L’Istat traccia il futuro demografico del paese

Rapporto shock dell’Istat, che conferma che il Sud è destinato a svuotarsi. Il declino demografico ed anagrafico sarà progressivo e più rapido nel Mezzogiorno, e sarà rallentato soltanto dalle dinamiche naturali di invecchiamento della popolazione. Anche al Centro-nord le cose non vanno meglio, ma il calo demografico si avvertirà solo fra 30 anni. In ogni caso, con alta probabilità le future nascite non potranno compensare i futuri decessi. E, fino al 2065, l’Istat prevede che «immigrino complessivamente in Italia 14,6 milioni d’individui». 

di Redazione

L’Istat divulga le previsioni demografiche fino al 2065 della popolazione italiana residente. La stima non è delle più rosee. Infatti, secondo lo scenario mediano, la popolazione italiana residente attesa sarà pari a 59 milioni nel 2045 e a 54,1 milioni nel 2065. Si tratta di una flessione molto marcata, che – rispetto al dato del 2017 (60,6 milioni) – corrisponde a 1,6 milioni di residenti in meno entro il 2045 e a 6,5 milioni in meno entro il 2065. Il calo demografico verrà avvertito soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, che vedrebbe diminuire la popolazione sistematicamente per tutto il periodo, mentre nel Centro-nord il declino della popolazione si avrebbe progressivamente soltanto a partire dal 2045, ovvero dopo i primi trent’anni di previsione. Nel frattempo, nel Centro-nord il bilancio demografico sarebbe ancora positivo.

Entro il 2065, l’aumento progressivo della popolazione in età anziana riguarderà un intervallo compreso tra il 31,7 e il 35,4% del totale. La popolazione in età attiva oscillerebbe tra il 53 e il 56,1% mentre i giovani fino a 14 anni di età saranno tra il 10,4 e il 13,4% del totale. Nel Mezzogiorno saranno più accentuate sia la crescita della popolazione in età anziana, sia la riduzione della popolazione in età da lavoro. 

Secondo gli esperti dell’Istat, le previsioni sono estremamente affidabili. Infatti – si legge nella nota – «la probabilità empirica che la popolazione del Centro-nord abbia nel 2065 una popolazione più ampia rispetto a oggi supera il 30% mentre nel Mezzogiorno è nulla». In particolare, l’Istat prevede che negli anni a venire si assisterà ad «uno spostamento del peso della popolazione dal Mezzogiorno al Centro-nord del Paese», tanto che «nel 2065 il Centro-nord accoglierebbe il 71% di residenti contro il 66% di oggi; il Mezzogiorno invece arriverebbe ad accoglierne il 29% contro il 34% attuale». In questo scenario, continua l’Istat, «le future nascite non saranno sufficienti a compensare i futuri decessi: dopo pochi anni di previsione il saldo naturale raggiunge quota -200 mila, per poi passare la soglia -300 e -400 mila nel medio e lungo termine.»

Contestualmente al calo demografico ed al processo migratorio interregionale, aumenterà l’età media della popolazione, che «passerà dagli attuali 44,9 a oltre 50 anni nel 2065». Tale processo di invecchiamento della popolazione – secondo l’Istat «è da ritenersi certo e intenso», e farà il paio l’ulteriore aumento della vita media, che continuerebbe a crescere «di oltre cinque anni per entrambi i generi, giungendo a 86,1 anni e 90,2 anni,
rispettivamente per uomini e donne (80,6 e 85 anni nel 2016)» entro il 2065. La popolazione in età anziana, dovrebbe raggiungerebbe il proprio massimo intorno al 2051 (33,9%), salvo poi avviarsi verso una fase di diminuzione «tale da ridiscendere al 33,3% entro il 2065». La trasformazione della struttura per età della popolazione «comporterà un marcato effetto sui rapporti intergenerazionali che verrebbe propagato in modo diverso sul territorio». Entro il 2065, il saldo naturale della popolazione risentirà «positivamente» delle migrazioni, visto che la «dinamica di nascite e decessi comporta 2,6 milioni di residenti aggiuntivi nel corso dell’intero periodo previsivo». E, continuando di tale passo, conclude l’Istat, «si ha una previsione di immigrati compresa tra 133 e 409 mila unità entro il 2065, e una di emigrati a sua volta compresa tra 36 e 237 mila.

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