Agricoltura, Istat: “forte calo della produzione e rilevante incremento dei prezzi di vendita”

Con oltre 31,5 miliardi di euro correnti l’Italia si conferma nel 2017 al primo posto tra i paesi Ue per il livello del valore aggiunto dell’agricoltura. Ma gli eventi sfavorevoli connessi ai cambiamenti climatici, che ormai si presentano in modo ricorrente, hanno pesantemente condizionato la performance del settore, determinando una diminuzione della produzione in volume rispetto all’anno precedente.

di Redazione

Diminuisce il volume di produzione nel settore agricolo, silvicolturale e della pesca italiana nel 2017, segnando un brusco calo del -4,4% rispetto al 2016. Si tratta di un risultato preoccupante, dovuto «in buona parte al crollo delle produzioni vinicole (-14,0%) e frutticole (-6,1%), in un contesto di rilevante incremento dei prezzi di vendita». Così si legge nel documento “Andamento dell’economia agricola” diffuso in questi giorni dall’Istat. Nel complesso, il valore aggiunto del comparto agroalimentare (che oltre al settore agricolo comprende quello dell’industria alimentare), è cresciuto dell’1,2% in termini correnti, ma è diminuito dell’1,5% in volume. 

Nel 2017 fenomeni estremi, come le intense gelate dei primi mesi dell’anno, le elevate temperature e la siccità in estate e, infine, i fenomeni temporaleschi, i nubifragi e le grandinate in autunno hanno danneggiato la produzione dell’agricoltura.

In particolare, nel 2017 quasi tutte le componenti della produzione agricola hanno subito una marcata contrazione in volume. Il calo è stato più forte si è avvertito nelle coltivazioni legnose (-5,4%), foraggere (-5,4%) ed erbacee (-5,1%). Solo le attività secondarie hanno segnato una dinamica favorevole (+3,5%), mentre sono rimaste stazionarie le coltivazioni di supporto. L’andamento positivo dei prezzi dei prodotti venduti (+5,5%), associato all’andamento più contenuto dei prezzi dei mezzi tecnici acquistati (+1,6%), ha determinato – secondo l’Istat – un aumento del valore aggiunto a prezzi correnti (+3,9%), con un miglioramento della c.d. “ragione di scambio” dopo molti anni nel settore agricolo nel suo complesso. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, «i prezzi dei prodotti agricoli venduti sono risultati in forte rialzo (+6,2%) mentre i prezzi dei prodotti acquistati hanno segnato una crescita molto meno marcata (+1,6%); ne è derivato un deciso recupero dei margini rispetto al 2016». All’opposto, il comparto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco ha segnato, nel 2017, un aumento dell’1,7% in volume a fronte di una riduzione dell’1,8% del valore aggiunto misurato a prezzi correnti.

I prezzi dei prodotti agricoli venduti sono risultati in forte rialzo (+6,2%) e, in particolare, per olio (+26,6%), ortaggi (+11,9%), viticoltura (+10,9%) e florovivaismo (+3,1%). Diminuzioni di prezzo si sono registrate, invece, per frutta (-5,8%), agrumi (-2,3%) e cereali (-2,0%). Invece, i prezzi dei prodotti acquistati hanno segnato una crescita molto meno marcata (+1,6%); ne è derivato un deciso recupero dei margini rispetto al 2016.

A livello territoriale, la produzione ha segnato un modesto aumento in volume (+0,6%) solo al Sud mentre è diminuita in tutte le altre ripartizioni: -3,4% nel Nord-est, -2,7% nelle Isole, -1,9% nel Nord-ovest. La flessione più marcata è stata registrata al Centro (-5,7%). Le regioni con il maggior calo produttivo sono state la provincia autonoma di Trento, dove il volume della produzione è calato dell’11,2% e il valore aggiunto del 13,5%, e la Toscana che invece ha fatto registrare una flessione dell’8,8% della produzione e un calo dell’11,1% del valore aggiunto. Risultati positivi si sono evidenziati invece per la Calabria, dove sia la produzione che il valore aggiunto hanno entrambi mostrato «incrementi significativi» (rispettivamente +5,6% e +6,5% in volume) nonostante che numerosi eventi climatici sfavorevoli abbiano provocato una «decisa flessione» nella produzione degli agrumi, concentrata tipicamente in alcune regioni del Mezzogiorno (essenzialmente Sicilia e Calabria, in cui si localizza oltre l’80% della produzione). Bene anche la produzione di olio di oliva, pari a 1,7 miliardi di euro nell’ultimo anno, che ha segnato un «importante recupero rispetto al 2016, crescendo del 47,3%, dopo il crollo del 46,1% subito l’anno precedente», sebbene l’intero comparto resti ancora «in una situazione generalmente critica, connessa sia all’andamento climatico sfavorevole e alle fitopatie legate alla Xylella, che negli ultimi anni hanno fortemente condizionato la produzione dell’olio, sia all’inadeguatezza di alcuni impianti di oliveti che necessitano di un rinnovamento varietale.»

La crescita dell’indicatore di reddito agricolo si è registrata anche nella maggior parte dei paesi europei ed ha riguardato, in particolare, Danimarca (+62,3%), Germania (+27,5%), Paesi Bassi (+21,9%), Regno Unito (+18,8%), Francia (+10,4%), Romania (+7,5%), Italia (+3,9%) e Grecia (+3,1%). Una flessione si è registrata, invece, in Spagna (-5,6%) e Polonia (-1,8%).

 

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