore a quella del resto del Paese. Un calo della produttività di ben 11 punti percentuali rispetto all’inizio della crisi.

Il parziale recupero dell’economia del Mezzogiorno rispetto alla crescita italiana nel suo complesso, appare tuttavia «molto più lento se confrontato con l’Area dell’Euro, dove la crescita è stata doppia (1,8%) e con l’intera Unione Europea, dove è stato ancora maggiore (+1,9%)». Secondo lo SVIMEZ, quindi, ha continuato ad allargarsi la «forbice di sviluppo con l’Europa». Numeri allarmanti, se si considera che «dall’inizio della crisi nel 2008, il divario cumulato con l’Area dell’Euro è aumentato di oltre 10 punti percentuali, con l’Unione Europea di oltre 12 punti. Nel quindicennio 2001 – 2016 la caduta del Pil cumulato al Sud è stata del -7,2%, a fronte di una crescita del 23,2% dell’Ue a 28». E poi ancora, si aggiungono i soliti problemi di povertà, spopolamento e di emigrazione. «Il Sud non è più un’area giovane – si legge nel rapporto – né tanto meno il serbatoio di nascite del resto d’Italia» Infatti, negli ultimi 15 anni, al netto degli stranieri, «la popolazione meridionale è diminuita di 393 mila unità, mentre è aumentata di 274 mila nel Nord». E ancora: «nel 2016 circa 10 meridionali su 100 sono in condizione di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel CentroNord. L’incidenza della povertà assoluta al Sud nel 2016 cresce nelle periferie delle aree metropolitane e, in misura più contenuta, nei comuni con meno di 50 mila abitanti».

Secondo SMIVEZ, «L’aumento dell’occupazione e dei redditi reali da lavoro con la ripresa 2015- 2016 si accompagna nel biennio ad un aumento delle persone in condizioni di povertà assoluta sia nel Mezzogiorno sia ed in maggior misura nel Centro-Nord.»

Tra le regioni del Meridione che hanno visto le migliori performance, vi sono la Campania, che – secondo lo SVIMEZ – «è la regione italiana, e non solo meridionale, che ha registrato nel 2016 il più alto indice di crescita del PIL (2,4%), e la Basilicata, che si conferma la seconda regione del Mezzogiorno quanto a percentuali di crescita e una delle prime d’Italia (anche se il PIL rallenta dal 5,4% del 2015 al 2,1% del 2016).  Per quanto riguarda la Calabria, il cui Pil nel 2016 si è attestato su +0,9%, «ha vissuto un’annata agricola particolarmente negativa (-8,9%) mentre ha registrato un andamento favorevole nell’industria (+8,2%), con i servizi (+0,7%) che confermano l’aumento positivo registrato nel biennio precedente.»

Infine, per il 2017, lo SVIMEZ prevede che il PIL aumenti dell’1,1% al Sud e dell’1,4 % nel Centro-Nord, salvo poi rallentare ulteriormente nel 2018, attestandosi su valori pari rispettivamente allo 0,9% nel Mezzogiorno e all’1,2% nel Centro Nord. Tuttavia, «l’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia relativa all’aumento delle aliquote Iva nel 2018 per circa 15 miliardi» causerebbe un vero tracollo per l’economia del Sud. «Sarebbe l’economia meridionale a subire l’impatto più negativo – conclude il rapporto – in quanto nel biennio 2018 – 2019 il Pil del Sud perderebbe quasi mezzo punto percentuale di crescita (-0,47%), due decimi di punto in più rispetto al calo di prodotto presunto nel Centro-Nord (-0,28%).»

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