Una Calabria povera, bella e sconvolgente?

Il quotidiano francese Le Monde ha dedicato ad Agosto un intero articolo alla Calabria, definita “povera, bella e sconvolgente“. Ma cosa significano realmente questi tre aggettivi? Lo abbiamo chiesto a Pierfrancesco Coscarelli, bocconiano, consulente direzionale nei settori dei viaggi e del lusso. Ecco che cosa ci ha detto.

di Pierfrancesco Coscarelli

Dopo la sorpresa di ritrovare la nostra bellissima e, spesso bistratta, regione tra le destinazioni da scoprire del 2017 proposta dal New York Times, ecco una seconda sorpresa, questa volta dai cugini d’oltralpe de Le Monde che definiscono la nostra terra – riprendendo una delle traduzioni più citate – povera, bella e sconvolgenteL’utilizzo di questi tre aggettivi, a mio avviso molto calzanti, fatta eccezione per la traduzione “sconvolgente” su cui rifletterò dopo, mi ha portato anche ad alcune considerazioni su quello che ha da offrire il turismo calabrese oggi.

Secondo i dati contenuti nel recentissimo “Eurostat regional yearbook 2017”, in Italia il turismo si dirige soprattutto verso borghi, aree rurali, e le città. Una opportunità per la Calabria?

Un turismo che, a stagione estiva 2017 praticamente conclusa (ed è un peccato considerarla finita già a settembre!), ha registrato un record di presenze che da tempo mancava nelle nostre statistiche e che mostra anche come il turismo calabrese abbia ancora chance di attrarre e produrre ricchezza sul territorio. Tornando agli aggettivi, il povera del giornale è strettamente legato alle condizioni di ricchezza economica reale del territorio. Un territorio in cui ancora si assiste a tassi di disoccupazione assurdi rispetto alla media nazionale, in cui il PIL pro capite è parimenti basso e in cui, appunto, questa terra povera ma ricca di opportunità è ancora una via di fuga per tante persone che, come me, hanno dovuto scegliere di andare altrove per poter perseguire le proprie ambizioni professionali.

No man’s land en périphérie de San Nicola, près de la côte tyrrhénienne.
Questa foto correda l’articolo di Le Monde «La Calabre, pauvre, belle, nonchalante» del 30 agosto scorso.

Una terra che, però, nella sua povertà ha a mio avviso anche la forza per poter rinascere e rafforzarsi andando a capitalizzare proprio su quegli elementi – l’agroalimentare in primis – che, rispetto all’industria, potrebbe rappresentare uno dei volani della promozione turistica calabrese, come peraltro sottolineato dallo stesso New York Times a inizio anno. Un agroalimentare a volte eroico e che ha saputo tradurre alcuni dei suoi prodotti – penso al bergamotto e alla liquirizia e al cedro – in ambasciatori della Calabria nel mondo.

Una Calabria bella, bella da far perdere la testa grazie alla ricchezza della sua terra, alla varietà della sua orografia che spazia dall’asprezza del Pollino e dell’Aspromonte e della Sila, ai morbidi lidi delle coste Ioniche e tirreniche, alla lentezza dei borghi dell’entroterra, alla ricchezza dei centri storici delle sue città più grandi come Cosenza.

Una Calabria nonchalant che più che sconvolgente definirei naif e soprattutto lenta. Ma lenta nel senso più positivo del termine. Una lentezza che permette a chi la visita e ne ha il tempo di assaporarne l’attimo, perdersi nei suoi tramonti, gustare le ricchezze che la sua aspra e povera terra offre, che sa lasciarsi conquistare dalla ospitalità – a volte solo apparentemente burbera della sua gente e sa godere delle sue attrattive 365 giorni l’anno.

Secondo Eurostat, la Calabria si conferma tra le regioni d’Europa con la più bassa presenza turistica in strutture ricettive. 

Attrattive che, però, per essere davvero fruibili dovranno a mio avviso anche essere facilmente e a costi ragionevoli raggiungibili dai tutti i turisti desiderosi di esplorare questo territorio selvaggio e unico. Un problema, quello infrastrutturale, che costituisce ancora a mio avviso il principale ostacolo allo sviluppo turistico della regione.

Poco importa  avere acquisito la Certificazione di ospitalità per il turismo cinese se dei tre aeroporti della regione, solo uno funziona bene ma con pochi e cari collegamenti. Poco importa avere questa esposizione mediatica se la rete stradale è ancora carente, l’alta velocità un miraggio e la lentezza tanto decantata poco fa diventa poi, al momento dell’accesso, l’ostacolo principale alla scoperta della nostra terra.

Pierfrancesco Coscarelli, dopo la laurea in economia alla Bocconi, ha operato come consulente direzionale assistendo primarie aziende italiane e internazionali, in progetti di strategia e marketing dei settori automotive, travel & transport, IT & Telecom. È stato lecturer di marketing strategico presso l’Università ESADE di Barcellona, di economica politica presso l’Università Statale di Milano e docente di web marketing nel Master Five Stars in Hotel Management promosso da LUISS Business School. Dopo aver ricoperto il ruolo di Market Analysis e Web Manager della Collezione di hotel di lusso Eleganzia, attualmente è consulente freelance in digital marketing per conto di alcune delle principali strutture di lusso indipendenti in Italia.

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6 commenti

  1. Signor Coscarelli concordo con l’assunto che le infrastrutture comunicative determinano di fatto la raggiungibilitá o meno di una destinazione e che la Calabria si distingue per il non aver mai potuto godere di un’adeguata attenzione in merito, ma tutto ciò è frutto di un disegno politico ben preciso, ma non è questo il luogo adatto per una adeguata trattazione. Tuttavia, a dispetto di ció, c’è un trend in crescita che è quello del viaggiatore in cerca di luoghi fuori dai circuiti del turismo di massa. È il viaggiatore straniero, ma non solo, che noleggia un auto nell’aeroporto dove abbia trovato un volo vantaggioso e si reca nel sud Italia – Calabria compresa – per scoprirne gli aspetti più inediti e non retorici, dove soggiornare in piccole strutture ricettive a conduzione familiare e fare esperienza della cultura e dello stile di vita di una comunità. Questo movimento non è di certo considerato dalle statistiche di cui cita, e che invece sta determinando un cambio di rotta e delineando il profilo di una Calabria ospitale, accogliente e in grado di creare e gestire occasioni di soggiorno esperienziali dove non è il 5 stelle o il luxury ad avere la meglio, ma il grado di coinvolgimento e condivisione che i gestori della ricettività, seppur piccola e gli operatori turistici e culturali sono in grado di offrire nella proposta di soggiorno. Purtroppo, sento e leggo sempre analisi su grandi numeri, su villaggi turistici e hotel 5 stelle che forse dovrebbero fare uno sforzo maggiore nel proporre una fruizione del territorio più immersiva, rivolgendosi ad operatori turistici e culturali che vivono il territorio, che lo conoscono e sanno proporre le giuste chiavi interpretative. I dati statistici non prendono in considerazione il turismo nei piccoli paesi e borghi di Calabria che si stanno arricchendo di nuove forme di ospitalità (nuove per la Calabria) come alberghi diffusi o community turistiche in paesi di 700 anime.
    I dati statistici non vanno bene per la Calabria. Perché in Calabria ci arrivi in automobile e la vivi e la conosci visitando i piccoli borghi tra i monti e il mare dove è possibile ritrovare se stessi e sentirsi a casa,

    1. Cara Stefania,

      grazie per il commento e per la sua analisi critica sul turismo esperienziale su cui concordo pienamente. Il mio punto sulle infrastrutture però è riferito ad un problema che non affligge solo il turismo di massa ma anche il micro-turismo di qualità di cui la nostra amata regione potrebbe beneficiare. Tipologia di turismo, o meglio di viaggio che è sempre più apprezzato dal pubblico internazionale (anche di lusso) che però per accedervi ha bisogno di una rete infrastruttura degna di essere chiamata tale. Le faccio un esempio nell’Umbria o nella Val d’Orcia, luoghi “lenti” da visitare assolutamente in auto ma che sono più “connesse” e quindi accessibili grazie all’alta velocità e ad un sistema aeroportuale efficiente. La ringrazio per il commento!

  2. Pierfrancesco Coscarelli, ma Lei da quanto manca in Calabria? Dovrebbe venire in vacanza quaggiù, scegliere un bell’agriturismo in montagna, o un B&B a Civita o a Bivongi, riprendere un legame duraturo e stabile con la Calabria, rileggere Alvaro, Perri, Seminara, Strati, De Angelis, Criaco, Gioffré, Abate … rivisitare il Sud di Carlo Levi e di Ernesto de Martino, immergersi in quella Calabria che non fa mai scalpore, neanche sul New York Times (il cui giudizio è una bufala: la Calabria merita di essere visitata, ma non è né più bella né più brutta di tanti altri posti del mondo). Non può dare ricette chi ha lasciato la Calabria e ha cercato un’altra patria. Lei non è colpevole di nulla, beninteso. Lei ha solo fatto una scelta: come diceva Rilke, ha scelto di rinascere in un altro luogo, sempre più definitivamente. Ma prima di perpetuare luoghi comuni (come quelli delle infrastrutture e del turismo) perché non viene a vedere quante attività innovative sono nate e cresciute in Calabria, spesso senza nessun aiuto pubblico? Questo non le dice nulla? Non le fa venire la curiosità di capire da vicino come può accadere che la più “arretrata” tra le regioni italiane (a dire degli statistici economici) partorisca quel genere di cose che, ad, esempio ha mostrato qualche tempo fa, in un bel servizio televisivo, Riccardo Iacona?La Calabria della gente, degli imprenditori, dei lavoratori, di chi ha passione e un pizzico di follia sta cambiando da anni. Nonostante tutto e tutti. E lei non può avvedersene stando dove sta, facendo quel che fa. L’altra Calabria è quella dei finanzieri disonesti, della quasi interezza della classe politica e dirigente, dei mafiosi, dei piagnoni e del giornalismo superficiale ed estraneo ai fenomeni che cerca di raccontare (anche il giornalismo calabrese, intendo). Chiunque, con un po’ di buona volontà e senza pregiudizi, può verificare con I propri occhi e il proprio cuore. E poi quella parolina chiave, “povertà”. È proprio sicuro che la povertà sia un vizio, un difetto? Legga quel che scrivevano della povertà Leo Longanesi, Goffredo Parisi, Pier Paolo Pasolini, José Mujica. In Calabria c’è un detto: “Signuri chi allu poveru dinasti la ricchizza della povertà”. Ce lo ha ricordato Giuseppe Berto, un grande scrittore, veneto, che in Calabria è venuto a viverci e a morirci. Sia felice. Di quella felicità esterna netta che quaggiù contrapponiamo al vostro prodotto interno lordo.

    1. Sig. Coscarelli, lei cosa ha intenzione di fare per “aiutare” la sua terra di origine, visto che grazie al suo sacrificio al suo lavoro è riuscito ad affermarsi in campo professionale, un campo di cui anche la nostra terra ha bisogno, visto il divario tecnologico con le altre regioni d’Italia. Saremo sicuramente molto più “poveri” economicamente e il nostro impoverimento si accentuerà ulteriormente anche come risorse umane, dato che la disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto percentuali da terzo mondo. Io, come tanti altri nostri corregionali ho scelto di restare e di resistere, anche se per curare mio figlio devo per forza partire verso strutture ospedaliere che in Calabria tarderanno a venire, complice la malapolitica e la malasanità di cui siamo vittime. Ma non ho cuore di lasciare la mia terra, la mia “restanza” e la mia “resilienza” spero possano spronare altre persone a rimanere e a combattere per avere semplicemente quello che ad altri è concesso come diritto basilare di vita e non come una “concessione” che ci costringe ancora ad un medioevo sociale, vittime oltre che delle tanto strombazzate mafie, ‘ndranghete e associazioni malavitose varie, ma vittime sopratutto di uno Stato patrigno che ci tratta ancora da figli indesiderati.

      1. Le righe su queste pagine sono un inizio Domenico e la passione che sento dalle sue parole mi danno grande speranza che la nostra Regione possa migliorare e uscire dal “Medioevo” che cita.

        Ognuno di noi ha una sua storia e un suo vissuto, quindi non cada nel facile pregiudizio che la mia “fuga” dalla Calabria sia stata davvero una libera scelta o piuttosto un obbligo.

        Le faccio un grande in bocca al lupo per le cure di suo figlio.

    2. Il suo commento non può che farmi piacere Francesco, infatti il mio tentativo di commentare un articolo apparso sulla stampa estera è un elogio rivolto proprio a quegli audaci (presumo che lei sia tra questi) che scegliendo di restare hanno deciso di contribuire alla rinascita della nostra regione. Per inteso, torno in Calabria appena ne ho modo (le sto rispondendo in treno di rientro da Cosenza causa assenza di voli). Qui ho la mia famiglia e le mie radici, che non rinnego e cerco di onorare ogni giorno anche da fuori. Ma le dico anche che, a parte gli elementi virtuosi che cita, ogni rientro mi mette davanti agli occhi quanta strada c’è ancora da fare e spesso per capire cosa e come farlo è necessario anche andare fuori e vedere dove va il mondo. Grazie ancora per avere trovato il tempo di scrivere e commentare. Dietro ogni articolo, c’è il desiderio di creare un dibattito. Senza confronto infatti non si va da nessuna parte.

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