L’uomo che predisse due volte la crisi finanziaria

Nouriel Roubini è tra i pochi economisti che hanno intravisto chiaramente l’avvicinarsi della crisi finanziaria del 2007. Ma è stato l’unico a predirla fin nei minimi particolari. Ecco l’incredibile storia di un oscuro economista diventato in breve tempo una superstar mondiale.

di Matteo Olivieri

Poche persone furono in grado di prevedere con largo anticipo la crisi finanziaria che si stava per abbattere sugli Stati Uniti. Nouriel Roubini è stato una di queste. Tutto cominciò il 7 Settembre 2006, quando Nouriel Roubini, professore di economia alla New York University – davanti a una platea di economisti riunita presso il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) – annunciò che sugli Stati Uniti si stava per abbattere una «tempesta perfetta», di quelle che si verificano «una volta nella vita», cioè l’epocale scoppio di una bolla speculativa in atto nel settore immobiliare.

Ben Bernanke, Presidente della Federal Reserve. Ancora a giugno del 2007, per la banca centrale statunitense “l’economia sembra destinata a continuare ad espandersi ad un ritmo moderato nei prossimi trimestri”.

Nel corso del suo intervento, Roubini delineò una terrificante sequenza di eventi: i proprietari delle abitazioni sarebbero diventati inadempienti nel pagamento dei mutui; i miliardi di dollari di titoli garantiti da ipoteca e diffusi in tutto il mondo avrebbero messo a rischio l’intero sistema finanziario internazionale, e ciò – a sua volta  – avrebbe innescato un crollo nel settore immobiliare, causato un probabile shock petrolifero, e prodotto un forte calo della fiducia dei consumatori. Il tutto accompagnato da una profonda recessione. Inoltre – secondo Roubini – queste dinamiche avrebbero portato al fallimento di molti fondi di investimento nonché di banche d’affari, con la conseguente necessità di dover impegnare imponenti aiuti statali per salvare alcune delle più importanti istituzioni finanziarie del paese, come Fannie Mae e Freddie Mac.

Il pubblico apparve perplesso e alcuni cominciarono a ridere. A quel tempo, infatti, l’economia statunitense sembrava andare a gonfie vele, la disoccupazione era a livelli bassi e l’inflazione era sotto controllo. Le tesi di Roubini vennero giudicate irrealistiche e infondate, tanto che l’economista Anirvan Banerji obiettò che le argomentazioni non fossero supportate da modelli matematici e, pertanto, non fossero affidabili.

Meno di un anno dopo, tuttavia, le previsioni di Roubini si rivelarono fondate. A luglio 2007 i primi problemi di liquidità diventarono macroscopici e, ad agosto importanti istituti di credito ipotecario dichiararono il fallimento. Ad agosto, la Federal Reserve corse in soccorso, con il primo di una serie di interventi non ortodossi a favore dell’economia statunitense, che prevedeva il taglio dei tassi di interesse di 50 punti base e l’iniezione di miliardi di dollari nei mercati a garanzia dei titoli ipotecari, dichiarandosi fiduciosa che le azioni straordinarie intraprese avrebbero avuto «lo scopo di aiutare a prevenire alcuni degli effetti negativi più vasti sull’economia, che altrimenti potrebbero derivare dai fallimenti sui mercati finanziari», e inoltre che si trattava di azioni «pensate per promuovere la crescita moderata nel tempo.»

Quando a settembre 2007 Nouriel Roubini ritornò al Fmi per tenere una nuova conferenza, disse che il peggio non era ancora passato, e che anzi intravedeva rischi di liquidità crescenti, i quali avrebbero costituito una sicura minaccia per tutti gli operatori del sistema finanziario, e creato una situazione di «rischio di contagio» dei mercati finanziari, ed il conseguente fallimento di importanti aziende quotate in Borsa. 

Incertezza crescente. Ad agosto 2007, la Federal Reserve interviene iniettando denaro nei mercati finanziari, ma ad ottobre l’indice Dow Jones tocca nuovi massimi.

La previsione di Nouriel Roubini era di fatto ancora più cupa di quella precedente, ma questa volta nessuno nel pubblico rideva più. Cinque mesi dopo, cominciarono i primi fallimenti a Wall Street, tra cui quello di colossi come Bear Stearns e Lehman Brothers, o la fusione di altri, come Merrill Lynch.

Ancora oggi, a chi gli chiede come sia possibile prevedere le crisi, Nouriel Roubini risponde che “tutte le crisi finanziarie sono eventi prevedibili, poiché hanno caratteristiche comuni”, ovvero si verificano in presenza di 1) una politica monetaria fatta di tassi di bassi interesse; 2) un rilassamento delle regole di vigilanza bancaria e sugli intermediari finanziari; 3) l’assunzione di rischi eccessivi da parte degli operatori del settore finanziario; 4) l’accumulazione di debito in misura sproporzionata rispetto alle capacità reddituali degli individui, e 5) la convinzione che bolle speculative possano durare per sempre nel tempo.

 

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