Per la Commissione europea, la crescita è superiore alle aspettative

Presentate ieri le previsioni d’autunno della Commissione Europea.  L‘economia dell’Area dell’euro sta crescendo al suo ritmo «più veloce da un decennio», e a fine anno dovrebbe registrare una crescita del PIL reale pari al 2,2%, in aumento rispetto a quanto previsto in primavera (1,7%). Ma l‘Italia – ancora una volta – fa da fanalino di coda per quanto riguarda i tassi di crescita dell’economia.

di Matteo Olivieri

L’economia dell’Unione Europea (UE28) nel suo complesso ha superato le più rosee aspettative e, a fine anno dovrebbe attestarsi su un valore del 2,3%, in aumento rispetto al +1,9% contenuto nelle previsioni economiche della scorsa primavera. Nell’aggiornamento autunnale diramato ieri, la Commissione europea si aspetta che «la crescita continui sia nell’Area dell’euro che nell’Unione europea (UE), rispettivamente a 2,1% nel 2018 e all’1,9% nel 2019 (previsione di primavera: 2018: 1,8% nell’area dell’euro, 1,9% nell’UE).

I rischi per l’economia europea appaiono «ampiamente equilibrati». L’incertezza è attribuita a fattori esterni, come le tensioni geopolitiche in Corea o l’estensione delle politiche protezionistiche.

La crescita, dunque, ha superato le aspettative, soprattutto sotto la spinta dei consumi privati, e da ritmi di crescita più forti nell’economia mondiale, che hanno contribuito alla discesa della disoccupazione. Si tratta di una ripresa “ciclica” in atto da ben 18 trimestri, che però – a giudizio della Commissione – rimane «incompleta», per esempio nel mercato del lavoro, che continua a mostrare segnali di peggioramento e una crescita atipica dei salari. In questo contesto ancora caratterizzato da incertezza, «la crescita del PIL e l’inflazione sono ancora dipendenti dal sostegno pubblico», soprattutto mediante «politiche fiscali espansive». Tale situazione non dovrebbe modificarsi sostanzialmente nel 2018, a parte le azioni di stimolo che «un certo numero di Stati membri dell’area dell’euro» hanno dichiarato di voler attuare. Nel complesso, si prevede che «la posizione fiscale complessiva dell’area dell’euro rimanga generalmente neutrale».

La finanza pubblica europea beneficerà di migliori condizioni cicliche nel 2018, visto che l’inflazione dovrebbe rimanere sotto controllo.

Tra i paesi membri dell’UE, a crescere di più nel 2017 sono le nazioni centro-orientali (in particolare, Romania +5,7; Repubblica Ceca +4,3%,Polonia +4,2%), e l’area baltica con Estonia (+4,4%), Lettonia (+4,2%), Lituania (+3,8%), Finlandia (+3,3%), Svezia (+3,2%). Tra le “grandi nazioni” si distinguono invece le lusinghiere prestazioni di Spagna (+3,1%) e Germania (+2,2%). Meno bene invece la Francia, che a fine anno dovrebbe attestarsi su un valore del +1,6. Nonostante ciò, la Commissione europea prevede un nuovo rallentamento nel 2018, che dovrebbe portare la crescita dell’economia nell’area dell’euro (AE19) dal 2,2% del 2017, al 2,1% del 2018 e dell’1,9% nel 2019. Questo raffreddamento dovrebbe contribuire però a tenere l’inflazione sotto controllo, le cui previsioni sono ampiamente al di sotto del valore-soglia del 2% (in particolare, è previsto un aumento dei prezzi al livello dell’1,5% nel 2017 e dell’1,4% nel 2018). La combinazione di questi due fattori dovrebbe comportare una graduale diminuzione della disoccupazione, che si attende raggiunga il livello del 9,1% quest’anno (il minimo dal 2009), salvo poi migliorare ulteriormente nel periodo 2018-2019, quando il tasso di disoccupazione è previsto in discesa al +8,5% e poi al +7,9%. 

La Commissione europea avverte che i prezzi al consumo in Italia stanno riprendendo a salire, dopo un periodo triennale di inflazione prossima allo zero. La finanza pubblica e il carico fiscale migliorano, ma solo leggermente.

Per quanto riguarda l’Italia, la Commissione europea prevede una crescita dell’economia dell’1,5 per cento nel 2017, dell’1,3 percento nel 2018 e dell’ 1,0 percento nel 2019 (a fronte di un +0,9% nel 2016). In particolare, la ripresa economica italiana ha accelerato nel 2017, sostenuta soprattutto dalle esportazioni e dal rinnovato vigore della domanda interna. Ma si tratta pur sempre di una fase di breve durata, destinata nuovamente a raffreddarsi nel 2018, con l’esaurirsi dei benèfici effetti che hanno finora trainato la ripresa. In particolare, la Commissione prevede che la crescita delle esportazioni perda «una certa forza» a causa dell’apprezzamento dell’euro, come pure i consumi privati, che son attesi  in decelerazione.

Nel complesso, i tassi di crescita rimangono inferiori a quelli del resto d’Europa e le pressioni salariali restano limitate. Infine, il deficit dovrebbe rimanere ampiamente sotto il livello del 3% del PIL sia nel 2017 (-2,1%) e sia nel 2018 e 2019 (rispettivamente, -1,8% e -2,0%), mentre la Commissione si aspetta che il rapporto debito pubblico/PIL continui ad aumentare nel 2017 (132,1%), prima di scendere – sia pur gradualmente – tanto nel 2018 (130,8%) quanto nel 2019 (130,0%).

 

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