A Vinitaly vanno in scena i produttori italiani. Ma, secondo Mediobanca, le grandi estensioni sono altrove

Non conosce crisi il mercato del vino, che continua a crescere in maniera ininterrotta, anche se altalenante. Le vendite del settore superano i livelli del 2011, con l’export italiano cresciuto del 37,7% e il fatturato in aumento del 17,6%. E, in questi giorni, si svolge Vinitaly.

di Redazione

Numeri da record per Vinitaly, la tradizionale kermesse di Verona legata al mondo del vino. Secondo i dati disponibili, sono circa 4.300 le aziende espositrici per la 51. edizione di quest’anno, in crescita del 4% rispetto alla precedente. La cultura del vino si è diffusa ormai in tutto il mondo, e «il vino si sta affermando sempre più come bevanda globale», afferma il comunicato stampa di Veronafiere, organizzatrice dell’evento. In questo mercato, l’Unione Europea (UE) continua a fare la parte del leone. Infatti, secondo i dati  forniti dagli organizzatori della fiera, «complessivamente sono 166 i milioni di ettolitri di vino prodotti nell’UE a 28, per un fatturato export di circa 20 miliardi di euro».

L’indagine sul settore vinicolo di Mediobanca (4/2017) indica che sia il fatturato che la quota di esportazioni italiane sono cresciute nell’ultimo quinquennio.

Le vendite europee hanno ormai raggiunto una quota di mercato di oltre il 90%. Tra i paesi che hanno visto l’incremento maggiore nel periodo compreso tra il 2010 e il 2016 vi è l’Italia (+43,5% in valore), seguita dalla Spagna (+40,2%), dalla Francia (+30,3%), dal Regno Unito (+24,1), dal Portogallo (+18,4%) e dalla Germania (+5,8%).

Secondo gli organizzatori di Vinitaly, «l’Unione europea, che rappresenta solo il 3% della superficie terrestre, è la vera superpotenza enologica del pianeta, con quasi i 2/3 della produzione mondiale e circa il 70% della quota di mercato globale». Nel solo periodo 2010-2016 il valore delle esportazioni europee è cresciuto del 37%, più dell’aumento degli scambi mondiali, pari al 33%. I primi Paesi dell’Unione Europea quanto a fatturato nella commercializzazione del vino sono Francia (8,3mld di euro), Italia (5,6mld di euro), Spagna (2,6mld di euro), Germania (931mln di euro), Portogallo (727mln di euro), e Regno Unito (606mln di euro).

Le principali rotte dell’esportazione di vino sono sia la stessa Unione Europea che gli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Italia, Mediobanca conferma che il fatturato nel 2016 è aumentato del 6% rispetto al 2015, soprattutto «grazie alle vendite estere (+6,6%), ma anche al buon contributo di quelle domestiche (+5,3%)». Per avere un termine di paragone – continua Mediobanca – «si tratta di un risultato inferiore a quello dell’intera manifattura (+9,3%) ma assai migliore di quello dell’industria alimentare (+2,9%).»

Le regioni italiane dove il ritorno sul patrimonio netto aziendale è maggiore sono Veneto, Toscana e Trentino.

L’edizione di quest’anno intende promuovere sempre di più la produzione di qualità e quella biologica. Infatti, durante la fiera verrà assegnato il Premio Internazionale 5 Star Wines, ai vini che raggiungono e superano i 90 centesimi nel giudizio di esperti internazionali, e il Premio Wine without Walls, dedicato ai vini senza aggiunta di solfiti, o con una quantità totale non superiore al 40 mg/l.

Intanto, uno studio Mediobanca rivela che sia il fatturato che la quota di esportazioni italiane sono cresciuti negli anni, con numeri importanti anche per quanto riguarda le aspettative di vendite del 2017. Infatti, il «90,1% degli intervistati prevede di non subire un calo delle vendite, anche se gli ottimisti (crescita delle vendite superiore al 10%) sono solo il 17,3%; per contro, appena il 9,9% attende una flessione dei ricavi. Nell’insieme permane un’intonazione positiva, ma improntata a grande prudenza e senza gli exploit del 2011 e 2012».

La maggior parte delle vigne all’estero si trovano in Cina, Cile e Australia.

I mercati esteri più dinamici per le esportazioni italiane nel 2016 si sono rivelati il Sud America (+13,1% le vendite rispetto al 2015) – nonostante rappresenti solo l’1,3% del fatturato estero – e i Paesi UE (+7,1%), «dove si realizza il 52,1% dell’export», come pure «l’area asiatica (4%, +7,9% sul 2015)». Il mercato del vino in Italia produce un fatturato superiore agli 11 miliardi, con un export che vale 5,6 miliardi. Le regioni d’Italia dove – in questo momento – sembra più redditizio investire nel vino sono Veneto, Toscana e Trentino, sebbene le grandi case vinicole – soprattutto le società quotate in Borsa (due quelle italiane) – abbiano ormai vigneti in tutto il mondo. In particolare, il 25,6% dei vigneti si trova in Cina, mentre il 20,6% in Cile. 

Secondo Mediobanca, «nel 2015 l’Italia è stata il primo produttore di vino al mondo, con una quota del 18,2% sul totale mondiale, riconquistando il primato perduto nel 2014 a favore della Francia (17,3% del totale). Le anticipazioni per il 2016 confermerebbero l’Italia nella posizione di primo produttore mondiale con 48,8 milioni di ettolitri contro i 41,9 milioni della Francia e i 37,8 della Spagna.»

 

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