Incendi, PSR Misura 8: ecco chi si aggiudica il bando truffa

Si avvia all’epilogo la triste vicenda relativa ai bandi “Misura 8” del Piano di Sviluppo Rurale 2014/20 della Regione Calabria, accusati di essere la causa dei numerosi fenomeni incendiari verificatisi sul territorio regionale nel 2017. Scorrendo la graduatoria definitiva dei beneficiari abbiamo scoperto che…

di Matteo Olivieri

E’ di ieri la notizia riguardante l’approvazione della graduatoria definitiva del bando Misura 8” del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Calabria, rivolta agli “Investimenti nello sviluppo delle aree forestali e nel miglioramento della redditività delle foreste”, in particolare la sottomisura 8.3.1 “Prevenzione dei danni da incendi e calamità naturali, annualità 2017”. Tale graduatoria definitiva si aggiunge a quella dello scorso 19 ottobre relativa agli interventi  8.4.1 “Ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici” e 8.6.1 “Investimenti in tecnologie forestali, trasformazione, mobilitazione e commercializzazione prodotti forestali”.

Dal PSR 13 milioni di euro contro incendi e calamità naturali
Secondo la Regione Calabria, gli interventi a bando riguardano le misure di protezione e prevenzione contro rischi di incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici, comprese avversità fitopatologiche e parassitarie ed elaborazione di piani di gestione.

I bandi sulla Misura 8, entrati nell’occhio del ciclone nell’estate 2017 (quando la Calabria era sconvolta da un numero impressionante ed anomalo di incendi), furono i principali indiziati di aver “armato” la mano dei piromani per motivi squisitamente economici (leggi qui). Per capire se quelle accuse fossero fondate o meno, ora che anche il bando per la sottomisura 8.3.1 è stato aggiudicato, abbiamo provato a dare un’occhiata alla graduatoria dei vincitori. Ebbene, a beneficiare delle risorse di quest’ultimo bando, pari a 13.635.875,44 di Euro, saranno per il momento in sessantacinque fra enti pubblici e soggetti privati detentori o gestori di superfici forestali. Tuttavia, la platea dei vincitori è destinata ad allargarsi, visto che è già prevista nel bando la «nuova disponibilità delle risorse». 

Scorrendo la graduatoria definitiva si notano subito alcune stranezze: la prima, è che a beneficiare dei contributi saranno quei Comuni che – guarda caso – sono stati interessati maggiormente dagli incendi del 2017. La lista è lunghissima, e per ragioni di spazio ci limitiamo a segnalare solo “qualche” caso di Comune in provincia di Cosenza, tralasciando invece i privati. Si scopre dunque che tra i Comuni beneficiari del bando risultano anche Cerchiara di Calabria, Verbicaro, Morano Calabro,  Albidona, Villapiana, Mandatoriccio, Lattarico, Papasidero e TortoraPlataci e Saracena, Longobucco, Amendolara, Bocchigliero, Castroregio, San Basile. Tutti Comuni che hanno patito enormemente la furia degli incendi nella torrida estate del 2017. A questa lista vanno aggiunti anche enti quali il Parco Nazionale del Pollino ed il Parco Regionale delle Serre, entrambi interessati da incendi sia nel 2017 che negli anni precedenti e, – ad una rapida ricerca sul web – anche Comuni al di fuori della provincia di Cosenza, come per esempio Bivongi (RC). E’ solo una coincidenza che tali Comuni siano anche beneficiari delle somme messe a bando? Ovviamente, la lista dei Comuni colpiti da incendi è molto più lunga, e non tutti risultano aver partecipato al bando in questione. Ma tale osservazione va contemperata con la lista dei beneficiari privati, di cui – leggendo la graduatoria – non conosciamo nulla, a parte le generalità ed il codice fiscale.

“A causa del consistente numero di incendi che hanno caratterizzato l’anno 2017, anche in periodi successivi alla data di presentazione delle domande, è fatto obbligo a tutti i beneficiari, produrre idonea asseverazione a firma di tecnico abilitato che le aree interessate agli investimenti previsti nel progetto non siano state percorse da incendio alla data di sottoscrizione della convenzione e che l’impiego di risorse finanziarie pubbliche non contrasta con le previsioni di cui all’art. 10 della “Legge quadro in materia di incendi boschivi”, 21 novembre 2000, n. 353″

La seconda anomalia è che i soggetti beneficiari, in fase di firma della convenzione dovranno produrre «ogni autorizzazione necessaria per la realizzazione degli interventi, non integrata alla data di presentazione della domanda di sostegno». In altre parole, ai vincitori è concessa facoltà di integrare la documentazione non consegnata al momento della candidatura. Tale formula si riferisce in particolare all’obbligo di redazione o aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco, a norma della legge 353/2000, obbligo non previsto al momento della emanazione del bando. Come forse si ricorderà, fui proprio io a segnalare questa anomalia nel corso dell’estate del 2017, come pure toccò a me segnalare il fatto che nel bando non fosse previsto alcun obbligo per i candidati di fornire i piani di gestione forestale regolarmente approvati. Pertanto, all’epoca era possibile presentare istanza di partecipazione al bando per suoli potenzialmente sottoposti a vincoli idrogeologici, paesaggistici o naturalistici. Senza la dura polemica scaturita lo scorso anno, tale clausola di “integrazione dei documenti” non sarebbe stata inserita a posteriori nel bando di gara, eppure ciò da solo non può soddisfarci rispetto alla richiesta all’epoca fatta di annullare i bandi, visto che tale “pezza” è peggiore del “buco” che si vuole coprire.

Infatti, il decreto regionale dispone che – in fase di concessione del finanziamento – i singoli beneficiari (pubblici e privati) dimostrino «la redazione o aggiornamento del catasto incendi e della relativa cartografia». In questo caso l’anomalia riguarda la Pubblica Amministrazione, visto che le Amministrazioni Comunali vincitrici del bando si troveranno contemporaneamente nella posizione di controllori e controllati, dovendo certificare che le aree candidate non rientrino tra quelle percorse dal fuoco (nei 10 anni precedenti). Per carità, ci fidiamo dell’onestà degli amministratori comunali fino a prova contraria, né si può supporre alcun comportamento penalmente rilevante in mancanza di prove, eppure siamo costretti a registrare – ancora una volta – come la Pubblica Amministrazione calabrese si metta di proposito in situazioni potenzialmente in grado di creare dei cortocircuiti amministrativi. Anche in questo caso, si tratta solo di una (ennesima) casualità o c’è dietro un disegno ben preciso? Difficile dirlo, visto che la graduatoria definitiva non fornisce indicazioni sulle particelle catastali dei suoli e pertanto risulta impossibile fare verifiche più dettagliate. Tuttavia, il dubbio rimane, anche perché fino al 2017 solo una manciata di Comuni calabresi risultava avere il catasto degli incendi regolarmente aggiornato. E, in assenza del catasto regolarmente aggiornato, i vincoli di inedificabilità assoluta e relativa sono di fatto inapplicabili e i Comuni potrebbero cambiare la destinazione d’uso stabiliti dalla legge. Come dimostrano recenti episodi di cronaca, relativi a taglio irregolare di alberi su lotti boschivi recentemente incendiati.

Degli originari bandi relativi alla “Misura 8-Investimenti nello sviluppo delle aree forestali e nel miglioramento della redditività delle foreste” restano ancora da aggiudicare le misure per “l’imboschimento e creazione di aree boscate” (8.1.1) e per gli “investimenti diretti ad accrescere il pregio ambientale degli ecosistemi forestali” (8.5.1), mentre con oggi risultano aggiudicate le misure per la “prevenzione dei danni da incendi e calamità naturali” (8.3.1), per il “ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici” (8.4.1) e per gli “interventi in tecnologie forestali, trasformazione, mobilitazione e commercializzazione prodotti forestali” (8.6.1), per una disponibilità finanziaria complessiva del bando pari a 70 milioni di euro. Insomma, una pagina nera per l’economia calabrese si avvia a conclusione, ma di cui occorrerà far memoria per il futuro.

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