Eurostat, Italia: conti pubblici ed occupazione sotto osservazione

Eurostat divulga le statistiche aggiornate sui conti pubblici europei. Male l’Italia, che vede aumentare ancora il debito pubblico, mentre il deficit (debito riferito all’ultimo anno) rimane sostanzialmente stazionario. Luci ed ombre anche per l’occupazione, che – seppur in crescita – non è in grado di sostenere l’economia. Questi dati smentiscono, per l’ennesima volta, tutte le dichiarazioni ottimistiche del governo Renzi. Ecco un commento.

di Matteo Olivieri

A certificare lo stato di salute dell’economia italiana ci pensa finalmente l’Eurostat, che mette la parola fine su una delle pagine più buie della recente storia politica italiana. Negli ultimi due giorni, infatti, l’agenzia statistica europea ha reso noti dati inoppugnabili sui conti pubblici italiani e sui livelli di occupazione.

Alla fine del 2017, il livello più basso nel rapporto tra debito pubblico e PIL è stato registrato in Estonia (9,0%), seguito da Lussemburgo (23,0%), Bulgaria (25,4%), Repubblica ceca (34,6%), Romania (35,0%) e Danimarca (36,4%). In Italia è al 131,8%.

Per quanto riguarda i conti pubblici, l’Eurostat conferma la crescita del PIL italiano a 1.716 miliardi di euro, ed un aumento anche del debito pubblico a 2.263 miliardi di euro. La crescita del PIL, che pur c’è stata, va però ulteriormente depurata dell’aumento dei prezzi (inflazione). In totale, il debito prodotto nell’ultimo anno (deficit) è pari a 39.6 miliardi di euro, una cifra pari al 2,3% del PIL. Tale valore, seppur in calo rispetto al 2,5% del 2016, corrisponde ad una riduzione dell’indebitamento di “appena” 2 miliardi di euro. Una cifra troppo esigua per poter parlare di aver realmente intrapreso la via della crescita ed invertito la rotta.

Scomponendo ulteriormente tale valore, Eurostat informa che le spese del bilancio pubblico ammontano al 48,9% del PIL (erano il 49,3% nel 2016), mentre le entrate ammontano al 46,6% del PIL (erano il 46,9% nel 2016). Una situazione di squilibrio che renderà indispensabili ulteriori manovre correttive nel corso dell’anno. A destare maggiori preoccupazioni è proprio il debito pubblico, che continua ad aumentare in termini nominali, tanto da raggiungere a fine 2017 la cifra record di 2.263 miliardi di euro. La gravità della situazione è solamente in parte mascherata dalla crescita del PIL, tanto che il rapporto debito pubblico/PIL si attesta a quota 131,8%, a fronte di un 132,0% dell’anno precedente.

Rispetto al 2016, il tasso di occupazione delle persone tra i 55 e i 64 anni è aumentato in tutti gli Stati membri dell’UE, ma in misura differente. Il più alto il tasso di occupazione è stato osservato in Svezia (76,4%), davanti a Germania (70,1%), Danimarca (68,9%), Estonia (68,1%), Lituania (66,1%), Paesi Bassi (65,7%) e Regno Unito (64,1%).

Anche sul versante dell’occupazione, i numeri non sono migliori. Sempre l’Eurostat, infatti, conferma che l’Italia, con il 62,3%, è tra i paesi dell’Unione Europea con il più basso tasso di occupazione, dopo la Grecia (57,8%). Rispetto al 2016, nell’ultimo anno l’occupazione in Italia è aumentata appena di +0,7 punti percentuali, una cifra che pone l’Italia ancora molto distante dagli obiettivi europei fissati per il 2020. Meglio dell’Italia si trovano perfino la Croazia (63,6%, +2,2% rispetto al 2016) e la Spagna (65,5%, +1,6% sul 2016). E «grandi lacune» – secondo l’Eurostat – «sono state registrate in Italia (-19,8%) anche per quanto riguarda l’aumento dei divari di occupazione delle donne e quello degli uomini, un valore che in Italia è maggiore della media europea (-11,5%).

Per quanto riguarda l’occupazione di persone in età compresa tra i 20 ed i 64 anni, l’Italia nel 2017 ha fatto registrare un tasso di occupazione pari al 62,3% (in aumento rispetto al 61,6% del 2016) un valore ancora lontano dal valore del 67,0 da raggiungere entro 2 anni nell’ambito degli obiettivi “Europa 2020”. Giusto per un confronto, la media europea per il tasso di occupazione tra i 20-64 anni nel 2017 è di 72,2% (contro il 71,1% del 2016), e l’obiettivo “Europa 2020” da raggiungere è pari a 75,0%. Ma ben 9 nazioni europee hanno già raggiunto tali target, e – nello specifico – Svezia, Germania, Estonia, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia, Irlanda, Malta e Croazia. Anche in questo caso, l’Italia non brilla in Europa.

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