Corte dei Conti, Calabria a forte rischio di danni erariali

All’inaugurazione dell’anno giudiziario calabrese, la Corte dei Conti denuncia il numero crescente di truffe compiute con soldi pubblici, e la non fattiva collaborazione di molte pubbliche amministrazioni. La conseguenza è un clima di illegalità diffusa, senza che vi sia spesso alcuna possibilità concreta di indurre i colpevoli ad ottemperare. Riscontrate numerose truffe che hanno riguardato la percezione indebita di denaro. In alcuni casi le pratiche sono intestate a soggetti ormai deceduti.

di Redazione

Si è aperto l’anno giudiziario della Corte dei Conti calabrese, e non mancano le denunce forti da parte dei giudici della magistratura contabile. Nella relazione ufficiale che ha aperto la cerimonia d’onore, il Presidente della Sezione giurisdizionale Rita Loreto, illustrando le attività svolte nell’anno 2017, ha parlato di numerosi comportamenti illeciti che riguardano in modo specifico le pubbliche amministrazioni. Anche la successiva relazione, a cura del Procuratore regionale Rossella Scerbo, ha fatto riferimento in più occasioni ai danni erariali, definitivamente accertati, che hanno riguardato l’utilizzo scorretto dei fondi comunitari, statali e regionali, ma che in alcuni casi è stato finora impossibile recuperare.

Un riferimento particolare dei magistrati contabili ha riguardato i giudizi di responsabilità amministrativa, che hanno fatto registrare «una costante crescita nella tipologia di indebite percezioni di contributi e finanziamenti, statali, regionali e/o comunitari, che si esplicano attraverso variegate condotte illecite e che hanno portato alla apertura di ben 40 giudizi, di cui n. 32 definiti con sentenze di condanna, sul presupposto dell’accertato sviamento dei fondi pubblici dall’interesse collettivo che con il loro corretto impiego avrebbe dovuto essere garantito, stante la mancata realizzazione del programma di investimento.»

Altrettanto forti le critiche nei confronti dei gruppi consiliari della Regione Calabria che, a quanto si legge nella relazione, sono accusati di danno erariale per utilizzo irregolare dei fondi loro attribuiti nel periodo che va dal 2010 al 2012, ma che invece di restituirli, hanno pensato bene di compensarli attraverso una legge regionale creata ad hoc. In particolare, «con distinti atti di citazione – ha affermato il magistrato Loreto – la Procura regionale ha citato in giudizio i Presidenti di alcuni gruppi consiliari, chiedendone la condanna al risarcimento del danno erariale costituito dal mancato introito delle spese dichiarate irregolari dalla locale Sezione regionale di controllo e non restituite, bensì oggetto di compensazione con i contributi per le spese di funzionamento erogati negli anni precedenti e non utilizzati, in conformità a quanto previsto dall’art. 1 della legge regionale n. 10/2014».

Pure frequenti sono state le sentenze di «condanna per truffe» all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), ente statale italiano con compiti di coordinamento e di erogazione dei  fondi comunitari ai produttori agricoli. Secondo i giudici contabili, tali truffe sono state «realizzate nella maggior parte dei casi attraverso la presentazione di domande di contributo non veritiere, nelle quali gli agricoltori beneficiari dichiaravano come appartenenti alla propria azienda terreni sui quali, in realtà, non avevano alcun titolo reale di disponibilità o godimento, e ciò veniva realizzato attraverso la stipulazione di contratti di affitto dei fondi simulati o fittizi».

Sono in costante crescita i reati di percezioni indebite di contributi e finanziamenti, statali, regionali e/o comunitari, per i quali la Corte dei Conti ha accertato lo sviamento dell’interesse collettivo, ed il loro impiego non corretto, “stante la mancata realizzazione del programma di investimento”.

Tra le attività degne di nota svolte nel 2017, la Sezione calabrese della Corte dei Conti ha inoltre disposto la condanna (sent. n. 300/2017), in favore della Regione Calabria, del «presidente di una Fondazione, integralmente partecipata dalla Regione Calabria, al risarcimento della somma di euro 500.000,00, da questi illecitamente distratta per proprio personale tornaconto». Si deve segnalare poi che «la Sezione incontra spesso difficoltà e resistenze da parte delle amministrazioni e degli agenti contabili ad eseguire le richieste istruttorie, il che comporta per il Collegio la necessità di reiterare le ordinanze istruttorie, con notevole dispendio di tempo e di mezzi processuali, poiché non è prevista una specifica modalità coercitiva per indurre gli interlocutori ad ottemperare».

Se a queste affermazioni forti si aggiunge l’ulteriore problema di sottodimensionamento dell’organico, denunciato in entrambe le relazioni, nonché la mole di lavoro che ormai supera la quota di 1.000 procedure pro-capite, di cui i giudici contabili calabresi devono occuparsi, il quadro della situazione emerge in tutta la sua drammaticità.

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