“Il nuovo ruolo dell’artigianato e la Strategia Per Le Aree Interne 2014/20 della Regione Calabria”.

Pubblichiamo integralmente l’intervento dell’economista Matteo Olivieri, tenuto nel corso dell’evento del 5 agosto 2017 promosso da Confartigianato a Cerisano (Cs).

di Matteo Olivieri

Buonasera a tutti, e grazie per questo invito, che mi da la possibilità di ritornare nella terra dei miei nonni per parlare di un argomento molto importante. Girando per la Calabria, noto che c’è un rinnovato interesse verso l’artigianato, e questa rinascita, a mio avviso non è casuale ma frutto di una decisione matura e consapevole. Infatti, dopo decenni di politiche industriali fallimentari e di speranze illusorie che non hanno inciso né sulla struttura produttiva della Calabria, né sul livello di cultura imprenditoriale, i calabresi stanno capendo che l’artigianato può rappresentare una opportunità per ripartire investendo su sé stessi, su ciò che si sa fare, su ciò che c’è e che la Calabria offre, e non – invece – su ciò che ci piacerebbe ci fosse.

Il PSR Calabria è connesso alla cosiddetta “Strategia Europa 2020”, la strategia dell’Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva quale fattore essenziale dello sviluppo economico.

Artigianato, pertanto, non come scelta di ripiego, ma come opportunità concreta tramite cui rilanciare i nostri territori. Buona parte di questo rinnovato interesse verso l’artigianato nasce all’interno di una fitta rete di associazioni locali, sensibili ai valori ambientali e portatrici di istanze sociali e culturali come la preservazione del capitale naturale, il non utilizzo di pesticidi o di altre sostanze chimiche che inaridiscono i suoli, e la reinterpretazione in chiave moderna degli antichi mestieri. Spesso i fermenti culturali sottostanti a questa “rinascita” dell’artigianato si alimentano di apporti scientifici del mondo universitario, grazie a cui si nutrono e con cui si contaminano. Questa cosa non deve sorprendere. In effetti, l’artigianato si presta a riflessioni culturali molto interessanti, che coinvolgono tra l’altro ambiti come l’economia, la sociologia, la filosofia e la tecnologia.

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Queste due componenti, dicevo, sono una novità che non si riscontra nei tentativi – tutti fallimentari – di sviluppo industriale di questa regione. Infatti, ancora oggi assistiamo ad importanti iniziative economiche che non hanno alcun contatto col territorio né producono apprezzabili ricadute sull’economia reale (il caso forse più eclatante è il porto di Gioia Tauro, dove le merci provenienti da tutto il mondo neppure toccano il suolo calabrese). Così, dopo che per decenni si è pensato che le caratteristiche di un territorio fossero irrilevanti e che per creare sviluppo economico bastasse incentivare le relazioni tra imprese, adesso ci si sta rendendo conto che il territorio è la risorsa essenziale per lo sviluppo, e che bisogna incentivare la creazione di legami tra imprese e territori, perché è nei territori che nascono quei fattori della competizione che si affermano nell’economia moderna. L’artigianato quindi parte avvantaggiato in questa sfida di rinnovamento culturale dell’economia calabrese, ed è ormai lontano il tempo in cui l’artigiano viveva il proprio lavoro con una sorta di complesso di inferiorità.

Il POR Calabria è costruito su 14 assi, che spaziano dalla ricerca allo sviluppo ell’agenda digitale e alla prevenzione dei rischi idrogeologici, ma in nessuno di essi compare la parola “artigianato”.

Ma fronte di queste prospettive che ho delineato e che si intravedono all’orizzonte, purtroppo non mi pare che la Regione Calabria abbia compreso compiutamente quale sia la posta in gioco e quale ruolo attivo possa svolgere l’artigianato per lo sviluppo della nostra terra. Sono arrivato a questa conclusione dopo aver constatato che la parola “artigianato” non compare tra i 14 assi prioritari del Programma Operativo Regionale (POR) 2014/20 (finanziato tramite il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale-FESR). E neppure compare tra le 16 misure del Programma di Sviluppo Rurale (PSR), che è finanziato interamente tramite il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale-FEASR, che si rivolge esclusivamente alle “aree interne”. Al riguardo va detto che la “Strategia regionale per le aree interne” ha indicato 10 zone potenzialmente qualificabili come “aree interne” (Cerisano e le Serre cosentine non risultano fra queste), e ha individuato nel Reventino-Savuto l’area in cui cominciare prioritariamente la sperimentazione. Le altre aree individuate nella Strategia per le Aree Interne (sebbene, al momento senza copertura finanziaria) sono il Pollino occidentale, il Pollino orientale, la Sila orientale, la Valle dell’Oliva, la Presila catanzarese, il Reventino-Savuto, le Serre calabresi, il Versante ionico-Serre, Aspromonte, e area grecanica. Questo vuol dire che alcuni “pezzi” di questa regione non potranno mai beneficiare di fondi per supportare l’artigianato, semplicemente perché sono esclusi da qualsiasi criterio preso a riferimento. Stesso discorso per le risorse messe a disposizione dal programma Fondo sociale europeo (FSE), che va a finanziare le categorie sociali a rischio di povertà o di esclusione, o programmi di apprendimento permanente.

Il PSR Calabria prevede interventi su 6 priorità: promozione dell’innovazione e delle competenze nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali, accrescimento della redditività delle aziende agricole, costituzione di filiere agroalimentari, salvaguardia della biodiversità, uso efficiente delle risorse, promozione dello sviluppo economico nelle zone rurali.

L’unico modo che rimane per finanziare l’artigianato è la via indiretta attraverso il programma LEADER del PSR (per il quale è necessario costituire preliminarmente una rete di partenariati pubblico-privati o associazioni di imprese con impresa capofila). Questo però vuol dire che l’artigianato non viene riconosciuto come una leva autonoma di sviluppo economico, ma solo come una leva subordinata alla presenza di talune caratteristiche, che però non è detto che siano sempre presenti in ciascun territorio. Per esempio, i fondi FEASR vanno a finanziare interamente le “aree interne”, ma le Serre cosentine non sono un’area interna. Oppure, i nostri artigiani non sono disoccupati né fanno parte di altre categorie sociali svantaggiate, bensì persone che cercano di esprimere il proprio talento nella produzione di manifatti. Pertanto, territori come Cerisano rischiano di non risultare beneficiari di alcun contributo comunitario, nonostante l’enorme tradizione artigianale rinvenibile in questo territorio sia conosciuta ed apprezzata da tutti.

E qui vengo alla conclusione del mio intervento, facendo rilevare come l’artigianato di cui parliamo oggi e che vediamo davanti ai nostri occhi negli allestimenti degli espositori, non è l’artigianato di cui si sta interessando l’agenda comunitaria 2014/20: noi parliamo di micro-imprese o di singole persone che si mettono in gioco per restare sui territori e per trasformare una passione in un lavoro per sé e per altri; loro invece parlano di parametri, griglie e tabelle, che finiscono per avvantaggiare alcuni territori o produzioni e svantaggiarne altri. Senza capire che l’artigianato – in tutte le sue forme – è il prodotto di un territorio, ed è il territorio che produce “ecosistemi imprenditoriali”. Infatti, mentre i distretti agroalimentari mettono al centro i prodotti, i territori mettono al centro la qualità delle relazioni socio-economiche, in grado di produrre nuove opportunità a cascata sugli stessi territori. Da economista, pertanto, mi aspetterei che i fondi comunitari venissero utilizzati per premiare il talento, ovunque esso sia reperibile, e non invece impiegati sulla base di una ripartizione territoriale operata sulla base di criteri opinabili.

Come si sa, l’attuale agenda comunitaria è vincolata fino al 2020 e, pertanto fino a quella data avremo le mani legate. Bisognerà sperare che nelle maglie dell’attuale agenda si trovino risorse da veicolare in aree della Calabria attualmente escluse dall’accesso alle grandi risorse. Speriamo che prima del prossimo ciclo di fondi comunitari (se mai ci sarà, visto che – a quanto pare – potrebbe essere l’ultimo) possa aprirsi una vasta discussione pubblica, per capire come impostare il prossimo ciclo di programmazione comunitaria e fare in modo che si punti finalmente ad una crescita economica in questa regione che sia davvero efficace ed inclusiva.

 

 

 

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