Ma per Greenspan non era una bolla speculativa.

Molti criticano l’allora Presidente della Federal Reserve statunitense Alan Greenspan, accusandolo di aver contribuito a causare la bolla immobiliare e la conseguente crisi finanziaria.

di Matteo Olivieri

Per «era del denaro facile» (c.d. cheap money), si intende quel periodo che va dal 2000 al 2006, caratterizzato da bassi tassi di interesse e da liquidità abbondante sui mercati. Questa liquidità sarebbe la causa il boom del credito e dell’aumento delle quotazioni di Borsa, nonché dell’inizio di una bolla speculativa culminata poi nella Grande Recessione del 2008. A sostenere questa tesi ci sono molti nomi famosi, incluso il premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz, il quale in più occasioni ha affermato che «la ricerca – forse irrazionale, ma ampiamente documentata – di rendimenti maggiori, implica che molti investitori diversificheranno i loro investimenti verso attività più rischiose, esponendo l’economia ad una maggiore instabilità finanziaria.»

Lo stesso Alan Greenspan ha nel tempo parzialmente ammesso i propri errori, sostenendo però più volte che la Federal Reserve avrebbe potuto fare poco o nulla per evitare la bolla e non danneggiare l’economia. A rileggere i discorsi dell’epoca, appare evidente che l’allora Presidente della Federal Reserve avesse certamente riconosciuto l’esistenza di qualche problema nel mercato immobiliare, ma questi problemi erano ritenuti solamente locali e circoscritti ad aree ben delimitate degli Stati Uniti. Conseguentemente, si è sempre rifiutato di ammettere che tali problemi potessero rappresentare una minaccia per l’economia nazionale.

Non a caso Greenspan coniò nel 2005 il termine “schiuma” (ingl. froth) per contrastare la tesi – già presente all’epoca – che ci fosse in atto una bolla speculativa destinata a esplodere. In particolare, Greenspan disse che «la apparente “schiuma” nel mercato immobiliare potrebbe essersi riversata nel mercato dei mutui» e che «alcuni elementi di tale “schiuma” si stanno sviluppando chiaramente nei mercati locali.» Sempre nel 2005, mentre cominciavano a diffondersi le voci di una possibile bolla speculativa che spingesse verso l’alto i prezzi del mercato immobiliare, Greenspan dichiarò che «senza voler chiamare l’intero problema nazionale “una bolla”, è abbastanza chiaro che si tratti di un modello insostenibile di fondo.»

Greenspan era solito creare neologismi per provare a spiegare al vasto pubblico le particolari situazioni che si osservavano sui mercati. Col termine “schiuma” pare volesse alludere all’equivalente di una situazione caratterizzata da numerose piccole bolle invece che da un’unica, chiaramente definita, bolla speculativa in atto a livello nazionale. Tante piccole bolle sono meno preoccupanti di un’unica grande bolla speculativa? La domanda – a distanza ormai di dieci anni – è ancora attuale, e meriterebbe ulteriori approfondimenti.

Come era facilmente prevedibile (e la storia ha confermato), un piccolo problema locale può trasformarsi rapidamente in un problema mondiale, in presenza di situazioni di «contagio» tra i vari settori dell’economia. La crisi finanziaria che ne è conseguita, ha spazzato via il castello di carte che per anni in molti hanno sottovalutato o fatto finta di non vedere. E’ indubbio infatti che Greenspan – per anni noto col soprannome di “guru dell’economia mondiale” – riuscì a tranquillizzare l’opinione pubblica mondiale grazie al suo carisma ed alla sua indubbia autorevolezza. Me nel breve arco di qualche anno, i timori della comunità finanziaria internazionale diventarono realtà.

 


Ipse dixit

Ci sono pochi dubbi sul fatto che i tassi di interesse eccezionalmente bassi sui Buoni del Tesoro a dieci anni, e quindi sui mutui immobiliari, siano stati un fattore importante nella recente ondata di costruzioni di case, e in particolare nella rapida salita dei prezzi delle abitazioni. Anche se una “bolla” dei prezzi delle case per la nazione nel suo complesso non appare probabile, sembrano esserci, come minimo, segni di una “schiuma” in alcuni mercati locali, dove i prezzi delle case sembrano aver raggiunto livelli insostenibili. L’apparente “schiuma” nei mercati immobiliari potrebbe essersi estesa al mercato dei mutui ipotecari.

 

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