Bankitalia, è scontro aperto Renzi-Visco

È scontro al vertice delle istituzioni democratiche per il controllo di Banca d’Italia. L’incarico da Governatore scade a fine mese ed il partito di maggioranza ha chiesto tramite mozione parlamentare che l’incarico non venga rinnovato. In ballo ci sono molti dossier, da quello relativo alla (mancata) vigilanza del sistema bancario, a quello di controllore indipendente dei conti pubblici nazionali. Infine, la questione relativa ai crediti deteriorati, di cui gli italiani rischiano di pagare il conto.

di Matteo Olivieri

Lo scorso 14 ottobre, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha rilasciato un’intervista al Wall Street Journal. L’intervista – disponibile in inglese a questo link – affronta tra l’altro il tema delle banche italiane. Alla domanda del giornalista, “Qual è lo stato attuale del settore bancario italiano? I problemi sono stati risolti?”, il Governatore Visco ha risposto che “alcune banche hanno problemi specifici che sono stati aggravati dalla crisi. Le due banche del Veneto, per esempio, hanno tentato un aumento di capitale che è stato mal progettato e il mercato non ha risposto. Ma quello che voglio sottolineare prima è che il modo in cui noi abbiamo risolto i problemi erano totalmente coerente con la legislazione europea e che noi abbiamo supportato il governo con i nostri consigli”.

Premonizioni: a luglio 2017, Matteo Renzi scriveva nel suo libro “Avanti”, «ci affidiamo quasi totalmente alle valutazioni e alle considerazioni della Banca d’Italia, rispettosi della solida tradizione di questa prestigiosa istituzione. E questo è il nostro errore, che pagheremo assai caro».

La risposta di Visco evidenzia due punti degni di attenzione, che chiamano in causa direttamente il partito di governo e i suoi slogan. Il primo punto è che il tentativo fatto di  aumento capitale “è stato mal progettato”; il secondo è che la Banca d’Italia ha “supportato il governo con consigli”. Entrambi questi aspetti contrastano con la versione ufficiale che è stata data agli italiani negli ultimi mesi, secondo cui il governo italiano – se necessario – avrebbe mostrato i muscoli con Bruxelles pur di salvare le banche venete. Non stupisce quindi che l’intervista del Governatore Visco possa aver rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, cioè una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti dell’attuale governo italiano, e soprattutto verso quello precedente a guida Renzi, che hanno avuto il compito di gestire la crisi bancaria e dei crediti deteriorati.

Sarà un caso, ma la tempistica degli avvenimenti è perfetta: il 16 ottobre è stata approvata la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Def-2017), e subito dopo, il 17 ottobre, si è discussa in parlamento la mozione di non-rinnovo del mandato a Governatore della Banca d’Italia per Ignazio Visco, il cui mandato scadrà a fine mese. Per come si legge dalla stampa, la mozione – che parla esplicitamente di scarsa efficacia del ruolo di vigilanza bancaria della Banca d’Italia al tempo dei fatti – ha colto tutti di sorpresa come un fulmine a ciel sereno.

La mole di crediti deteriorati è in riduzione nell’ultimo periodo ma continua a rimanere su cifre drammatiche: circa il 18% dei crediti delle società non finanziarie e circa il 6% di quelli delle famiglie consumatrici risulta “in sofferenza”.

Dopo appena 24 ore, è diventato chiaro che l’iniziativa parlamentare è stata voluta dal cerchio magico che ruota attorno all’ex premier Matteo Renzi. Tutti gli altri attori, infatti, ad uno ad uno si sono defilati. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha manifestato il suo malumore attraverso una nota stampa, secondo cui tutte le scelte sulla Banca d’Italia devono “essere ispirate a esclusivi criteri di salvaguardia dell’autonomia e indipendenza dell’istituto nell’interesse della situazione economica del nostro Paese e della tutela del risparmio degli italiani”. Anche il premier Paolo Gentiloni ha dichiarato di aver appreso della mozione “casualmente”; l’attuale Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha dichiarato «Non commento per carità di patria»,  mentre l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito la vicenda «deplorevole». Sentendosi evidentemente messo alla corda, Renzi è ucito allo scoperto e anche i toni sono cambiati. Per esempio, a luglio, nel suo libro “Avanti” i giudizi di Matteo Renzi parlava in maniera alquanto velata: “Ci affidiamo quasi totalmente alle valutazioni e alle considerazioni della Banca d’Italia, rispettosi della solida tradizione di questa prestigiosa istituzione. E questo è il nostro errore, che pagheremo assai caro”. Ieri invece i toni sono stati decisamente diversi: «Se qualcuno vuol raccontare che in questi anni nel settore banche non è successo niente, non siamo noi, perché è successo di tutto. È mancata evidentemente una vigilanza efficace.»

Voce fuori dal coro: nel tradizionale discorso del Governatore della Banca d’Italia di Maggio 2017, Ignazio Visco ha parlato di un fabbisogno di risorse finanziarie pari a circa 5 volte quelle indicate dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Foto Fabio Cimaglia

Come mai questo interesse politico verso la Banca d’Italia? A sentire Renzi, «il problema non è il nome del governatore» ma la necessità di «fare un’analisi vera» alla luce di quanto accaduto nel sistema bancario. Un’argomentazione tardiva, visto che i fatti risalgono almeno al periodo 2015, quando i dirigenti delle banche coinvolte furono costretti alle dimissioni per l’accusa di reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Ma al riguardo si potrebbero fare molte illazioni, sebbene nessuna sarebbe adeguatamente supportata dai fatti. Spetterà alla neo-costituita Commissione Parlamentare sulle Banche, presieduta dall’On. Pier Ferdinando Casini, il compito di chiarire le complesse vicende, di cui – per la verità – la Banca d’Italia già fornisce pubblicamente un dettagliato resoconto dei fatti al seguente link, e sarebbe cosa assai imbarazzante se questo venisse ritrattato. Quel che sappiamo con certezza è che il tentativo di salvare le banche venete attraverso il ricorso a capitali privati al momento non è riuscito, mentre i crediti deteriorati presenti nei bilanci bancari sono ancora a livelli molto elevati, benché in leggera diminuzione nell’ultimo periodo.

Infine, un ulteriore motivo di scontro, che è di fatto un ulteriore punto fermo della discussione, riguarda la situazione dei conti pubblici italiani. Già lo scorso mese di Maggio, infatti, in occasione del tradizionale discorso del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco aveva affermato che «per raggiungere gli obiettivi indicati nel Documento di Economia e Finanza, evitando l’aumento delle aliquote dell’IVA previsto dal prossimo anno, occorre definire misure correttive dell’ordine di 1,5 punti percentuali nel triennio 2018-2020». Al contrario, il governo (nella persona del Ministro dell’Economia Padoan) ha finora parlato di «una correzione dei conti dello 0,2 percento del PIL per il 2017 che salirà nel 2018 allo 0,3 per cento». Per intenderci, tale cifra corrisponde a circa 3,5 miliardi di euro nel 2017, destinati a salire a circa 4,5 miliardi di euro nel 2018, a fronte di un fabbisogno stimato dalla Banca d’Italia di circa 5 volte, ovvero pari a circa 20 miliardi di euro. Appunto quelli che sono spuntati nell’ultima Nota di aggiornamento al Def-2017, che anticipano la manovra finanziaria per il 2018 che il parlamento dovrà approvare entro dicembre. Una differenza sostanziale, che corrisponde ad una bocciatura senza possibilità di appello per le finanze pubbliche. Ma soprattutto, occorre considerare che si è perso tempo utile in slogan politici senza senso, la cui inconsistenza era nota da sempre ai tecnici, ma a cui finora la politica ha cercato di tappare la bocca. La cui prepotenza viene ora al pettine.

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