A che punto siamo con la ZES di Gioia Tauro?

Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto che stabilisce i criteri costitutivi delle Zone Economiche Speciali (ZES), ma è giallo sulla proposta di istituzione della Regione Calabria: non si conoscono infatti i confini precisi che avrà la ZES e la Città Metropolitana di Reggio Calabria dichiara di non essere stata coinvolta in alcun modo nel processo decisionale.

di Matteo Olivieri

Il numero di Zone Economiche Speciali nel mondo sta aumentando a ritmi esponenziali negli ultimi anni. Attualmente se ne contano circa 5.000, ma non tutte sono casi di successo.

C’è voluto un mese intero perché il decreto del Presidente del Consiglio ei Ministri n. 12/2018, istitutivo delle Zone Economiche Speciali (ZES) previste nel “D.L. Sud”, venisse pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale. Ora rimane da approvare il Piano di sviluppo strategico della ZES da parte dei ministeri competenti e, solo dopo questo ulteriore passaggio (concordato con la Commissione europea), la ZES di Gioia Tauro potrà dirsi definitivamente istituita. Il Piano di sviluppo strategico è il documento fondamentale che contiene – tra l’altro – l’identificazione delle aree designate, l’elenco delle infrastrutture già esistenti o delle infrastrutture di collegamento tra aree non territorialmente adiacenti, l’analisi dell’impatto sociale ed economico atteso dall’istituzione della ZES, la relazione illustrativa delle tipologie di attività che si intendono promuovere all’interno della ZES, nonché le attività di specializzazione territoriale che si intendono rafforzare, e che dimostrano la sussistenza di un nesso economico-funzionale con l’Area portuale o con i porti strategici (nel caso la ZES ricomprenda più aree non adiacenti). Infine, il Piano deve indicare le agevolazioni e le incentivazioni, «senza oneri a carico della finanza statale, che possono essere concesse dalla regione, nei limiti dell’intensita’ massima di aiuti e con le modalita’ previste dalla legge».

Ma, a questo punto, la faccenda si complica. Infatti, il citato decreto 12/2018, all’art. 6 (“Requisiti delle proposte e Piano di sviluppo strategico”) prevede al comma 1 che «le proposte di istituzione, devono essere corredate del Piano di sviluppo strategico e danno conto dei criteri e degli obiettivi di sviluppo perseguiti dallo stesso». Delle due, l’una: o il Piano di Sviluppo strategico della ZES di Gioia Tauro è stato già presentato dalla Regione Calabria (contestualmente alla proposta di istituzione), oppure questo Piano ancora non esiste, con grande imbarazzo generale. A norma di legge, infatti, il Piano di Sviluppo strategico della ZES di Gioia Tauro deve già esistere ed essere in possesso del Governo, perché si possa decidere. Altrimenti, come potrebbe il governo autorizzare qualcosa a scatola chiusa?

il presidente oliverio e il ministro De Vincenti
“La Calabria è la prima Regione ad avere avanzato al Governo e al Parlamento una proposta di istituzione della Zes i cui contenuti sono stati verificati anche in sede nazionale ed europea.”, ha dichiarato il Governatore della Calabria, Mario Oliverio.

Tuttavia, di questo Piano nessuno è a conoscenza, tanto è vero che in una lettera piccata indirizzata dal sindaco della città metropolitana di Reggio Calabria al governo in data 28 febbraio 2018, si chiede «di conoscere la proposta di piano di sviluppo formulata dalla Regione Calabria al Governo» e di «acquisire le indicazioni fornite dal presente documento per la modulazione del definitivo piano di sviluppo della Z.E.S. con centro nevralgico il Porto di Gioia Tauro e le sue pertinenze.» Come se non bastasse, l’articolo 5 del citato decreto, specifica che «le proposte di istituzione di una ZES sono presentate, […] al Presidente del Consiglio dei ministri, dal presidente della regione, sentiti i sindaci delle aree interessate». Eppure, il sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria ha dichiarato di non esserne minimamente al corrente. Sorge dunque il sospetto che l’intero procedimento fin qui portato avanti segretamente dalla Regione Calabria, sia di fatto viziato nella forma e dunque illegittimo. Nel frattempo, però, il Governo in carica è agli sgoccioli e fra pochi giorni si terranno le nuove elezioni parlamentari. Questo vuol dire che non ci sono materialmente i tempi di legge per arrivare in tempi brevi all’approvazione del Piano di sviluppo strategico della ZES di Gioia Tauro. Tutto rimandato al nuovo Governo, ammesso che le priorità istituzionali lo consentano. A voler essere prudenti, infatti, è facile supporre che il primo semestre del futuro Governo verrà impiegato per riorganizzare la macchina statale e per partecipare agli improrogabili appuntamenti internazionali, e così – se tutto va bene – l’approvazione della ZES slitterà forse a fine anno.

Nel decreto 91/2017 si stabilisce che “per ZES si intende una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T)”.

È importante prestare attenzione alle date, perché il decreto 12/2018 che autorizza l’istituzione delle ZES ha stanziato risorse per il solo triennio 2018-2020 (cioè fino al 31 dicembre 2020), ovvero «25 milioni di euro nel 2018; 31,25 milioni di euro nel 2019 e 150,2 milioni di euro nel 2020» da ripartire tra tutte le ZES che verranno istituite in Italia. Tali risorse verranno attinte dalla corrispondente «riduzione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione programmazione 2014-2020», ovvero dai fondi europei destinati a ricucire le differenze territoriali tra aree ricche ed aree povere del Paese, mentre nulla si dice su come verranno finanziate le altre annualità, visto che – come forse si sa – «la durata della ZES non può essere inferiore a sette anni e superiore a quattordici, prorogabile fino a un massimo di ulteriori sette anni, su richiesta delle regioni interessate sulla base dei risultati del monitoraggio».

A dire il vero, il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale appare monco in più punti. Per esempio, all’articolo 3 è previsto che «la ZES è identificata mediante l’indicazione puntuale, della denominazione e delle aree interessate». Invece, nel decreto pubblicato ieri si dice solamente che per la Calabria è autorizzata l’istituzione di ZES pari a 2.476 ettari. Nessuna menzione esplicita viene fatta neanche a proposito di Gioia Tauro, sebbene la sua individuazione sia riconoscibile indirettamente attraverso il riferimento alla presenza di «almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T).» E neppure si specifica come verranno ripartiti i 2.476 ettari a disposizione della Calabria, nonostante che dalle dichiarazioni ufficiali della Regione Calabria, si lasci intendere che si tratterà di «una grande area per provincia» che comprenderà «Gioia Tauro, Vibo Valentia, Lamezia terme, Corigliano-Rossano, Crotone», dove «il cuore è Gioia Tauro».

Capire la perimetrazione esatta della ZES è cruciale, perché – sempre a norma di legge – «può ricomprendere anche aree della medesima regione non territorialmente adiacenti, purché presentino un nesso economico funzionale e che comprendano almeno un’Area portuale. Tali aree, tenuto conto anche del volume complessivo di merci in transito, sono anche i porti che presentino una rilevanza strategica per le attività di specializzazione territoriale che si intende rafforzare e dimostrino un nesso economico funzionale con l’Area portuale.» Anche in questo caso, il nesso economico funzionale deve essere evidenziato (a monte) dalla Regione proponente (e poi recepito dal governo), e non a valle del processo decisionale. Qui invece sembra che tutto il procedimento sia stato fatto al contrario. A quanto pare, infatti, prima è stato deciso come ripartire le risorse e solo in un secondo momento si proverà a capire quale sia il nesso economico funzionale, che – al momento – resta sconosciuto ai più. Almeno questo è quanto si evince dalla lettura del comunicato stampa della Regione Calabria e l’annuncio via social fatto dal Governatore Mario Oliverio.

Le trattative tra Stato e Regione hanno portato all’ampliamento delle aree Zes in Calabria dagli originari 400 ettari fino a 2.476 ettari.

Capire il nesso economico funzionale tra aree non territorialmente adiacenti è l’aspetto fondamentale dell’intera vicenda, perché garantisce che «vi sia la presenza, o il potenziale sviluppo, di attività economico-produttive, o di adeguate infrastrutture di collegamento tra le aree interessate». Se manca un chiaro e robusto nesso economico funzionale, si corre il rischio di creare ancora una volta insediamenti produttivi incongruenti ed inefficaci rispetto alla finalità istituzionale di «favorire la creazione di condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi», tali da consentire nelle regioni lo sviluppo delle imprese già operanti o di nuova localizzazione. Pertanto, benché n termini di legge «la ZES è di norma composta da territori quali porti, aree retro-portuali, anche di carattere produttivo e aeroportuale, piattaforme logistiche e Interporti», va da sé che le sole infrastrutture non rappresentano il motivo propulsore per far partire gli investimenti. Bisogna guardare oltre, ricercando quelle ragioni di economia reale che consentono alle infrastrutture di poter essere adeguate e coordinate rispetto agli obiettivi generali di sviluppo di una regione come la Calabria. Su questo aspetto, la discussione pubblica in Calabria non è neppure cominciata.

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