Rende, la giunta agonizzante riesuma il progetto di ospedale privato

L’azione più efficace per attuare una corretta pianificazione territoriale consiste nell’ubicare gli edifici strategici quali ospedali, scuole e uffici pubblici in posti sicuri. Tale principio, purtroppo, non vale nel Comune di Rende. Ecco l’ultimo caso.

di Matteo Olivieri

A distanza di 3 anni, il Consiglio Comunale di Rende si riunirà il prossimo 28 dicembre in seduta straordinaria per l’approvazione del progetto di ospedale privato proposto dal gruppo imprenditoriale iGreco. Il “progetto-farsa”, già bocciato per 4 volte di fila nel lontano novembre 2015 (al termine di una vicenda grottesca che gettò nel ridicolo l’Amministrazione Manna e costrinse il proponente a ritirarlo),  viene ora ripresentato identico. Nella convocazione del Consiglio Comunale, il punto n. 4 all’ordine del giorno recita così: “Piano progetto Unitario per la realizzazione di Igreco Ospedali Riuniti – Struttura Sanitaria e Struttura Socio-Assistenziale. Approvazione Piano Progetto Unitario, autorizzazione al rilascio del permesso di costruire in deroga allo strumento urbanistico vigente (ex art. 14 D.P.R. n. 380/2001 e ss.mm. ed ii.) ed approvazione dello Schema di convenzione”. Dunque, nulla è cambiato: né l’ubicazione prossima al Torrente Campagnano (che proprio in quel punto è a rischio esondazione), né la volumetria in eccesso rispetto a quanto previsto nel Piano Regolatore, e neppure il progetto in quanto tale, che prevede la realizzazione di strutture mediche e socio-assistenziali a ridosso di un’area a rischio esondazione. Sul sito, ubicato al confine tra i Comuni di Rende, Cosenza e Castrolibero, non sono mai stati fatti studi idrogeologici approfonditi visto che non è urbanizzato e, pertanto, esso è momentaneamente classificato in modo generico come «area a rischio idraulico», con presenza però di numerosi «punti di attenzione», per i quali – in mancanza di prescrizioni specifiche – valgono precauzionalmente i vincoli previsti per le aree R4, ovvero con quelle dov’è massimo il rischio di perdita di vite umane. Insomma, l’ultimo posto al mondo dove realizzare cubature in deroga al Piano Regolatore.

Su oltre il 90 per cento del sito insistono vincoli paesaggistici. Ma il Consiglio Comunale di Rende sarà chiamato ad esprimersi sulla possibilità di una variante al Piano Regolatore.

Rileggendo la lettera del 2015 con cui Filomena Greco, amministratore unico e legale rappresentante della società “Clinica Madonna della Catena srl”, scriveva al sindaco e all’Ufficio Urbanistica del Comune di Rende annunciando la decisione di ritirare il progetto, si spiegava che erano «al momento, venute meno le condizioni per poter realizzare l’opera». Viene dunque da chiedersi: quali sono le condizioni “per poter realizzare l’opera” che, all’epoca, erano venute meno e che ora evidentemente si sono realizzate? La domanda è d’obbligo, visto che – nel frattempo – Manna è entrato nella sfera d’influenza politica di Oliverio, il quale puntella la maggioranza con pezzi della minoranza che hanno saltato il guado pur di tenere in vita il Consiglio Comunale. Quali sono gli accordi (si spera non sottobanco) che hanno portato Manna a ripresentare – con grande faccia tosta – il progetto in Consiglio Comunale, nonostante questo si sia già espresso chiaramente al riguardo?

Il nuovo passaggio in Consiglio Comunale appare sospetto sotto tutti i punti di vista. Sia perché siamo sotto Natale, e non si capisce il perché di questa maratona straordinaria, sia perché siamo a pochi mesi dalla campagna elettorale per le prossime elezioni comunali di maggio 2019. Sorge quindi forte il sospetto che la improvvisa accelerazione nella riproposizione del progetto di ospedale privato, e il contestuale rallentamento nelle procedure di approvazione del PSC siano due facce della stessa medaglia, pensati ad arte per consentire di “sistemare” tutte quelle pratiche burocratiche che altrimenti non sarebbe più possibile approvare dopo, tra cui appunto l’ospedale privato, la metro-tramvia, il nuovo cimitero comunale, un paio di lottizzazioni ecc. La vicenda dunque torna puntualmente alla luce come un fiume carsico. Così scrivevo in un articolo del 2015, poi ripubblicato nel 2017 da Iacchitè (http://www.iacchite.com/ospedale-igreco-larea-e-ad-alto-rischio-di-esondazione-del-torrente-campagnano/): «L’area su cui vorrebbero far sorgere la struttura ospedaliera/alberghiera di Rende è dichiarata ad Alto Rischio (R4) di esondazione del Torrente Campagnano, nel PAI Calabria, strumento sovraordinato rispetto ai piani regolatori generali dei singoli comuni. Già, perché devono essere le varianti al PRG ad adattarsi al PAI, non viceversa.»

La lettera del 2015 con cui si comunicava al Comune di Rende l’intenzione di ritirare il progetto. A distanza di 3 anni, il progetto viene riproposto in maniera identica.

Il Consiglio Comunale sarà così chiamato ad esprimersi sulla possibilità di concedere una deroga ai criteri urbanistici previsti per le aree destinate ad “attrezzature pubbliche” nel Piano Regolatore attualmente in vigore. Nel frattempo, i cittadini di Rende ancora aspettano che arrivi a conclusione l’iter del Piano Strutturale Comunale (PSC), iniziato – e mai portato a completamento – nel lontano 2015. Questa volta, però, il sindaco Manna non potrà più fingere di non conoscere l’esistenza di vincoli di legge, visto che è ancora ben viva la memoria degli eventi passati: e dunque sa perfettamente che in quel punto ci sono un coacervo di rischi di esondazione, usi civici e perfino vincoli naturalistici e paesaggistici, vista la vicinanza al Torrente Campagnano. Nonostante ciò, scomoda i consiglieri comunali ad andare in aula tra Natale e Capodanno, sperando di raccogliere l’approvazione del progetto, ben sapendo che – senza il nulla osta idraulico della Regione Calabria – quel progetto non potrà mai essere realizzato. Ma lui ci tenta lo stesso, come un ludopata che tenta il tutto per tutto sperando di farla franca. O, quanto meno, sperando di potersi presentare alle prossime elezioni con la coscienza pulita di fronte a chi – evidentemente – lui ha promesso qualche cambiale elettorale.

“Comunichiamo il ritiro della pratica, essendo, al momento, venute meno le condizioni per poter realizzare l’opera.” 

Nel 2015, l’intero arco consiliare fu compatto nel respingere l’assalto della maggioranza, e all’epoca si scrisse una bella pagina di solidarietà consiliare nonché di storia cittadina, al di là della propaganda di parte, che voleva rubricare l’intera vicenda alla voce «miglioramento dell’offerta sanitaria». Ma il Consiglio Comunale si mise di traverso, dimostrando di essere in grado di mandare alla malora i sogni di gloria di questa amministrazione comunale etero-diretta da ben note lobby politico-imprenditoriali. Ora, a distanza di 3 anni, ci sono alcune novità di rilievo che non vanno sottovalutate: da un lato, il gruppo di “gentiliani” che sosteneva Manna si è sfaldato (e sembra essersi ritirato sull’Aventino, non partecipando più alle riunioni del Consiglio Comunale), e dall’altro l’apparizione sulla scena pubblica di quella che è stata definita la “maggioranza alla Franchino”, tenuta in vita da una parte del PD e dalla Lega (recentemente comparsa tra i banchi del Consiglio Comunale di Rende). Dunque, l’esito della discussione consiliare del 28 dicembre non è scontato: sapranno le minoranze ritrovare incisività e slancio per rigettare nuovamente questo ennesimo progetto di speculazione urbanistica al di là del Campagnano?

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