Gioia Tauro, il 2017 si chiude con un tracollo

Nuovo crollo nei volumi di container movimentati nello scalo di Gioia Tauro, che tocca così un nuovo minimo storico quanto a capacità produttiva effettivamente utilizzata. Nel frattempo, l’azienda che controlla lo scalo calabrese si appresta ad acquisire una quota di maggioranza nello scalo di Tangeri in Marocco, dove verranno trasferite parte delle attività aziendali dopo il 2020, per raddoppiare così la propria capacità di movimentazione di container.

di Matteo Olivieri

Il 2017 si chiude in profondo rosso per lo scalo portuale calabrese. Eurokai Gmbh, l’azienda capogruppo tedesca che – attraverso Contship Italia S.p.A. – controlla il Medcenter Container Terminal S.p.A. (MCT) di Gioia Tauro, ha divulgato il rapporto annuale relativo alla movimentazione di container. Il risultato di 2.395.856 TEU (acronimo di twenty-foot equivalent unit, unità di misura dei container) è al di sotto di ogni aspettativa e rappresenta addirittura il valore più basso di sempre, in diminuzione di ben il -12.8% rispetto all’anno precedente, quando i container movimentati furono 2.749.074. Con questi numeri, Gioia Tauro arriva ad utilizzare appena il 57% della propria capacità produttiva, stimata in 4,2 milioni di TEU all’anno (fonte:  Contship Italia).

Tale risultato è peggiore perfino dei dati divulgati dall’Autorità Portuale di Gioia Tauro, che sul proprio sito internet parla di 2.448.569 TEU, nonché dei dati di Assoporti, che invece parla di 2.448.570. Il risultato è inoltre tanto più negativo se si pensa che altri porti italiani gestiti dalla stessa azienda hanno registrato nel 2017 importanti tassi di crescita, a partire da La Spezia (+17%) e Salerno (+13%). Male invece i porti di Cagliari (-36%) e Ravenna (-9.2%). In totale, il traffico di container nei porti Italiani è diminuito del -7.5%, passando dai 14.610.609 (TEU) container del 2016 ai 14.413.182 del 2017. Fuori dall’Italia, l’altro porto del Mediterraneo, ovvero quello di Tangeri in Marocco – concorrente di Gioia Tauro – continua a far registrare importanti tassi di crescita:  +22.9%, pari a 1.384.714 TEU.

Il trasporto intermodale non arriva a Gioia Tauro. Nel rapporto si legge che “ci si aspetta che Contship Italia mostri una significativa diminuzione futura dei ricavi dovuta all’evoluzione negativa nei terminal container di Gioia Tauro e Salerno, assieme all’anticipata caduta ripida nei volumi movimentati”.

Nella relazione annuale dell’azienda tedesca si legge tra l’altro che il porto di La Spezia è quello che assicura i maggiori ricavi (pari nel 2017 a 30.2 milioni di euro), mentre lo scalo di Gioia Tauro ha accumulato perdite per “soli” 0.6 milioni di euro, che l’azienda definisce «un risultato accettabile, date le attuali circostanze». In particolare, si legge nel rapporto (traduzione dall’inglese, ndr) che «il transhipment hub in Calabria ha richiesto un grande ammontare di tempo ed energia dei nostri manager nel 2017; abbiamo trasferito 377 impiegati ad un’agenzia statale e, in più, MCT ha un solo cliente, la seconda compagnia di navigazione al mondo, la MSC Mediterranean Shipping Company S.A. (MSC), che sebbene sia un socio del terminal, è un cliente proprietario di navi molto difficile».

La situazione di crisi dei porti italiani è accentuata dal fatto che la forte crescita di Tangeri è coincisa con la caduta del trasporto di container di Cagliari a seguito della decisione del gruppo Hapag-Lloyd di trasferire le proprie attività a Tangeri. Un ulteriore motivo di tensione è dal fatto che la stessa Contship Italia S.p.A. – proprietaria del 100% del Medcenter Container Terminal S.p.A. (MCT) di Gioia Tauro, nello stesso rapporto dichiara che è intenzionata a detenere – assieme a Eurogate (altra società della capogruppo Eurokai GmbH) – «almeno il 50%» delle quote societarie del futuro secondo terminal di Tengeri, una percentuale che garantirà un «voto di controllo» delle attività portuali. Insomma, Contship Italia non investe su Gioia Tauro, che controlla al 100%, ma si prepara a controllare e gestire il nuovo terminal di Tangeri in Marocco per «continuare a mantenere – e se possibile – a migliorare ulteriormente la propria posizione competitiva».

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