1917-2017, la Rivoluzione d’Ottobre negli scritti economici di Lenin

Compie oggi 100 anni la Rivoluzione d’Ottobre, il primo esperimento al mondo di realizzare uno stato comunista. Una data importante, che ha segnato indelebilmente la storia dell’umanità e che non manca di suscitare riflessioni e polemiche ancora oggi. Per ricordare l’avvenimento, Peopleconomy pubblica alcuni stralci degli scritti economici di Lenin, risalenti all’estate del 1917, pochi mesi prima della presa del potere. Da essi, emerge lo sforzo culturale di Lenin di accreditarsi come il più fedele interprete di Marx ed Engels.

di Redazione

Estratti da “Stato e Rivoluzione”, Lenin, estate 1917 (Ed. Riuniti, Opere complete vol. 25).

Nei suoi discorsi, Lenin parla di dittatura del proletariato in termini di “organizzazione dell’avanguardia degli oppressi in classe dominante per reprimere gli oppressori”.

La società capitalista, considerata nelle sue condizioni di sviluppo più favorevoli, ci offre nella repubblica democratica una democrazia più o meno completa. Ma questa democrazia è sempre limitata nel ristretto quadro dello sfruttamento capitalista, e rimane sempre, in definitiva, una democrazia per la minoranza, solo per le classi possidenti, solo per i ricchi. La libertà, nella società capitalista, rimane sempre più o meno quella che fu nelle repubbliche dell’antica Grecia: la libertà per i proprietari di schiavi. Gli odierni schiavi salariati, in conseguenza dello sfruttamento capitalista, sono  talmente soffocati dal bisogno e dalla miseria, che “hanno altro per la testa che la democrazia”, “che la politica”, sicché, nel corso ordinario e pacifico degli avvenimenti, la maggioranza della popolazione si trova tagliata fuori dalla vita politica e sociale.

Soltanto nella società comunista, quando la resistenza dei capitalisti è definitivamente spezzata, quando i capitalisti sono scomparsi e non esistono più classi (non v’è cioè più distinzione fra i membri della società secondo i loro rapporti coi mezzi sociali di produzione),soltanto allora “lo Stato cessa di esistere e diventa possibile parlare di libertà”. Soltanto allora diventa possibile e si attua una democrazia realmente completa, realmente senza alcuna eccezione. Soltanto allora la democrazia [lo Stato democratico] comincia a estinguersi, per la semplice ragione che, liberati dalla schiavitù capitalista, dagli innumerevoli orrori, barbarie, assurdità, ignominie dello sfruttamento capitalista, gli uomini si abituano a poco a poco a osservare le regole elementari della convivenza sociale, da tutti conosciute da secoli, ripetute da millenni in tutti i comandamenti, a osservarle senza violenza, senza costrizione, senza sottomissione, senza quello speciale apparato di costrizione che si chiama Stato.

Secondo Lenin, con l’avvento del comunismo, la democrazia è divenuta per la prima volta una “democrazia per i poveri, per il popolo e non una democrazia per i ricchi”. Nondimeno, la dittatura del proletariato apporta “restrizioni alla libertà degli oppressori, degli sfruttatori, dei capitalisti”. 

È questa società comunista appena uscita dal seno del capitalismo, e che porta ancora sotto ogni rapporto le impronte della vecchia società, che Marx chiama “la prima fase” o fase inferiore della società comunista. I mezzi di produzione non sono già più proprietà privata individuale. Essi appartengono a tutta la società. Ogni membro della società, eseguendo una certa parte del lavoro socialmente necessario, riceve dalla società uno scontrino da cui risulta ch’egli ha prestato una data quantità di lavoro. Con questo scontrino egli ritira dai magazzini pubblici di oggetti di consumo una corrispondente quantità di prodotti. Detratta la quantità di lavoro versata ai fondi sociali, ogni operaio riceve quindi dalla società tanto quanto le ha dato. Si direbbe il regno dell’“uguaglianza”. La prima fase del comunismo non può dunque ancora realizzare la giustizia e l’uguaglianza; rimarranno differenze di  ricchezza e differenze ingiuste; ma non sarà più possibile lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, poiché non sarà più possibile impadronirsi, a titolo di proprietà privata, dei mezzi di produzione, fabbriche, macchine, terreni, ecc.

Marx continua: “…In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparso l’asservimento degli individui alla divisione del lavoro e quindi è scomparso anche il contrasto tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. La condizione economica della completa estinzione dello Stato è che il comunismo giunga a un grado così elevato di sviluppo che ogni contrasto tra il lavoro intellettuale e il lavoro manuale scompaia e scompaia quindi una delle principali fonti della disuguaglianza sociale contemporanea, fonte che la sola socializzazione dei mezzi di produzione, la sola espropriazione dei capitalisti non eliminare di colpo. Questa espropriazione renderà possibile uno sviluppo gigantesco delle forze produttive. Vedendo che, già ora, il capitalismo intralcia in modo assurdo questo sviluppo e quali progressi potrebbero essere realizzati grazie alla tecnica moderna già acquisita, abbiamo il diritto di affermare con assoluta certezza che l’espropriazione dei capitalisti darà necessariamente un gigantesco impulso alle forze produttive della società umana. Ma non sappiamo e non possiamo sapere quale sarà la rapidità di questo sviluppo, quando esso giungerà a una rottura con la divisione del lavoro, alla soppressione del contrasto fra il lavoro intellettuale e il lavoro manuale, alla trasformazione del lavoro nel “primo bisogno della vita.

Per Lenin, i capitalisti sono il nemico da combattere. “Costoro noi li dobbiamo reprimere, per liberare l’umanità dalla schiavitù salariata; si deve spezzare con la forza la loro resistenza; ed è chiaro che dove c’è repressione, dove c’è violenza, non c’è libertà, non c’è democrazia”.

Ma la differenza scientifica fra socialismo e comunismo è chiara. Marx chiama “prima” fase o fase inferiore della società comunista ciò che comunemente viene chiamato socialismo. La parola “comunismo” può essere anche qui usata nella misura in cui i mezzi di produzione divengono proprietà comune, purché non si dimentichi che non è un comunismo completo. Ciò che conferisce un grande pregio all’esposizione di Marx è ch’egli applica conseguentemente anche qui la dialettica materialista, la teoria dell’evoluzione, e considera il comunismo come un qualcosa che si sviluppa dal capitalismo. Dal momento in cui tutti i membri della società, o almeno l’immensa maggioranza di essi, hanno appreso a gestire essi stessi lo Stato, si sono messi essi stessi all’opera, hanno “organizzato” il loro controllo sull’infima minoranza dei capitalisti, sui signori desiderosi di conservare le loro abitudini capitaliste e sugli operai profondamente corrotti del capitalismo – da quel momento la necessità di qualsiasi amministrazione comincia a scomparire. Quanto più la democrazia è completa, tanto più vicino è il momento in cui essa diventa superflua.

“Lo Stato potrà estinguersi completamente quando la società avrà realizzato il principio. “da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”.

Quanto più democratico è lo “Stato” composto dagli operai armati, che “non è più uno Stato nel senso proprio della parola”, tanto più rapidamente incomincia ad estinguersi ogni Stato. Infatti quando tutti avranno imparato ad amministrare ed amministreranno realmente essi stessi la produzione sociale, quando tutti procederanno essi stessi alla registrazione e al controllo dei parassiti, dei figli di papà, dei furfanti e simili “guardiani delle tradizioni del capitalismo”, ogni tentativo di sfuggire a questa registrazione e a questo controllo esercitato da tutto il popolo diventerà una cosa talmente difficile, un’eccezione così rara, provocherà verosimilmente un castigo così pronto e così esemplare (poiché gli operai armati sono gente che hanno il senso pratico della vita e non dei piccoli intellettuali sentimentali: non permetteranno che si scherzi con loro), che la necessità di osservare le regole semplici e fondamentali di ogni società umana diventerà ben presto un costume. Si spalancheranno allora le porte che permetteranno di passare dalla prima alla fase superiore della società comunista e, quindi, alla completa estinzione dello Stato.

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