Incendi in Calabria, anomalie nel bando PSR-Misura 8

A distanza di una settimana dall’articolo-denuncia dell’economista Matteo Olivieri, alcuni punti sono stati ormai messi in chiaro nella intricata vicenda dei bandi “Misura 8” del PSR Calabria 2014/20. E lo scenario che emerge è fortemente preoccupante. Proviamo così a ricapitolare i fatti definitivamente acquisiti dall’opinione pubblica, e sui quali vale la pena continuare a riflettere.

di Matteo Olivieri

Tutto è cominciato giorno 25 agosto, quando ho denunciato l’esistenza di possibili rischi di “azzardo morale” alla base dei ripetuti incendi che hanno colpito la Calabria, ipotizzando una connessione con la proroga del bando “Misura 8” del PSR Calabria 2014/20, di cui chiedevo la revoca immediata. L’articolo, che ha subito ricevuto ampia risonanza mediatica, ha acceso i riflettori sul tema proprio quando la popolazione era esasperata dal continuo ripetersi dei roghi. A seguito dell’articolo, si è registrata pure la reazione rabbiosa del Presidente della giunta regionale Calabrese Mario Oliverio, tanto che giorno 28 agosto – pensando di fare cosa buona – ha dichiarato che «nessun finanziamento sarà concesso sulle aree interessate da incendi. La legge 353 del 2000 lo vieta espressamente. Lo stesso bando regionale sulla forestazione fa esplicito riferimento all’art. 10 della legge 353/2000 che fa divieto di finanziamenti pubblici per interventi nelle aree interessate da incendi. Alcuni irresponsabili più o meno interessati ad imbastire speculazioni e strumentalizzazioni politiche stanno seminando notizie false e prive di fondamento.»

In una nota diffusa sui social network, il Governatore Oliverio ricorda l’esistenza di vincoli sulle aree percorse dal fuoco. Ma dimentica di citare le deroghe previste dall’art. 10, comma 1 della legge 353/2000.

Le dichiarazioni del Governatore Oliverio non hanno spento però le polemiche, semmai le hanno alimentate. Infatti, il consigliere regionale e Presidente della Commissione Ambiente Domenico Bevacqua, nello stesso giorno ha depositato una proposta di legge regionale per recepire anche in Calabria la legge in materia di incendi 353/2000, citando il fatto che «da 17 anni la Calabria manca di recepire la legislazione nazionale sugli incendi: si tratta di un vuoto legislativo che intendo colmare, depositando lunedì mattina (28 agosto, ndr) un’apposita proposta finalizzata ad attuare anche nella nostra regione la Legge 353 del 2000 (Legge quadro in materia di incendi boschivi)» e affermando tra l’altro che «la Regione Calabria, assisterà i Comuni nella redazione del catasto incendi e disporrà forme specifiche di penalità a valere sulla partecipazione a bandi e finanziamenti regionali per i Comuni che non ottemperano. Le dichiarazioni del Presidente Bevacqua sono apparse subito come una smentita di quanto affermato poco prima dal Governatore Oliverio, soprattutto perché la legge 353/2000 prevede l’istituzione del «catasto incendi», che – evidentemente – non esiste in Calabria.

Per Francesco Falcone, Presidente di Legambiente Calabria, «Per quanto ci riguarda lo scandalo vero del bando e della misura 8 del PSR regionale non è solo l’ambiguità con cui è scritto, che lascia spazio a pericolose interpretazioni per cui ne chiediamo il ritiro, ma anche il fatto che il bando da la possibilità di realizzare interventi senza i Piani di gestione forestale approvati e non sanzioni i Comuni che non fanno rispettare i vincoli della Legge n. 353/2000».

Se dunque non esiste un catasto degli incendi, oppure c’è ma non è uno strumento affidabile, come potranno i Comuni certificare «che la superficie oggetto dell’intervento è compatibile con il vincolo di non intervento previsto dalla normativa vigente in materia di incendi», per come richiesto dal bandi della Misura 8? I dubbi sono diventati certezza a seguito dei comunicati stampa di Legambiente Calabria e di Italia Nostra Calabria, entrambi i quali hanno confermato che i vincoli previsti dalla legge 353/200 sono superabili «per particolari situazioni di dissesto o tutela del territorio», e che l’obbligo dei Comuni di ottemperare al censimento delle aree percorse dal fuoco nell’ultimo quinquennio (prevedendo altresì l’aggiornamento del catasto con decadenza annuale) rimane largamente disatteso. Per ultima è arrivata giorno 2 settembre la conferma definitiva da parte di Franco Rossi, assessore regionale alla pianificazione territoriale e urbanistica della Regione Calabria, il quale ha affermato che «la legge 353 del 2000 ha istituito il “catasto delle aree percorse dal fuoco” sancendo un preciso obbligo in capo ai Comuni. Eppure, sono moltissimi i Comuni che non adempiono all’obbligo di introdurre il Catasto <degli incendi> o non lo aggiornano costantemente». 

Insomma, ce ne è abbastanza per richiedere il ritiro immediato del bando Misura 8, che sembra essere stato emanato nella più totale assenza di base giuridica oggettiva e riscontrabile, ma soprattutto per la presenza di elementi di valutazione di fatto discrezionali. La presenza di tali anomalie riporta la questione al merito dei requisiti previsti dal bando “Misura 8”, dalla cui lettura emergono strane coincidenze. 

Per Carlo Tansi, direttore della Protezione Civile della Calabria, «è stata una lotta impari: non si fa in tempo a spegnere un incendio, dopo giorni di lavoro stremante e ininterrotto, che nella stessa zona ne ripartono altri contemporaneamente, appositamente orchestrati per mettere in crisi il sistema preposto allo spegnimento degli incendi».

Un primo aspetto riguarda l’ubicazione dei terreni eleggibili per il finanziamento. Secondo quanto scritto nel bando, la zona «oggetto dell’intervento» deve essere «superficie non agricola o, nel caso di superficie agricola, che la stessa sia incolta da almeno cinque anni e non sia sottoposta a ordinarie lavorazioni agricole da almeno cinque anni prima della presentazione della domanda». Questo aspetto è molto importante perché potrebbe spiegare – a mio avviso, molto bene – come mai una parte degli incendi sia scoppiata in boschi o in terreni incolti, più o meno prossimi a boschi o a ridosso dei centri abitati, come nel caso degli incendi che hanno riguardato i Comuni di Luzzi e di Rose, entrambi in provincia di Cosenza.

Un secondo aspetto riguarda la documentazione da produrre per partecipare al finanziamento. Infatti, ancora una volta il bando ci informa che occorre produrre un «atto di conferimento incarico professionale al tecnico progettista per la progettazione e la direzione dei lavori». Questo aspetto è molto importante perché il bando in questione finanzia «opere di rinfoltimento e/o rimboschimento», nonostante quanto affermato dalla Federazione Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Calabria, che – intervenuta sulla questione con un comunicato stampa – ha inteso affermare: «ripetiamo, si parla di Imboschimento e NON di Rimboschimento, una precisazione che non è solo accademica, ma è molto significativa poiché la misura in questione non finanzia interventi su aree boscate danneggiate rispettando quindi la legge 353 del 2000.»

Il bando “Misura 8” è articolato in 5 sub-misure, per un totale di 70,4 milioni di euro. E’ possibile partecipare al bando presentando progetti che si riferiscano a più sub-misure contemporaneamente.

Come si legge nel citato comunicato stampa, la Federazione parla «limitatamente all’intervento 8.1.1» (che riguarda il «sostegno alla forestazione/all’imboschimento»), mentre evita di parlare completamente delle submisure 8.3.1. («Prevenzione dei danni da incendi e calamità naturali ») e 8.4.1. («Ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici») per le quali nel bando regionale è chiaramente specificato che si prevede anche un sostegno per «interventi selvicolturali finalizzati alla prevenzione, gestione e/o ripuliture di aree di dimensioni contenute, anche accorpate attraverso opere di rinfoltimento e/o rimboschimento». Perché dunque una Federazione di ordini professionali ha inteso entrare nel dibattito pubblico per dire solo mezze verità? Forse non conoscono bene il bando per il quale sono chiamati a progettare gli interventi o a dirigerne i lavori? Anche su questo sarebbe necessaria maggiore chiarezza.

Un terzo aspetto riguarda la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) dei progetti di competenza delle Regioni. Per esempio, nel caso di «forestazione di una superficie superiore a 20 ettari» o di «deforestazione allo scopo di conversione di altri usi del suolo di una superficie superiore a 5 ettari», la Regione Calabria – con il D.G.R. n. 577 del 30/12/2015 – ha escluso la necessità della procedura di “verifica di assoggettabilità” a Valutazione di Impatto Ambientale nelle zone montuose ed in quelle forestali. Come si sa, la gran parte degli incendi di vaste dimensioni hanno interessato proprio queste zone, soprattutto i Comuni di Longobucco e di Rose, entrambi in provincia di Cosenza. Si tratta di un’ulteriore “macabra” coincidenza di questo contestatissimo bando “Misura 8”.

Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile calabrese, il 68% del territorio comunale di Rose, è stato interessato da incendi nell’estate 2017. Il Comune di Rose è classificato come «Comune montano».

Un ulteriore aspetto riguarda poi la dotazione finanziaria del bando. Infatti, oltre ai 70,4 milioni di Euro complessivi già previsti per la Misura 8, «l’Amministrazione si riserva la facoltà di integrare le risorse assegnate qualora se ne verifichino le possibilità». Questo vuol dire che la dotazione finanziaria potrebbe lievitare nel caso in cui – per esempio – le domande fossero superiori al previsto. Inoltre, è opportuno ricordare che – al fine di programmare la propria spesa comunitaria 2014/20 – la Regione Calabria ha optato per una piattaforma multifondo, per cui ciascun intervento è suscettibile di doppio finanziamento con altri fondi comunitari, segnatamente il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) ed il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). E la elencazione delle anomalie potrebbe continuare. Quel che invece tocca sottolineare è che la già ricca disponibilità di fondi connessi al «ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici» oppure alla «prevenzione dei danni da incendi e calamità naturali » potrebbe crescere a dismisura, alimentando così gli appetiti di eventuale gente senza scrupoli, interessata più ai soldi che alla tutela del patrimonio naturalistico calabrese.

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