Istat, «cresce la povertà delle famiglie». Mezzogiorno area più svantaggiata.

Cresce la povertà in Italia e peggiorano le condizioni di vita delle famiglie, soprattutto quelle con un figlio minore e con anziani a carico. Nel 2017 si stima che 1 milione e 778 mila famiglie vivano in stato di povertà assoluta, una cifra che corrisponde a circa 5 milioni e 58 mila individui sull’intero territorio nazionale. L’istruzione e la condizione lavorativa continuano a essere fra i fattori che più influiscono sulla condizione di povertà assoluta. Si tratta dei dati peggiori dal 2005.

di Redazione

Sempre più italiani fanno fatica ad arrivare a fine mese, ed a raggiungere quel livello di spesa minima necessaria per acquistare un paniere di beni e di servizi considerato «essenziale per condurre uno standard di vita accettabile». Lo certifica l’Istat nella nota di oggi, che contiene le soglie di povertà assoluta per le diverse aree della Nazione. In particolare, per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 826,73 euro mensili se risiede in un’area metropolitana del Nord, a 742,18 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 560,82 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno.

Foto: ANSA.it

Tenendo conto di tali differenze, circa il 6,9% delle famiglie residenti in Italia e l’8,4% dell’intera popolazione sono classificate come assolutamente povere. Il dato, in aumento rispetto al 2016, è anche il valore più alto dal 2005, anno di inizio della rilevazione. Con riferimento alle famiglie, l’incremento della povertà assoluta rispetto al 2016 (da 6,3% a 6,9%) è spiegabile – secondo gli esperti dell’Istat – «per due decimi di punto percentuale alla crescita dei prezzi al consumo che nel 2017 è stata pari a +1,2%», ma la diversificazione sul territorio nazionale è ampia.

Rispetto al 2016, le famiglie residenti nelle periferie delle aree metropolitane e nei grandi comuni del Nord vedono peggiorare la propria condizione, con un’incidenza di povertà assoluta che si porta a 5,7% da 4,2% del 2016. Nel Mezzogiorno, invece, cresce l’incidenza di povertà assoluta nei centri delle aree metropolitane (da 5,8% del 2016 a 10,1%) e nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (da 7,8% al 9,8%). In generale, il Mezzogiorno è l’area del Paese che ha fatto registrare un «incremento significativo» rispetto all’anno precedente, tanto da vedere aumentare la povertà assoluta da 8,5% al 10,3%. A livello nazionale, l’incidenza è elevata in presenza di almeno un figlio minore (10,5%) e raggiunge il massimo se ci sono tre o più figli minori (20,9%), mentre valori elevati, seppur relativamente stabili, si registrano nelle famiglie con cinque o più componenti (17,8%), e coppie con tre o più figli (15,4%).

La povertà assoluta cresce anche per gli individui, passando da 7,9% del 2016 a 8,4% del 2017. Ancora una volta, nelle regioni del Mezzogiorno si tocca il valore più elevato (11,4%) rispetto alle altre aree del Paese. Tra gli individui in povertà assoluta, l’Istat stima che le donne siano 2 milioni 472 mila (incidenza pari all’8,0%), i minorenni 1 milione 208 mila (12,1%), i giovani di 18-34 anni 1 milione e 112 mila (10,4%, valore più elevato dal 2005) e gli anziani 611 mila (4,6%). A destare le maggiori preoccupazioni sono proprio le condizioni dei minori, definite «critiche», poiché l’incidenza della povertà in questa classe d’età «dal 2014 non è più sceso sotto il 10%». Non va meglio però alle altre classi d’età, che nel corso degli ultimi anni hanno fatto registrare una crescita dell’incidenza della povertà altrettanto preoccupante, per esempio fra gli adulti tra i 35 e i 64 anni (da 2,7% del 2005 a 8,1% del 2017).

L’istruzione continua a essere fra i fattori che più influiscono sulla condizione di povertà assoluta e tocca il massimo se la persona di riferimento nn ha alcun titolo di studio o detiene la licenza di scuola elementare (da 8,2% del 2016 al 10,7%). Invece, nelle famiglie in cui la persona di riferimento risulta essere almeno diplomata, il valore dell’incidenza della povertà risulta molto più contenuta, e pari al 3,6% (4,0% nel 2016). Altro fattore determinante è la condizione lavorativa: dai dati dell’Istat emerge infatti che la povertà assoluta aumenta in maniera drammatica tra gli inoccupati (7,7% nel 2017, a fronte di 6,1% dell’anno prima) e, soprattutto, tra le persone in cerca di occupazione (26,7% nel 2017 a fronte di 23,2% del 2016). Al contrario, diminuisce tra le persone occupate (6,1% contro il 6,4% del 2016), sia dipendenti (6,6% contro il 6,9% del 2016) che indipendenti (4,5% contro il 5,1% del 2016).

Infine, la povertà cresce soprattutto tra le famiglie straniere. Nel 2017, infatti, l’incidenza di povertà assoluta si mantiene più contenuta, e al di sotto del valore medio, tra le famiglie di soli italiani (5,1%), sebbene sia in aumento (era 4,4% nel 2016) soprattutto nel Mezzogiorno (da 7,5% nel 2016 a 9,1% nel 2017). Si attesta invece su valori molto elevati tra le famiglie con componenti stranieri: 29,2% in quelle di soli stranieri, che riportano valori superiori al 20% in tutte le aree del Paese, con il Mezzogiorno – ancora una volta – che supera il 40%. Per le famiglie miste il valore dell’incidenza è pari a 16,4, in calo rispetto al 2016.

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *