Brexit, il Consiglio Europeo vuole «un’uscita ordinata»

Comincia oggi la difficile negoziazione che porterà all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Tempi certi e stretti, che nel giro di due anni dovrebbero portare molte novità nella vita delle persone, sia all’interno che all’esterno dell’UE.

di Redazione

Il Regno Unito ha attivato ufficialmente la procedura di uscita dell’Unione Europea, dopo 44 anni di permanenza in qualità di membro effettivo. La richiesta è stata formalizzata oggi con la consegna di una lettera ufficiale firmata dal Primo Ministro Theresa May, e indirizzata al Consiglio Europeo, l’organo dell’Unione Europea i cui membri sono i capi di Stato o di governo dei 28 Stati membri dell’UE, il presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione europea. La notifica di oggi fa seguito ai risultati del referendum del 23 giugno 2016 e avvia di fatto la procedura prevista dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, secondo cui «qualsiasi Stato membro può decidere di ritirarsi dall’Unione in conformità alle sue norme costituzionali».

Il Primo Ministro inglese Theresa May

In una nota stampa, il Consiglio Europeo ha dichiarato: «Ci approcciamo ai colloqui con spirito costruttivo e ci sforzeremo di trovare un accordo. In futuro, speriamo di avere ancora il Regno Unito come un nostro partner. Ci dispiace che il Regno Unito lasci l’Unione Europea, ma siamo pronti per le procedure che noi ora dovremo seguire».

I passaggi propedeutici all’uscita vera e propria sono tuttavia molto tortuosi. Infatti, «il primo passo sarà ora l’adozione di linee guida per i negoziati da parte del Consiglio Europeo. Queste linee guida serviranno a definire le posizioni generali e i principi in base ai quali l’Unione, rappresentata dalla Commissione Europea, avvierà i negoziati veri e propri con il Regno Unito.» Nella nota diramata dal Consiglio Europeo si afferma che – nel corso dei negoziati – l’Unione agirà con voce unica «per preservare i propri interessi» e «ridurre al minimo l’incertezza» causata dagli impatti che la decisione del Regno Unito avrà sui cittadini, le imprese e gli Stati membri.

La lettera inviata dal governo britannico.

Il futuro accordo andrà negoziato in conformità a quanto prescritto dal “Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea”, e dovrà poi essere deliberato dal Consiglio a maggioranza qualificata – pari al 72% dei rimanenti 27 paesi dell’UE, che rappresentano il 65% della popolazione – dopo avere ottenuto il consenso del Parlamento Europeo. Entro due anni dalla notifica (di oggi) o prima, nel caso si trovi un accordo, i Trattati europei smetteranno di essere applicati a meno che il Consiglio Europeo, in accordo con il Regno Unito, decida all’unanimità di estendere il periodo dei negoziati.

Donald Tusk, Presidente del Consiglio Europeo

Intanto, dopo la notifica di oggi il Regno Unito non potrà più partecipare alle discussioni del Consiglio Europeo né sarà coinvolto nelle decisioni che lo riguardano. A tal riguardo, il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha dichiarato: «Non c’è alcun motivo per far finta che questo sia un giorno felice, né a Bruxelles, né a Londra. Dopo tutto, la maggior parte degli europei, inclusa quasi la metà degli elettori britannici, vogliono che rimaniamo insieme, e non che ci separiamo. Per quanto mi riguarda, io non penso di essere felice oggi.» E poi ha aggiunto: «Fino a quando il Regno Unito non lascerà l’Unione Europea, il diritto comunitario continuerà comunque ad applicarsi sia all’interno che all’esterno del Regno Unito.»

Sempre in base all’art. 50 del Trattato di Lisbona, uno Stato che fosse uscito dall’Unione Europea e chiedesse di rientrarvi, è autorizzato a farlo, ma dovrà seguire una nuova procedura di negoziazione. Il Trattato di Lisbona è uno dei trattati che ha riformato le istituzioni europee e ne ha migliorato il processo decisionale, dopo che l’idea di dotarsi di una Costituzione europea è stata abbandonata per l’impossibilità di ratifica da parte di tutti i parlamenti nazionali.

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