Sergio Marchionne, in memoriam.

Si è spento oggi a 66 anni Sergio Marchionne, uno dei personaggi più in vista dell’industria automobilistica mondiale, che ha saputo navigare il gruppo FCA attraverso la grande crisi economica del 2008 e che, con la sua forte personalità, si è fatto conoscere anche al grande pubblico.

di Matteo Olivieri

Raramente si ha la possibilità di leggere, direttamente dalle parole di un capitano d’industria, che cosa significhi realmente guidare un’azienda. Tuttavia, in un articolo pubblicato qualche anno fa sulla prestigiosissima Harvard Business Review, Sergio Marchionne descrisse in prima persona le sfide a cui fu chiamato a rispondere ed il modo in cui lui vi fece fronte. Rileggere quell’articolo, oggi, aiuta a riflettere sul ruolo e sull’eredità culturale lasciata da Sergio Marchionne, non solo agli studiosi di direzione d’impresa ma addirittura ai semplici curiosi.

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Appena nominato amministratore delegato, Sergio Marchionne ha dovuto far fronte ad una enorme pressione mediatica internazionale, essendo chiamato a traghettare l’azienda (che era sull’orlo della bancarotta) attraverso una fase assai travagliata del mercato, fatta di scarsi risultati aziendali e di pressoché nulla reputazione internazionale, in un contesto dominato da concorrenti internazionali che sembravano invincibili. Nell’articolo dell’Harvard Business Review, Sergio Marchionne rivela come fosse guardato con sospetto dai suoi stessi collaboratori, lui che, non essendo ingegnere, era stato chiamato a guidare un’azienda fortemente imperniata sugli ingegneri e senza aver mai avuto alcuna esperienza pregressa nel settore automobilistico. Ci parla pure di come fosse deriso dai suoi stessi colleghi, lui che, emerito sconosciuto, accettò l’incarico laddove, prima di lui, 4 illustri predecessori avevano fallito in 3 anni. E di come, a poco a poco, si sia costruito una squadra di collaboratori, andandoli a scovare dentro all’azienda ma sparsi in giro per il mondo, tutti giovani e preparati ma spesso marginalizzati e senza alcuna speranza di far carriera. Infine, di come lui – nel visitare le fabbriche – si meravigliasse nel vedere maltrattati (!) i lavoratori e si chiedesse: “Come facciamo a vincere la competizione mondiale se trattiamo così male le persone che lavorano per noi?”. Fu così che cominciarono ad apparire i primi kindergarten in azienda ed un nuovo decoro degli spazi comuni.

La sua ultima apparizione pubblica risale al 27 giugno 2018 a Roma, in occasione della consegna ai Carabinieri della nuova Jeep Wrangler. 

Con caparbietà, è riuscito a vedere cose che altri non erano interessati a vedere, in particolare valore e talento dove altri vedevano solo incompetenza e demerito. Lui che, italiano di vedute internazionali, ha provato ad allineare il mondo industriale italiano alle migliori pratiche manageriali internazionali, liberandolo dal “fumo” provinciale ed autoreferenziale, per puntare all'”arrosto” della sostanza, del rispetto e del talento. Ai posteri l’ardua sentenza. La sua ultima apparizione pubblica risale al 27 giugno 2018 a Roma, in occasione della consegna ai Carabinieri della nuova Jeep Wrangler. Nel suo breve discorso, Sergio Marchionne ha affermato: “Mio padre era un maresciallo dei Carabinieri. Sono cresciuto con l’uniforme a bande rosse dell’Arma e ritrovo sempre i valori con cui sono cresciuto e che sono stati alla base della mia educazione: la serietà, l’onestà, il senso del dovere, la disciplina, lo spirito di servizio”.

Per quanto mi riguarda, ritengo che Sergio Marchionne entri – da vivo – a pieno titolo nell’empireo dei grandi industriali italiani, in compagnia di nomi illustri quali Adriano Olivetti, Pietro Ferrero, Ferruccio Lamborghini, Luisa Spagnoli e pochi altri nomi. Considerata la sua enorme esperienza professionale e la sua etica lavorativa, è inutile dire quanto Sergio Marchionne abbia ispirato e continuerà ad ispirare chi in futuro sarà chiamato a cimentarsi con sfide altrettanto grandi ed ambiziose.

 

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