Un pò di chiarezza sullo stato di salute dell’economia italiana

Mancano pochi mesi alle prossime elezioni parlamentari e già si respira un clima da campagna elettorale. Ma questa volta il clima è diverso, caratterizzato da diffuso malcontento sociale e da toni infuocati. Ecco tutto ciò che c’è da sapere per smascherare le fake-news.

di Matteo Olivieri

Oltre un decimo della popolazione in condizioni di grave deprivazione materiale, mentre la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 30,0% (18.136.663 individui), un dato in aumento rispetto al 2015 (28,7%).

Le ultime rilevazioni dell’Istat ci dicono che nel terzo trimestre del 2017 l’economia italiana ha registrato una crescita del PIL dello 0,4% in termini congiunturali e dell’1,7% su base annua, laddove l’economia dei paesi dell’area Euro nello stesso periodo è cresciuta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,5% nel confronto con il terzo trimestre del 2016. A fronte di questa crescita, però, non sono migliorate le condizioni di vita delle persone né quelle del mercato del lavoro. Infatti, i risultati dell’indagine Istat su dati Eu-Silc del 2016 mostrano «una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie associata a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale». In particolare, la crescita del reddito è risultata «più intensa per il quinto più ricco della popolazione», nonché dal «sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata».

Anche se il cuneo fiscale e contributivo è pari al 46,0% del costo del lavoro, in lieve calo rispetto agli anni precedenti (46,2% nel 2014, 46,7% nel 2012), il mercato del lavoro rimane sostanzialmente stabile.

Anche la nuova crescita congiunturale dell’occupazione (+79 mila, 0,3%) registrata nel terzo trimestre del 2017 è essenzialmente «dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+101 mila, +0,6%), soltanto nella componente a tempo determinato a fronte della stabilità del tempo indeterminato», e del perdurante calo dei lavoratori indipendenti (-22 mila, -0,4%). Nel terzo trimestre 2017 il numero di persone in cerca di occupazione da almeno 12 mesi è stimata in 1 milione 599 mila (-6 mila, -0,4%). In questo quadro di «sostanziale stabilità del numero di occupati», il tasso di occupazione è cresciuto soltanto di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, attestandosi pertanto a quota 58,1%. Stesso discorso per il tasso di disoccupazione, che – a detta dell’Istat – dopo due cali consecutivi «rimane stabile rispetto al trimestre precedente e diminuisce di 0,4 punti in confronto a un anno prima». Dunque, miglioramenti minimi, che da soli non sono sufficienti a sostenere la crescita dell’economia italiana in maniera duratura.

Nel 2016, il 20,6% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà, cioè con un reddito disponibile inferiore alla soglia di rischio di povertà, fissata al 60% della mediana della distribuzione individuale del reddito equivalente disponibile. Si tratta di un dato in aumento rispetto al 19,9% del 2015. Inoltre il 12,1% della popolazione si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, mostra cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione previsti (anche in questo caso si tratta di un dato in crescita rispetto all’11,5% dell’anno precedente), mentre il 12,8% (più di un punto percentuale di aumento rispetto al 2015, quando era l’11,7%) vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2015 hanno lavorato meno di un quinto del tempo.

L’aumento dei prezzi dei beni (soprattutto energetici) prosegue sotto la spinta di fattori internazionali. Tali aumenti sono controbilanciati da una dinamica dei prezzi interni inferiore alla media.

Poche buone notizie quindi per quanto riguarda i divari territoriali, che nel terzo trimestre 2017 «si sono ridotti di poco», grazie all’aumento del tasso di occupazione è stato più consistente nel Mezzogiorno e nel Centro (+0,9 punti per entrambi) in confronto al Nord (+0,7 punti). Anche la diminuzione del tasso di disoccupazione è stato maggiore nelle regioni meridionali (-0,7 punti) rispetto al Nord e al Centro (-0,2 punti per entrambi). Nonostante ciò, «il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione».

Infine, l’inflazione nell’ultimo trimestre del 2017 è rallentata nonostante i recenti rincari del prezzo petrolio a livello internazionale. L’indice dei prezzi al consumo è infatti inferiore di un punto percentuale rispetto al valore massimo registrato ad aprile 2016 (+1,9%). Questo significa che le forze esterne che hanno spinto al rialzo dei prezzi «sono state controbilanciate da una stabilità dei fattori inflazionistici interni», in particolare a causa del proseguire del «rallentamento tendenziale dei prezzi dei servizi mentre i beni industriali non energetici confermano una variazione annua nulla in linea con la tendenza dell’ultimo anno.» Tutto ciò a conferma del fatto che l’attività economica italiana è ancora sotto tono e per nulla uscita dalla crisi.

 

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