Le regioni italiane arrancano nel confronto europeo

La Commissione Europea pubblica l’indice di competitività regionale, che consente alle regioni europee di monitorare il proprio sviluppo nel tempo, mettendole a confronto tra di loro. L’Italia si allontana dalle grandi, il Mezzogiorno adesso è tra gli ultimi d’Europa.

di Redazione

La Commissione Europea ha pubblicato nei giorni scorsi l’atteso Indice di Competitività Regionale (ICR 2016), la rilevazione a cadenza triennale che mette a confronto i livelli di competitività di tutte le 263 regioni dell’Unione Europea. L’obiettivo dello studio è quello di fornire le «indicazioni utili per migliorare il rendimento economico» quanto a innovazione, governance, trasporti, infrastrutture digitali, salute o capitale umano, e «per aiutare le regioni a individuare i loro punti di forza, le loro debolezze e le priorità di investimento ai fini della definizione delle loro strategie di sviluppo».

Mappa dei livelli di competitività delle regioni europee.

Dall’indice 2016 emerge subito la generale situazione di sofferenza delle regioni italiane nel confronto con le omologhe regioni europee. In particolare, le regioni del Mezzogiorno si classificano tutte nelle posizioni di coda: Sicilia (237), Calabria (235), Puglia (233), Campania e Sardegna (228), Basilicata (226), Molise (209). Male anche le regioni “ricche” del Nord Italia, che si fermano solo a metà classifica. La migliore è la Lombardia (143), seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (153), dal Lazio (156), Emilia-Romagna (157), Piemonte (163), Provincia Autonoma di Bolzano (160) e Friuli-Venezia Giulia (162).

Tra le prime 10 in testa alla classifica si ritrovano solo regioni del Nord Europa, in prevalenza quelle del Regno Unito (4), e poi Paesi Bassi, Danimarca (1), Svezia (1), Francia (1), Germania (1) e Lussemburgo (1). Per quanto riguarda l’Italia, lo studio mostra nel complesso la presenza di un paese spaccato in due, l’Italia del Nord e quella del Sud, aree nettamente disomogenee tra di loro ma abbastanza omogenee al loro interno. Tale situazione segnala la contemporanea presenza di forti squilibri a livello nazionale e di deboli squilibri a livello di area geografica.

La situazione italiana è immutata rispetto al 2013, ma è peggiorata rispetto al 2010.

Quello di quest’anno è il terzo studio ufficiale effettuato dalla Commissione Europea, dopo la rilevazione del 2013 e quella del 2010. Dal confronto inter-temporale si evince come la situazione italiana sia sostanzialmente immutata rispetto al 2013, ma è peggiorata rispetto al 2010, con le uniche eccezioni della Liguria e delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Diverso è il caso del resto d’Europa che – invece – accelera, e in particolare di alcune regioni europee della Polonia e della Repubblica Ceca, che dal 2013 al 2016 sono riuscite a migliorare sensibilmente la propria situazione economica, ed a superare i livelli di benessere del nostro Mezzogiorno.

L’indice è costruito sulla base di una griglia di 11 variabili (ognuna delle quali articolata in sotto-variabili), ovvero «1) istituzioni; 2) stabilità macroeconomica; 3) infrastrutture; 4) salute; 5) istruzione di base; 6) istruzione superiore, formazione e apprendimento permanente; 7) efficienza del mercato del lavoro; 8) dimensioni del mercato; 9) maturità tecnologica; 10) sofisticazione delle imprese; 11) innovazione».

Per la Calabria solo indici sotto la media europea, ad eccezione della salute.

La Lombardia, come dicevamo, occupa il 143 posto in classifica (prima tra le italiane), mentre la Calabria il 235 (penultima). In particolare, la Calabria mostra indici tutti sotto la media europea, ad eccezione della «salute», che invece registra un valore superiore. Quest’ultimo dato è calcolato come media delle seguenti sotto-variabili: “mortalità su strada”, “aspettative di vita alla nascita”, “mortalità infantile”, “mortalità per cancro”, “mortalità per patologie cardiache” e “tasso di suicidi”. Situazione nel complesso migliore per la Lombardia, che registra valori sopra la media europea per quanto riguarda «salute», «infrastrutture», «efficienza del mercato del lavoro», «dimensioni del mercato» e «sofisticazione delle imprese» e «innovazione», mentre mostra valori inferiori alla media per quanto riguarda «istituzioni», «stabilità macroeconomica», «infrastrutture», «istruzione di base», «istruzione superiore, formazione e apprendimento permanente», «maturità tecnologica».

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