Bruxelles, l’economia europea cresce a ritmo solido. Italia ancora ultima.

L’economia italiana ritorna gradualmente alla crescita di medio termine ma soltanto a ritmi moderati e, nel 2019, è previsto un nuovo rallentamento all’1,2%, in calo rispetto all’1,5% del 2018. Secondo gli esperti della Commissione Europea, anche se la ripresa italiana è destinata a diventare più autosufficiente, le sue prospettive di crescita «rimangono moderate», in considerazione del «limitato potenziale di crescita dell’economia italiana». 

di Redazione

La Commissione europea ha presentato ieri le previsioni economiche invernali (intermedie), che forniscono un aggiornamento del PIL nonché un’analisi degli sviluppi dell’inflazione per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea (UE). La crescita dell’economia a livello globale nel 2018 è rivista al rialzo, a seguito delle migliorate prospettive di crescita degli Stati Uniti e della dinamica positiva del commercio mondiale.

L’economia europea sembra destinata a continuare ad espandersi a un ritmo solido. Anche le condizioni di finanziamento dovrebbero rimanere favorevoli nel prossimo futuro, come pure le condizioni del mercato del lavoro, che sono migliorate in tutti gli Stati membri, nonostante che i tassi di disoccupazione continuino a variare in modo significativo.

Dopo aver raggiunto quota 3,8% nel 2017, la crescita del PIL mondiale (esclusa l’UE) dovrebbe aumentare ulteriormente ulteriormente al livello del 4,1% sia nel 2018 che nel 2019. Tale aumento corrisponde ad una variazione di circa 0,1 punti percentuali in più rispetto a quanto previsto nelle ultime rilevazioni dello scorso autunno. L’economia dell’UE mostra ancora ritmi di crescita differenti. In molti dei nuovi paesi membri (Polonia, Repubblica Slovacca, Romania, Malta) si assiste a ritmi di crescita superiori al 4% annuo (con punte del 5,6% a Malta), mentre le grandi economie europee (Francia e Germania) mostrano tassi di crescita compresi tra il 2,0 ed il 2,3% nel 2018.

Per quanto riguarda l’Italia, si conferma fanalino di coda dell’UE. Le previsioni della Commissione Europea si fermano infatti ad una crescita dell’economia dell’1,5% nel 2018 e dell’1,2% nel 2019, il valore più basso di tutta l’UE27 (escluso il Regno Unito). In particolare – si legge nel rapporto – la crescita del PIL è rimasta invariata rispetto alle ultime previsioni autunnali. Aumenti in vista invece per quanto riguarda l’inflazione, che dovrebbe passare dall’1,3% del 2018 all’1,5% del 2019. 

Secondo la Commissione Europea, “i rischi al ribasso dell’economia italiana riguardano in gran parte lo stato ancora fragile del sistema bancario”. settore, mentre vi è un rischio al rialzo che il la ripresa potrebbe rafforzare più del previsto, a meno a breve termine.”

L’inflazione italiana, che è stata in media dell’1,3% nel 2017, ha comportato un aumento dei prezzi soprattutto nel settore dei servizi, sebbene questi siano aumentati «meno rapidamente nell’ultimo trimestre dell’anno». La pressione al rialzo dei prezzi al consumo nel 2018 sarà essenzialmente dovuto all’aumento dei prezzi del petrolio, che però dovrebbe essere «ampiamente compensata» dal minore prezzo previsto di alimenti non trasformati e servizi.

Complessivamente, il principale motore della crescita italiana nel 2017 è stata la crescita della domanda interna, visto che «il consumo delle famiglie è stato sostenuto sia dall’aumento nell’occupazione che dalla fiducia dei consumatori». Inoltre, la crescita degli investimenti è stata sostenuta da finanziamenti a condizioni favorevoli e dai crediti d’imposta, associati ad «una marcata ripresa delle esportazioni di beni e servizi». E, anche nel 2018, lo scenario non dovrebbe subire cambiamenti. La Commissione Europea ritiene infatti che il contesto internazionale «rimarrà di supporto» quest’anno, continuando a trainare la crescita italiana sia per quanto riguarda le esportazioni che gli investimenti. Tutto ciò sta conducendo ad una «lenta accelerazione» della crescita dei salari, che è aumentata nella seconda metà del 2017, ed «è di buon auspicio per la spesa dei consumatori nel prossimo futuro».

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