Istat, in Calabria il saldo migratorio interno e’ il peggiore d’Italia

L’Istat, che ha pubblicato l’aggiornamento demografico sull’Italia, parla di «decrescita naturale» in atto. Cala la popolazione italiana ed invecchia, ma non ovunque o allo stesso modo. Più di 100 mila italiani si sono cancellati dall’anagrafe nell’ultimo anno. Calabria prima regione d’Italia per l’emigrazione interregionale. Mortalità maggiore al Sud.

di Matteo Olivieri

infografica
L’Istat fotografa un Paese che cambia. Ritornano le “migrazioni a lungo raggio”, ora a livelli antecedenti la recessione economica. Nel Mezzogiorno, il saldo migratorio interno risulta ovunque negativo.

Al 1 gennaio 2018 la popolazione italiana ammontava a 60 milioni 494mila residenti, in calo dell’ 1,6 per mille rispetto all’anno precedente. Il calo, che corrisponde a quasi 100 mila abitanti in meno, non riguarda però tutte le aree del Paese. Infatti, le regioni demograficamente più importanti, hanno fatto registrare un ulteriore aumento della popolazione residente. È il caso della Lombardia (+2,1 per mille), Emilia-Romagna (+0,8 per mille) e Lazio (+0,4 per mille), che registrano tutte variazioni di segno positivo. L’incremento relativo più consistente è stato ottenuto invece nella Provincia autonoma di Bolzano (+7,1 per mille) mentre nella vicina Trento si è arrivati al +2 per mille. Secondo i dati Istat diffusi ieri, anche Toscana (-0,5 per mille) e Veneto (-0,8 per mille) si collocano sopra la media nazionale, che – come si diceva – è stata del -1,6 per mille.

Secondo l’Istat, l’Italia di oggi è un Paese “incanalato in una spirale di decrescita naturale che, alla luce dei bassi livelli di natalità espressi, non solo appare difficilmente controvertibile ma apre la strada alla concreta prospettiva di un ulteriore allargamento della forbice nascite-decessi negli anni a venire”.

In tutte le altre regioni italiane, la riduzione di popolazione è stata maggiore rispetto al dato nazionale. Le situazioni più inquietanti hanno riguardato le regioni del Mezzogiorno, con variazioni comprese tra il -2,1 per mille della Campania, ed il -6,6 per mille della Sicilia. Male anche la Calabria, che nell’ultimo anno ha visto calare ulteriormente la popolazione residente di ben 8.000 unità, passando da 1.965.100 abitanti a 1.957.100 (-1,8 per mille).

Relativamente al dato nazionale, nell’ultimo anno i cambi di residenza intercomunali sono stati oltre 1 milione e 360mila, in aumento del 2,2% rispetto al 2016, valore che sommato a quello dell’anno prima (1 milione 284mila) evidenzia – secondo l’Istat – «un ritorno delle migrazioni a lungo raggio sui livelli ante recessione economica». Nelle regioni del Mezzogiorno e nelle isole, il saldo migratorio interno risulta ovunque negativo, con valori che variano dal record negativo del -4,4 per mille in Calabria al valore del -1 per mille in Sardegna. Secondo l’Istat, in particolare, nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, “l’entità della perdita netta di residenti offusca il contributo positivo delle migrazioni dall’estero”.

Sono le regioni del Mezzogiorno quelle che perdono in media più abitanti. In Molise si registra un calo di 6,6 abitanti ogni mille residenti, in Basilicata 5,8 e in Calabria 4,1.

La popolazione residente diminuisce nonostante che il saldo migratorio estero dei cittadini stranieri risulti in crescita. In particolare, relativamente ai cittadini stranieri, ci sono state 296mila immigrazioni contro 40mila emigrazioni, un valore di +256mila unità rispetto a quello registrato nel 2016 (quando furono +220mila). In totale, gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2018 sono 5 milioni 65mila e rappresentano l’8,4% della popolazione, dato vicino a quello del 2017 (8,3%). Al riguardo, l’Istat segnala pure la presenza di 132mila «cancellazioni per irreperibilità» (“ossia soggetti di cui è ragionevole ritenere l’emigrazione dall’Italia in anni precedenti, senza che questi ne abbiano fatta dichiarazione alle anagrafi di appartenenza”) e 224mila «cancellazioni per acquisizione della cittadinanza italiana» (+11%).

In particolare, nota l’Istat, che «il rallentamento nella crescita della popolazione straniera si deve, in buona misura, alle acquisizioni della cittadinanza italiana, una componente di bilancio che raggiunge negli anni una dimensione sempre più cospicua: da 35mila acquisizioni nel 2006 si è pervenuti a 202mila nel 2016. Sulla scia di tale progressione nel 2017 si stimano 224mila acquisizioni, segno che il Paese si trova a gestire una fase matura dell’immigrazione».

Diminuisce la popolazione naturale e aumenta il saldo migratorio estero, ovvero la differenza tra il numero degli iscritti per trasferimento di residenza dall’estero in Italia e il numero dei cancellati per trasferimento di residenza all’estero dall’Italia.

Le regioni che accolgono più immigrati, a prescindere dalla cittadinanza, sono quelle del Centro (7,3 per mille, contro una media nazionale del 5,6 per mille), seguite dalle regioni del Nord dove si contano 6,4 stranieri ogni mille residenti, e del Sud (4,2 per mille). Nel Nord è la Provincia di Bolzano ad ospitare il maggior numero di immigrati dall’estero (7,8 per mille), mentre tra le regioni del Centro è in Toscana che si registra il tasso più alto (pari al 6,1 per mille). Per quanto riguarda il Mezzogiorno, infine, si segnalano le eccezioni rappresentate da Calabria (6 per mille) e Molise (8,5 per mille), nelle quali il tasso immigratorio dall’estero supera il valore medio nazionale.

Le differenze su base regionale riguardano anche i tassi di fecondità. Anche in questo caso, a primeggiare sono le regioni del Nord (1,39 figli per donna) davanti a quelle del Mezzogiorno (1,30) e del Centro (1,28). La Provincia di Bolzano si conferma nel 2017 come l’area più prolifica del Paese con 1,75 figli per donna, seguita a distanza dalla Provincia di Trento (1,50), dalla Valle d’Aosta (1,43) e dalla Lombardia (1,41). Al contrario, nel Mezzogiorno si concentrano le aree del Paese dove la fecondità è più contenuta, soprattutto in Basilicata (1,23), Molise (1,22) e Sardegna (1,09). In generale, tra le donne di cittadinanza italiana si riscontra un livello di 1,27 figli a testa, contro 1,26 dell’anno precedente, mentre le donne straniere risultano aver avuto in media 1,95 figli contro 1,97 dell’anno precedente.

 

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