Cittadella energetica di Castrolibero e le responsabilità della Regione Calabria

Cresce l’indignazione pubblica per la prevista realizzazione di una “cittadella energetica” nel Comune di Castrolibero, il cui iter di approvazione regionale prosegue sottobanco. Sul sito che oggi ospita la discarica – a poca distanza dal polo scolastico e dal centro abitato – sono state accertate ripetute violazioni di legge. Nonostante ciò, la giunta comunale approva il progetto di fattibilità tecnico-economica. 

di Matteo Olivieri

Gli sbancamenti per la realizzazione della strada di accesso alla discarica, frane e incendi hanno profondamente modificato la morfologia del territorio, ancora oggi a prevalenza agricola.

La vicenda della discarica di Castrolibero è l’emblema dei disastri italiani in tema di pianificazione territoriale. Apparentemente, infatti, esiste una normativa nazionale ferrea in tema di vincoli paesaggistici, idrogeologici e sismici, ma nella realtà queste previsioni di legge vengono aggirate con una facilità inaudita, grazie alla ingordigia della politica ed alla complicità dei tecnici a tutti i livelli. Il Comune di Castrolibero – infatti – è classificato “area a rischio sismico di 1^ categoria (R4)”, e nella zona dove è ubicata la discarica si sono verificati negli anni numerosi fenomeni franosi. E, nonostante che il Decreto Legislativo 13 gennaio 2003 n. 36 (recante norme per l’attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa agli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti) preveda che “gli impianti non vanno ubicati di norma in aree interessate da fenomeni quali faglie attive, aree a rischio sismico di 1^ categoria così come classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e provvedimenti attuativi” e “in aree dove i processi geologici superficiali quali l’erosione accelerata, le frane, l’instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l’integrità della discarica e delle opere ad essa connesse” o “in aree esondabili, instabili e alluvionabili”, il Comune di Castrolibero – in data 12 gennaio 2012 – ha presentato, come se nulla fosse, istanza di Valutazione di impatto Ambientale (VIA) per il progetto di ampliamento della discarica e di realizzazione della cittadella energetica per la produzione di biogas.

Chiamato ad esprimere un parere tecnico, il Nucleo VIA/VAS/IPPC della Regione Calabria, pur accertando nel corso dell’istruttoria «la presenza di vincoli idrogeologici nonché aree percorse dal fuoco, entro le particelle catastali interessate dall’intervento» non segnalate dal Comune di Castrolibero, e abbia rilevato «l’intaurarsi di 4 fenomeni franosi» a seguito di intense precipitazioni durante il periodo gennaio-febbraio 2010 «che hanno prodotto un’alterazione parziale dello stato dei luoghi», e abbia pure riscontrato «alcune contraddizioni riguardo l’esatta ubicazione dei recettori sensibili. In diversi passaggi si parla alternativamente di aree occupate stabilmente dalla popolazione, centri abitati, Scuole, con diversa e imprecisa indicazione delle distanze dal sito della discarica», non ha avuto perplessità nel formulare il “parere favorevole di compatibilità ambientale con prescrizioni”, nella seduta del 27 Dicembre 2012. Un paragrafo, in particolare, la dice lunga sul livello di professionalità messo in campo dagli esperti della Regione, che – pur conoscendo le criticità del sito – non hanno esitato ad esprimere il parere favorevole: “Si rileva dagli atti esaminati che l’area d’intervento risulta ricadere in area sottoposta a vincolo idrogeologico e peraltro risulta che le seguenti particelle catastali ricadono in area vincolata, causa incendi ai sensi della L. 353/2000″.

Incendio1
I ripetuti incendi verificatisi nell’estate 2017 hanno colpito la discarica di Rende, e lambìto l’area della discarica di Castrolibero. Le nubi nere erano visibili a distanza in tutta l’area urbana di Cosenza-Rende.

Forte di questo parere tecnico, il Dirigente Generale Reggente del Dipartimento Politiche dell’Ambiente della Regione Calabria (con decreto assunto il 20 Luglio 2015 prot. n. 606, pubblicato sul Burc n. 69 del 26 Ottobre 2015), ha decretato «di esprimere parere favorevole di compatibilità ambientale, in merito alla variante progettuale per l’ampliamento e la realizzazione della cittadella energetica con la produzione di biogas da impianto di recupero – 1a Fase – nuovo invaso da 95.000 mc., presentato dal Comune di Castrolibero (CS), sulla base dell’allegato parere espresso dal Nucleo VIA-VAS-IPPC nella seduta del 27/12/2012, che ne riporta le prescrizioni obbligatorie». Curiosamente, mentre il Nucleo VIA/VAS/IPPC concludeva il proprio parere dicendo che, “in considerazione che gli impianti, ai sensi del D. Lgs. 36/2003, non vanno ubicati di norma in aree a rischio sismico di 1° categoria così come classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e provvedimenti attuativi, si rimanda all’autorità regionali competenti la verifica sismica del progetto in esame”, il decreto del Dirigente Generale Reggente del Dipartimento Politiche dell’Ambiente della Regione Calabria recepiva in toto il parere favorevole di compatibilità ambientale del Nucleo VIA/VAS/IPPC, e decretava di attivare la procedura per l’ottenimento della Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), senza però fare alcuna menzione del fatto che il Comune di Castrolibero sia “area a rischio sismico di 1^ categoria”. Una svista, che però rende possibile l’impossibile!

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Così scrive il Nucleo VIA della regione Calabria: “Si rileva dagli atti esaminati che l’area d’intervento risulta ricadere in area sottoposta a vincolo idrogeologico e peraltro risulta che le seguenti particelle catastali ricadono in area vincolata, causa incendi ai sensi della L. 353/2000”. Nonostante ciò, ha espresso parere favorevole alla realizzazione del progetto.

Infatti, per come ho già avuto modo di segnalare più volte all’attenzione pubblica, questa “svista” ha reso possibile l’inserimento del progetto nel nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (aggiornamento 2016), e in particolare nella “Relazione definitiva Parte I”, dove i due progetti – ricadenti entrambi nel Comune di Castrolibero – vengono denominati “DARD01 – Realizzazione della cittadella energetica con la produzione di biogas da impianto di recupero e realizzazione dell’annessa discarica di servizio Castrolibero” e “DARD02 – Viabilità di accesso alla discarica di Castrolibero”. Questi interventi – che contrastano con gli orientamenti più volte espressi a parole dal Governatore Oliverio di «rifiuti zero» e «discariche zero» nella nostra regione – hanno poi recentemente ripreso l’iter di approvazione con la delibera di giunta comunale di Castrolibero del 29 settembre 2017, pubblicata sull’albo pretorio (priva di allegati) in data 6 Novembre 2017.

La “Cittadella energetica”, non è altro che una discarica di Rifiuti Solidi Urbani (RSU), destinata a raccogliere materiale umido, organico e gli sfalci vegetali. Tutto materiale facilmente smaltibile in altro modo o riciclabile, tanto che ormai è diventato anacronistico mandare in discarica. Eppure, in Calabria (dove la direttiva europea del 1998 sui rifiuti non ancora mai stata applicata) si vuol far credere che questo tipo di impianti – da affidare a gestione privata – sia qualcosa di innovativo. Secondo questo modo di pensare, la “novità” del progetto consisterebbe nella produzione di biogas dai rifiuti, da cui ricavare energia elettrica da vendere sul mercato. Tale progetto prevede anche la «realizzazione di una rete di captazione di Biogas composto da pozzi e rete di raccolta con relativo collettore di sottostazione e convogliamento ad una torcia», per il controllo del biogas avente natura di gas esplosivo, in un’area che l’estate scorsa è stata lambita dagli incendi nella confinante discarica di Rende. Solo per un caso l’incendio non si è esteso fino alla discarica di Castrolibero. Altrimenti sarebbe scoppiata una vera e propria emergenza sanitaria.

Nel 2008, Regione Calabria e Comune di Castrolibero firmano la convenzione per il progetto di “Cittadella energetica”, sebbene la realizzazione di impianti di trattamento dei rifiuti in area a rischio sismico di 1. categoria sia vietata dal decreto legislativo 36/2003.

Insomma, il parere tecnico degli uffici regionali è stato dato in assenza di alcuni documenti fondamentali, quali l’acquisizione del nulla osta idrogeologico e sismico, nonché in violazione della normativa sulle aree percorse dal fuoco (l. 353/2000). Non è quindi fuori luogo affermare che l’intera vicenda si stia svolgendo in palese violazione della normativa di settore nonché del nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, il quale prevede tra l’altro tra i “Criteri di Localizzazione dei Nuovi Impianti”, che vi sia la verifica di «accettazione da parte dei cittadini». Come il Comune di Castrolibero sa bene, i cittadini non vogliono quella discarica a ridosso di scuole, centri abitati ed aree agricole, ma anzi chiedono da anni la rinaturalizzazione del sito! Nonostante le vibranti proteste organizzate negli anni dalla società civile, anche attraverso la costituzione di comitati e frequenti incontri pubblici con rappresentanti dell’amministrazione comunale (l’ultimo, a cui io sono stato invitato a partecipare, si è tenuto l’estate scorsa), il coinvolgimento delle popolazioni locali rimane sulla carta. E, in questa situazione di confusione – creata ad arte – qualcuno ci sguazza.

 

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