Banca d’Italia, «La ripresa procede a un passo più lento»

Nelle tradizionali «considerazioni finali» di fine Maggio del Governatore della Banca d’Italia, è stato analizzato lo stato dell’economia italiana nel contesto internazionale. Prosegue la crescita dell’economia italiana ma rimangono ampi margini di forza lavoro inutilizzata. Globalizzazione, innovazione tecnologica e sfide demografiche rappresentano i nodi ancora da sciogliere per sostenere la crescita economica dell’Italia e garantire la difesa del risparmio.

di Matteo Olivieri

“Lo scorso anno l’occupazione ha continuato a espandersi in tutti i principali settori economici. Restano però ampi margini di forza lavoro inutilizzata: le ore lavorate per addetto sono ancora inferiori di circa il 5 per cento rispetto ai livelli pre-crisi; rimane elevata la quota dei lavoratori part-time che preferirebbero un impiego a tempo pieno.”

Si è svolto a Roma nella sede della Banca d’Italia, il tradizionale incontro di presentazione della Relazione annuale sul 2017. Grande era l’attesa sulle “Considerazioni finali” del Governatore Ignazio Visco, anche alla luce delle recenti dinamiche dell’economia italiana e delle instabilità politica presente in molti scenari del mondo. Il Governatore ha parlato di un miglioramento in atto nello stato di salute dell’economia italiana. «Prosegue il rafforzamento dell’economia italiana – ha affermato Visco – ed il recupero dei livelli occupazionali», anche a seguito della «rimozione delle fragilità strutturali» che hanno finora rappresentato «fonti di rischio sistemico nel settore bancario». In particolare, il recupero dell’economia italiana è «in atto ormai quasi senza interruzioni dal secondo trimestre del 2013», potendo contare sulla ripresa degli investimenti, «in particolare quelli in impianti, macchinari e mezzi di trasporto».

Nonostante ciò, la «ripresa procede a un passo più lento» rispetto alla crescita che si registra nelle altre principali economie dell’area dell’euro e nel confronto con le precedenti riprese cicliche dell’economia italiana. Buone notizie invece sul fronte delle esportazioni, che hanno accelerato più delle importazioni, contribuendo così in modo positivo  all’interscambio con l’estero e alla crescita del PIL per la prima volta dal 2013. In particolare, «l’avanzo delle partite correnti con l’estero ha raggiunto il valore più alto dalla metà degli anni novanta» mentre è proseguito il percorso di discesa dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche. Buone notizie anche dalla ricchezza totale delle famiglie, che è cresciuta nel corso dell’ultimo anno contemporaneamente al miglioramento della situazione reddituale delle imprese, che – sempre nel 2017 – hanno visto gli utili continuare a crescere. Tutto ciò ha comportato un «complessivo miglioramento» delle condizioni finanziarie sia per le famiglie sia per le imprese, misurato dall’aumentato valore delle attività finanziarie detenute dagli italiani, dal peso del risparmio gestito, e dal numero di prestiti concessi alle famiglie da banche e altri intermediari finanziari. In questo scenario si è assistito alla ripresa dell’occupazione dipendente, ed alla crescita del reddito disponibile delle famiglie, che si è rafforzata, sostenendo l’aumento dei consumi in atto dalla metà del 2013. Anche la fiducia dei consumatori è migliorata nella seconda parte dell’anno, rispecchiando le più favorevoli attese sul mercato del lavoro.

“Lo scorso anno l’attività si è rafforzata in tutti i settori dell’economia tranne che nell’agricoltura. Il valore aggiunto ha accelerato nella manifattura e nei servizi e ha segnato il primo incremento significativo dal 2006 nelle costruzioni.”

Nonostante ciò, permangono alcune situazioni di criticità, soprattutto sul mercato del lavoro, dove «il tasso di disoccupazione è diminuito solo lievemente, restando su valori storicamente elevati». In particolare, il tasso di disoccupazione giovanile «è ancora tre volte più alto rispetto a quello relativo all’intera popolazione». Rispetto al 2007, anno del picco pre-crisi, nel 2017 il livello del Prodotto Interno Lordo è «più basso di circa quattro punti percentuali nel Centro Nord e di quasi dieci nel Mezzogiorno», segno che ancora molta strada resta da fare per dirsi finalmente fuori dalla crisi. Nel complesso, il PIL italiano resta «ancora del 5,5 per cento al di sotto del livello del primo trimestre del 2008, prima del manifestarsi degli effetti della crisi finanziaria globale» laddove «in Spagna, in Francia e in Germania è stato invece superato di circa il 3, il 7 e il 12 per cento».

Nel mercato del lavoro, «sono ancora diminuiti i lavoratori indipendenti e cresciuti quelli alle dipendenze: nell’ultimo triennio gli autonomi (che includono gli impieghi parasubordinati) si sono ridotti di circa 160.000 unità, mentre i dipendenti sono aumentati di oltre 900.000, di cui più della metà a tempo indeterminato. Nel 2017 la crescita del lavoro subordinato è stata però interamente riconducibile ai rapporti a termine. L’occupazione permanente ha risentito del venire meno degli sgravi contributivi concessi sulle nuove assunzioni nel 2015-16 e, nei mesi finali dell’anno, della scelta delle imprese di attendere i nuovi sgravi previsti dal 2018 per le assunzioni di lavoratori giovani.» Il numero di occupati nel 2017 «si è riportato in prossimità del livello medio del 2008, restando però ancora «ampiamente al di sotto» nel settore della manifattura (di circa il 15 per cento) ed invece superandolo nel settore dei servizi (di oltre il 5), dove «la domanda di lavoro continua a orientarsi verso le posizioni meno qualificate».

“Nel 2017 l’Italia ha beneficiato dell’andamento favorevole dell’economia globale, oltre che del consolidamento della domanda nazionale per consumi e investimenti; il sostegno fornito dalle politiche economiche è stato rilevante ma più contenuto rispetto agli anni precedenti.”

Anche l’aumento delle retribuzioni contrattuali è stato modesto, in linea con quello dell’anno precedente. Inoltre, «tra il 2014 e il 2016 è lievemente aumentata la disuguaglianza dei redditi», che nell’ultimo decennio si è ampliata sia tra classi di età sia del Paese, «risentendo del peggioramento delle condizioni delle famiglie meno abbienti». Nel 2016 l’incidenza degli individui in condizione di povertà assoluta ha raggiunto i livelli massimi degli ultimi dieci anni. Secondo le stime presentate dalla Banca d’Italia, «lo scorso anno il calo della ricchezza immobiliare delle famiglie si sarebbe arrestato, nonostante l’ulteriore moderata diminuzione dei prezzi delle abitazioni, sui quali non si è ancora trasmesso il recupero della domanda». Secondo il Governatore, nell’area dell’euro la fase espansiva dell’economia – iniziata nella primavera del 2013 – si è ulteriormente rafforzata, diffondendosi a tutti i paesi, salvo poi ripiegare «lievemente» nel primo trimestre di quest’anno, «tornando in linea con quella media dell’ultimo triennio». Per quanto riguarda l’economia mondiale, è proseguita nel 2017 l’espansione che – anzi – «è stata sostenuta (3,8 per cento) e superiore alle attese» sospinta dalla rinnovata crescita degli investimenti, e che ha riguardato tanto le principali economie avanzate quanto quelle emergenti e in via di sviluppo.

“La crisi economica ha lasciato un’eredità pesante alle famiglie italiane, ma assai differenziata tra le diverse generazioni. Tra il 2006 e il 2016 il reddito equivalente reale si è ridotto del 20,9 per cento per le persone che vivono in nuclei “giovani”, ossia quelli con capofamiglia con meno di 40 anni”.

La crescita ha riguardato soprattutto le economie emergenti. In particolare, in Cina il PIL è aumentato del 6,9 per cento, «quasi mezzo punto in più rispetto a quanto previsto dall’FMI all’inizio dello scorso anno» e «le esportazioni nette sono tornate a fornire un contributo positivo al prodotto», nonostante prosegua il «processo di ribilanciamento dell’economia verso un modello più incentrato sui consumi interni». In India, «l’attività economica ha rallentato nel 2017, al 6,7 per cento, frenata dagli effetti negativi della sostituzione forzosa delle banconote in circolazione alla fine del 2016» ma con rincari dei beni energetici e di quelli alimentari che «hanno sospinto l’inflazione oltre il 5 per cento». In Brasile e Russia, invece, «il rialzo dei corsi delle materie prime ha favorito una più rapida ripresa dell’attività economica, che in entrambi i paesi ha beneficiato anche del recupero dei consumi, sostenuti dal calo dell’inflazione e dal miglioramento delle condizioni nel mercato del lavoro».

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